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10/05/2026 ore 19.08
Attualità

Nei giorni scorsi il disperato appello, oggi un raggio di sole dopo il buio: Mariacarmela riabbraccia la sua Cassano

Il desiderio della 49enne affetta da Sla diventa realtà grazie alla solidarietà locale. Mons. Savino denuncia i ritardi istituzionali: «Non voglio essere un vescovo buffone, devo stare con i vulnerabili. In lei ho incontrato Gesù»

di Franco Sangiovanni

Esistono date in cui il destino sembra voler ricucire gli strappi del dolore con il filo della speranza. Per Mariacarmela Falcone, la 49enne di Cassano all’Ionio che sta affrontando con coraggio la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), domenica 10 maggio non è una data come le altre. È stata la giornata del ritorno alla vita, della luce e dell'abbraccio, seppur simbolico, con la sua comunità. Dopo il toccante appello lanciato nelle scorse settimane, in cui Mariacarmela chiedeva di non essere lasciata sola di fronte a una burocrazia spesso sorda e a una malattia isolante, la risposta del territorio non si è fatta attendere.

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La sua prima uscita ufficiale dopo il grido d’aiuto è stata resa possibile da una sinergia esemplare tra istituzioni e volontariato tra La Misericordia di Cassano, grazie all'immediata disponibilità del Governatore D'Ingianna, che ha messo a disposizione mezzi e personale specializzato per garantire il trasporto in totale sicurezza, e l'Amministrazione comunale con l’impegno dall'assessore alle Politiche Sociali, Rosa De Franco, che ha seguito da vicino la vicenda, trasformando l'istanza di una cittadina in un impegno concreto e condiviso. Non è un caso che questa uscita sia avvenuta proprio oggi. La comunità di Cassano celebra infatti la Festa della Madonna della Catena, la protettrice a cui molti si affidano nei momenti di sofferenza.

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Il momento più alto di spiritualità e riflessione è arrivato durante la Santa Messa del mattino. Monsignor Francesco Savino, visibilmente commosso, ha voluto dedicare un saluto speciale a Mariacarmela, ricordando gli anni in cui lei prestava servizio nel coro diocesano e come responsabile del centro anziani.

«Lasciatemi salutare in modo tutto speciale Mariacarmela - ha esordito il vescovo - una donna generosa, buona, gentile, che merita l’attenzione di tutti noi e soprattutto delle istituzioni». Il presule non ha risparmiato parole durissime verso le mancanze del sistema sanitario, denunciando i ritardi inammissibili che hanno segnato la degenza della donna: «C'è tutta la mia amarezza e la mia delusione. Soltanto qualche giorno fa, dopo almeno due anni di sofferenza terribile, ha avuto la possibilità di avere un letto con il caricatore. È mio dovere di pastore dirlo, se non lo facessi sarei un buffone, un pagliaccio, e io non voglio essere un vescovo istrione. Finché avrò coscienza, non posso non mettermi dalla parte dei vulnerabili».

Il Vescovo ha poi descritto l’incontro avuto con lei nei giorni precedenti come un «pomeriggio mistico e spirituale», definendo Mariacarmela un riflesso di Gesù sofferente e sottolineando che il diritto alla salute deve essere garantito per legge prima ancora che per solidarietà concludendo il saluto alla donna con un legame indissolubile: «Abbiamo fatto un patto, un patto segreto che voglio mantenere fino a quando il Signore mi darà forza, intelligenza e un briciolo di fede».

La sovrapposizione con la Festa della Mamma ha reso il momento ancora più emozionante. Mariacarmela, moglie e guerriera, ha potuto vivere la gioia dell'aria aperta e della devozione, circondata dall'affetto di chi ha deciso di non voltarsi dall'altra parte, con tanta gente che ha voluto dare un segno di presenza semplicemente con una carezza o con un bacio.

«Vedere Mariacarmela fuori casa, sorridente nonostante la prova che sta affrontando, è la vittoria di una comunità intera che sa essere restare umana» - è il commento che trapela dai presenti. L'uscita di Mariacarmela non è solo un evento isolato, ma un segnale potente. Dimostra che quando le barriere fisiche e burocratiche vengono abbattute dalla volontà politica e dal volontariato, nessuno è davvero "invisibile". La storia di questa donna di 49 anni continua a scuotere le coscienze, ricordando a tutti che la dignità della vita va difesa ogni giorno, con i fatti prima che con le parole.