«’Ndrangheta multinazionale del crimine»: Lombardo racconta la rete globale del malaffare con la Calabria al centro
Il procuratore aggiunto di Reggio è stato ospite della prima puntata del format di LaC Tv Parliamo di mafie: «Gli elementi che emergono dalle indagini ci fanno immaginare una realtà molto più ampia di quella dimostrata finora nei processi»
«Raccontare la ’ndrangheta come una struttura criminale che non si è evoluta negli ultimi anni è un errore davvero grave». Per il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo è da qui che bisogna partire per capire cosa sia diventata oggi l’organizzazione criminale calabrese. Non più soltanto una realtà radicata in un territorio, ma «una multinazionale del crimine» capace di operare e stringere relazioni su scala globale.
Un sistema che, secondo le stime degli investigatori, conta circa 400 famiglie e non meno di 60mila affiliati, con una presenza ormai stabile in diversi continenti e un ruolo centrale nei grandi traffici internazionali di droga. «La ’ndrangheta – spiega Lombardo – interagisce con altre componenti criminali mafiose a livello globale, dando vita a un sistema criminale integrato nel quale assume un ruolo di primissimo piano».
È questo il quadro che emerge dalla prima puntata di Parliamo di mafie (RIVEDI QUI), il nuovo format di LaC Tv che, attraverso il filo conduttore offerto dalla narrazione del magistrato Andrea Apollonio, prova a ricostruire storia ed evoluzione delle principali organizzazioni criminali italiane attraverso il contributo di magistrati ed esperti.
Il viaggio parte proprio dalla ’ndrangheta, analizzata nelle sue origini e nella trasformazione che l’ha portata, nel corso di oltre un secolo, a diventare elemento di spicco della criminalità globale. Una metamorfosi che – avverte Lombardo – è ancora in parte da comprendere fino in fondo. «È impossibile pensare che la struttura dell’organizzazione sia stata completamente ricostruita. Gli elementi che emergono dalle indagini ci fanno immaginare una realtà molto più ampia rispetto a quella dimostrata finora nei processi».
Oggi la forza della ’ndrangheta si misura soprattutto nella sua capacità di muoversi nei mercati più redditizi dell’economia illegale. In primo luogo il narcotraffico internazionale, con la gestione dei grandi flussi di cocaina dal Sud America verso l’Europa, ma anche nel riciclaggio e negli investimenti nell’economia legale. Un sistema che, secondo alcune stime citate dal magistrato, genera un volume d’affari vicino ai 220 miliardi di euro l’anno.
Numeri che spiegano perché, secondo Lombardo, anche il metodo investigativo debba cambiare. «Le grandi manifestazioni criminali della ’ndrangheta non hanno più confini territoriali. Non si può più pensare a indagini limitate a un singolo territorio: serve una cooperazione costante con uffici investigativi e giudiziari anche all’estero».
L’organizzazione calabrese, del resto, non ha mai agito in isolamento. Negli anni ha costruito rapporti con le altre mafie italiane – da Cosa Nostra alla Camorra fino alla Sacra Corona Unita – ma anche con realtà criminali straniere. «Penso alla mafia albanese, ai cartelli colombiani e a molte strutture sudamericane», spiega Lombardo, ricordando anche le proiezioni ormai consolidate in Nord America e in Australia.
Il racconto del presente, nella puntata, si intreccia con quello delle origini storiche. Come ricorda Andrea Apollonio, mafia e ’ndrangheta nascono nel contesto delle profonde trasformazioni sociali dell’Ottocento. «Nella prima metà del secolo – osserva – i nuovi ricchi, non più nobili ma borghesi, assoldavano squadre armate per presidiare le loro proprietà». In un contesto di debolezza dello Stato e di forti tensioni sociali, quelle forme di protezione privata si trasformarono progressivamente in organizzazioni criminali.
In Calabria, però, la storia della criminalità si intreccia anche con quella del brigantaggio. Ma «i briganti erano ribelli, i mafiosi no», sottolinea Apollonio. «I mafiosi perseguivano una strategia di mantenimento dello status quo attraverso la violenza».
Nel tempo la ’ndrangheta ha cambiato struttura, interessi e dimensione geografica, ma ha mantenuto una caratteristica che ne ha garantito la tenuta interna: il legame familiare. «La famiglia mafiosa coincide con la famiglia di sangue», ricorda Apollonio, spiegando come i vincoli di parentela rappresentino ancora oggi uno degli elementi centrali della solidità dell’organizzazione.
È da questa storia lunga oltre un secolo che prende avvio il percorso di Parliamo di mafie, che nelle prossime puntate analizzerà anche le altre grandi organizzazioni criminali italiane. Con un obiettivo: provare a leggere le mafie per quello che sono diventate oggi, molto lontane dall’immagine locale e folkloristica con cui spesso vengono ancora raccontate.