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19/03/2026 ore 10.19
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Navi a perdere nel Mediterraneo dei misteri: in Europa le verità negate sui rifiuti tossici in Calabria

Legambiente porta in Parlamento europeo sei proposte per indagare i traffici illegali e fare luce su una delle vicende più oscure degli ultimi decenni, dagli affondamenti sospetti al caso De Grazia

di Redazione Attualità

Gli affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, le cosiddette «navi a perdere», di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi, rappresentano un fenomeno che richiede un forte impegno di tutte le istituzioni, italiane ed europee, per l’accertamento della verità.

Un impegno indispensabile anche per scongiurare eventuali gravi rischi d’inquinamento ambientale. Al centro, in Italia, di indagini avviate nel 1994, grazie a un esposto presentato da Legambiente, e delle attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti, l’utilizzo delle «navi a perdere» interessa diverse aree del Mare Nostrum.

Sono 23 gli affondamenti registrati tra il 1987 e il 1993 al largo delle coste calabresi e 80 quelli mappati da Legambiente tra il 1979 e il 2000. Ancora oggi restano troppi interrogativi senza risposta sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti che hanno attraversato il Mediterraneo.

Il caso De Grazia e la richiesta di verità

Su questo tema si è svolta per la prima volta nel Parlamento europeo un’importante iniziativa, «Ships of Shame and Poison Ships - The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean», promossa dall’eurodeputato Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente.

L’associazione è da tempo impegnata su questo fronte e continua a mantenere viva l’attenzione sul caso di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato, per conto della Procura presso la Pretura di Reggio Calabria, in una missione di lavoro alla ricerca di prove proprio su alcune di queste «navi a perdere».

Negli anni Legambiente ha promosso numerose iniziative di sensibilizzazione e informazione, tra cui l’ultimo incontro tenutosi a Reggio Calabria lo scorso dicembre in occasione del trentennale della morte di De Grazia. Su questa vicenda l’associazione continua a chiedere verità e giustizia.

Le sei proposte di Legambiente all’Europa

Con l’obiettivo di rilanciare il tema anche a livello europeo, Legambiente ha presentato sei proposte nel corso di un confronto che ha coinvolto europarlamentari, mondo accademico, agenzie internazionali di sicurezza e polizia, esperti scientifici e di advocacy ambientale.

Alla Commissione europea e in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, l’associazione chiede di:

  1. acquisire tutta la documentazione sui presunti affondamenti sospetti nel Mediterraneo;
  2. definire un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti;
  3. analizzare le tecnologie utilizzate per lo studio dei fondali, anche attraverso progetti come la spedizione NODSSUM;
  4. coinvolgere EURATOM sui progetti tra il 1980 e il 1995 legati ai rifiuti nucleari;
  5. attivare Europol e Interpol per indagare i traffici internazionali di materiale militare e radioattivo;.

Infine, Legambiente chiede alla Commissione Envi di avviare un’indagine conoscitiva sul fenomeno delle «navi a perdere» e delle «navi dei veleni», utilizzate nei traffici illegali tra Mediterraneo, paesi rivieraschi e continente africano.

Un’emergenza europea tra ambiente e legalità

«Alle istituzioni europee chiediamo, attraverso le nostre sei proposte, un impegno concreto per fare piena luce sui traffici illegali e sugli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo, seguendo la strada indicata da Natale De Grazia» dichiara Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale Legambiente.

«Non possiamo permettere altri silenzi: verità e giustizia sono un dovere verso chi, come De Grazia, ha dedicato la vita al bene pubblico».

Sulla stessa linea Sandro Ruotolo, che sottolinea come la vicenda rappresenti «una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del nostro continente».

Secondo l’eurodeputato «non si tratta di una vicenda soltanto italiana, ma di una questione europea che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri, porti europei e paesi africani e mediorientali».

«Serve una strategia europea integrata, capace di unire ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale, responsabilità delle imprese e trasparenza democratica. Il compito che abbiamo davanti è trasformare le competenze e le denunce in azioni politiche concrete e verificabili».