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29/11/2025 ore 21.05
Attualità

Memo Remigi tra musica, ricordi ed emozioni: il cantautore e compositore ospite di Vengo dopo il tg

Accolto dal pubblico con grande affetto nel format curato da Francesco Occhiuzzi, Remigi ha voluto rendere omaggio a due figure cardine della nostra canzone d’autore: Alberto Testa e Giorgio Calabrese, maestri della parola ritmica

di Ernesto Mastroianni

Un salotto televisivo di grandissima qualità, quello che Francesco Occhiuzzi riesce a forgiare giorno dopo giorno, sera dopo sera nel suo Vengo dopo il tg (clicca qui per rivedere la puntata). Un habitat di conversazioni luminose, di narrazioni che si intrecciano con naturalezza e garbo, un intreccio calibrato di leggerezza e profondità che restituisce alla televisione il suo valore più autentico: quello di un luogo di incontro, di un palcoscenico condiviso capace di toccare, senza declamazioni superflue, la sensibilità del pubblico.

La puntata di ieri ne è stata l’ennesima riprova, impreziosita dall’ingresso in trasmissione di Memo Remigi, cantautore e compositore di quella generazione che ha saputo – con sobrietà e mestiere – innervare la musica leggera italiana di melodie inconfondibili. Basterebbe evocare Innamorati a Milano, Io ti darò di più, Cerchi nell'acqua dalla purezza armonica quasi disarmante, per ricordare come Remigi sia stato, e continui a essere, un artigiano instancabile del sentimento, un costruttore di immagini poetiche affidate alla musica.

Poi i titoli meno conosciuti, tuttavia pezzi di musica straordinari: lo so che è stato amore, amare e poi scordare, e tanti altri...

Accolto dal pubblico con grande affetto e con un abbraccio televisivo, Remigi ha voluto rendere omaggio a due figure cardine della nostra canzone d’autore, citando: Alberto Testa e Giorgio Calabrese, maestri della parola ritmica, cesellatori di versi che hanno nutrito decenni di repertorio musicale. È stato particolarmente toccante il ricordo destinato ad Alberto Testa, autore della parte letteraria di Io ti darò di più, cui Remigi ha legato una nota amara ma veritiera: «Mancano questi grandi talenti» – ha detto –, lasciando affiorare una nostalgia che non è soltanto personale, ma generazionale. Una consapevolezza che riverbera su un’epoca irripetibile, popolata da artisti dotati di una grazia quasi artigianale, capaci di trasformare la quotidianità in parola cantabile.

Nel dipanarsi dell’intervista, Occhiuzzi ha saputo guidare l’ospite attraverso le pieghe più intime della propria carriera, valorizzandone l’ironia lieve, la dolcezza spontanea, quella capacità di raccontarsi senza mai appesantire il discorso, con una delicatezza che appartiene solo agli artisti che non hanno nulla da dimostrare. Remigi ha ripercorso i suoi inizi, le prime incisioni, i festival, le collaborazioni, fino a soffermarsi su quella che lui stesso definisce la sua canzone più cara: La notte dell’addio. Nel rievocarla, un velo di commozione ha attraversato lo studio: la canzone si è fatta memoria, e la memoria si è fatta omaggio alla moglie scomparsa quattro anni fa. Le parole, pronunciate con una dignità composta, hanno avuto il sapore di un sussurro consegnato al tempo, una confessione pudica che il pubblico ha accolto con un silenzio quasi sacro.

Di fronte a un artista come Memo Remigi – che ha attraversato la musica italiana senza mai perdere il gusto dell’ironia, la gentilezza del tratto umano, la lucidità del mestiere – Occhiuzzi ha saputo ancora una volta mostrare la sua abilità nel disegnare uno spazio televisivo che non cerca l’eccesso, ma il dettaglio; non la spettacolarizzazione, ma l’ascolto.

Vengo dopo il tg si conferma così uno dei pochi luoghi televisivi capaci di trattenere, quasi di custodire, la memoria vivente della nostra tradizione musicale, permettendo a voci come quella di Remigi di risuonare ancora, con la loro timbrica discreta e luminosa, nel cuore dei telespettatori.