Nardodipace emblema dello spopolamento, Oliverio: «Ormai non vanno via solo i giovani. È la vera questione sociale calabrese»
VIDEO | Nel vecchio abitato del comune dell’entroterra vibonese la decima edizione di Serre in Festival ha riunito amministratori, politici e studiosi per discutere del futuro dei piccoli centri. Al centro del confronto a cui ha partecipato anche l’ex governatore il fenomeno dell’abbandono dei luoghi
Dieci anni di incontri, confronti e iniziative per raccontare una Calabria che talvolta rimane fuori dai principali circuiti del dibattito pubblico. È questo il percorso di “Serre in Festival”, la manifestazione promossa dall’associazione “Condivisioni”, presieduta da Bruno Censore, che ha scelto di dedicare una delle giornate della sua decima edizione al futuro delle aree interne. Il confronto si è spostato nel vecchio abitato di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia, in uno dei luoghi che più concretamente restituiscono la dimensione del fenomeno. Non soltanto per il patrimonio paesaggistico e storico che il territorio conserva, ma soprattutto per la trasformazione vissuta negli ultimi decenni dalle sue comunità. Il vecchio abitato ne è la rappresentazione più evidente. Oggi vi risiedono appena cinque persone, mentre in passato il borgo arrivava a contare circa mille abitanti. Le abitazioni sono in gran parte vuote, molte strutture sono state progressivamente abbandonate.
Una fotografia che rende immediatamente comprensibile cosa significhi, nella vita quotidiana di un paese, perdere progressivamente residenti, servizi e attività. È partendo da questa realtà che il festival ha promosso il dibattito “Il grande patrimonio dimenticato dell'entroterra calabrese”, mettendo insieme amministratori, rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici e studiosi. Al centro, una questione che va ben oltre i confini di Nardodipace: lo spopolamento dei piccoli comuni e la necessità di individuare nuove politiche per rendere nuovamente attrattive le aree interne. Presente al confronto è stato Mario Oliverio, già presidente della Regione Calabria. Nel suo intervento ha indicato nello spopolamento non una semplice conseguenza dei cambiamenti demografici, ma uno dei principali problemi sociali con cui la Calabria deve confrontarsi.
Oliverio: «Lo spopolamento è il cuore della questione sociale calabrese»
«Io credo che lo spopolamento sia il cuore della questione sociale calabrese». È questa la frase con cui Oliverio ha sintetizzato la sua lettura della situazione, sottolineando come la Calabria stia attraversando una fase di «abbandono galoppante». Un fenomeno che, secondo l'ex presidente della Regione, non può essere assimilato alla vecchia emigrazione. In passato, ha spiegato, chi lasciava la propria terra manteneva spesso la prospettiva di tornare. Oggi, invece, il processo è più radicale e coinvolge progressivamente intere comunità. A partire non sono più soltanto i giovani. Anche gli anziani, sempre più frequentemente, si spostano per raggiungere i figli che vivono fuori dalla Calabria. Un ulteriore elemento che contribuisce al saldo demografico negativo della regione. «Il saldo demografico della nostra regione è negativo, negativo in assoluto», ha sottolineato Oliverio. Per affrontare questo scenario, secondo l'ex governatore, occorre mettere da parte le contrapposizioni politiche e costruire una discussione seria, finalizzata a individuare interventi concreti. «Questa tendenza si può invertire solo se c'è una proposta», ha affermato Oliverio, indicando nel lavoro produttivo, nella valorizzazione delle risorse e nella qualità dei servizi i principali elementi sui quali costruire una strategia. Tra i servizi, un ruolo centrale viene attribuito alla sanità. La carenza di assistenza nelle aree interne può diventare, secondo Oliverio, un ulteriore fattore di abbandono. Gli anziani finiscono per trasferirsi vicino ai figli anche perché nei piccoli comuni non trovano risposte adeguate alle proprie esigenze sanitarie. Lo stesso principio, ha spiegato, deve valere per la scuola e la formazione. I piccoli comuni non possono essere trattati con gli stessi criteri utilizzati per le grandi aree urbane. «La formazione di una classe nella scuola non può essere fatta con gli stessi parametri della metropoli», ha affermato, richiamando la necessità di politiche specifiche per realtà come Nardodipace, Serra San Bruno e gli altri comuni dell'entroterra. Anche le università calabresi dovrebbero essere coinvolte in questo processo. La formazione, secondo Oliverio, non deve limitarsi a preparare giovani destinati poi a lasciare la regione. Deve invece contribuire alla costruzione di nuove opportunità professionali sul territorio. Il tema diventa quindi quello di una strategia complessiva, nella quale lavoro, servizi, formazione e patrimonio procedano insieme. «Abbiamo bisogno di un insieme di interventi, di una visione», ha ribadito. Una visione che, nelle parole di Oliverio, deve coinvolgere anche il livello europeo. Lo spopolamento interessa infatti numerose aree del continente e non soltanto la Calabria o il Mezzogiorno italiano. Per questo, ha sostenuto, non possono bastare interventi occasionali. Servono politiche strutturali di contrasto allo spopolamento e di incentivo al ripopolamento delle aree interne.
Il sindaco Loielo: «Bisogna far rivivere le comunità»
Il sindaco di Nardodipace Romano Loielo ha interpretato l'incontro come un segnale importante per il territorio e, più in generale, come la possibilità di riportare la politica al centro delle questioni concrete che riguardano le comunità. «Si ricomincia a fare politica», ha detto, sottolineando il valore di un confronto nel quale persone con idee differenti si sono ritrovate attorno a un obiettivo comune. Per Loielo, però, la sfida non può limitarsi al recupero fisico dei borghi. L'obiettivo è restituire vita alle comunità. Nardodipace ne è un esempio. Il vecchio abitato, passato da circa mille residenti a soli cinque, conserva tuttavia un patrimonio che può diventare una risorsa. Il sindaco ha ricordato i megaliti, il paesaggio e il valore storico del borgo, ma anche la crescente presenza di visitatori stranieri. Persone provenienti da Polonia, Repubblica Ceca, Germania e altri Paesi che scoprono Nardodipace attraverso i social e decidono di raggiungerla. Un fenomeno ancora limitato, ma che dimostra come anche un territorio segnato dallo spopolamento possa costruire nuove forme di attrattività.
Censore: «Non dobbiamo essere spettatori»
Per Bruno Censore, presidente di “Condivisioni” e già deputato della Repubblica, la giornata di Nardodipace ha rappresentato uno dei momenti più significativi della decima edizione di Serre in Festival. Il dato demografico della Calabria, ha sottolineato, impone però un cambio di prospettiva. «Non dobbiamo avere un atteggiamento passivo, dobbiamo essere attori protagonisti di una nuova Calabria», ha affermato. Da qui la condivisione della proposta di un manifesto dedicato alle zone interne lanciato da Domenico Schiavo, già dirigente regionale. Aree interne considerate come un patrimonio capace di produrre sviluppo, occupazione e nuove opportunità. Il festival, ha spiegato Censore, vuole contribuire a raccontare una Calabria che non sia soltanto quella delle coste, ma anche quella dei borghi, delle montagne e delle aree rurali. Per riuscirci, però, serve collaborazione tra i territori. «Dobbiamo vincere le invidie», ha detto, invitando le amministrazioni delle aree interne a fare rete per poter attrarre risorse e costruire strategie comuni. L'obiettivo è superare la frammentazione e mettere insieme le esperienze di comuni che spesso, pur avendo dimensioni ridotte, dispongono di un patrimonio significativo.
Vitale: «Mettere in rete le esperienze»
La necessità di costruire una strategia condivisa è stata evidenziata anche dal professor Armando Vitale. Secondo lo storico, i comuni delle Serre devono confrontarsi maggiormente su problemi comuni come isolamento, spopolamento e perdita delle giovani generazioni. Da qui l'idea della «circolarità delle esperienze»: mettere in comune progetti, conoscenze e iniziative per aumentare la capacità dei singoli territori di incidere sulle scelte regionali. Vitale ha richiamato anche il patrimonio naturalistico e storico delle Serre, dai boschi alle testimonianze dell'archeologia industriale, citando in particolare la Ferriera di Mongiana. Risorse che, a suo giudizio, devono essere inserite in un progetto unitario. La prospettiva è quella di un turismo capace di valorizzare contemporaneamente natura, storia, borghi e tradizioni, costruendo un'offerta rivolta anche a chi arriva da altre regioni italiane. In quest'ottica, diventa importante anche organizzare e mappare le strutture ricettive già presenti, così da creare una rete dell'accoglienza in grado di sostenere la crescita del turismo nelle aree interne.
Da Nardodipace una sfida per la Calabria
Tra gli interventi si sono anche inseriti i contributi di Teresa Rosi, presidente della Pro-loco di Spadola, che ha sottolineato la necessità di custodire le identità dei borghi e di dialogare tra le realtà presenti sul territorio, e di Graziella Tassone, ristoratrice che ha deciso di investire nel Vecchio abitato. Nardodipace ha mostrato il volto più evidente dello spopolamento, ma ha svelato anche l'altra faccia della questione: la possibilità di trasformare ciò che rimane in una risorsa. Il punto, come è emerso dagli interventi della giornata, non è soltanto salvare gli edifici o riportare turisti nei borghi. La sfida è creare le condizioni perché le persone possano scegliere di restare, tornare o arrivare. Dall'entroterra vibonese arriva la domanda che riguarda l'intero territorio calabrese: se queste aree possiedono ancora così tante risorse, come trasformarle in un futuro possibile?