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19/05/2026 ore 10.53
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Nelle carceri italiane sovraffollamento del 139%, Antigone: «Si esce sempre meno, si viene murati vivi»

Secondo i dati diffusi dall’associazione i reati sono in calo ma crescono le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive del Governo. In aumento anche aggressioni e decessi all’interno degli istituti

di Redazione Attualità

I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell'8%. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall'inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.

Ma soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte. È quanto emerge dal rapporto “Tutto chiuso” realizzato e presentato da Antigone, secondo la quale questa «è la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza».

«Del resto - afferma ancora Antigone - i dati sulle attività che sarebbero fondamentali per i percorsi di reinserimento spiegano bene il perché di questa recidiva, con investimenti largamente insufficienti: solo il 29,3% delle persone detenute lavora; l'85,6% di queste lavora alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori; solo il 4,9% lavora per soggetti esterni; appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale; solo il 31% frequenta percorsi scolastici; appena il 3% è iscritto all'università».

A tutto questo si aggiunge che per la prima volta rallenta, e in alcuni casi arretra, il sistema delle misure alternative alla detenzione. «Dal carcere si esce sempre meno. Si viene murati vivi», sostiene il XXII Rapporto Antigone. Il rapporto è stato realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall'Osservatorio.

Le pene alternative 

Le prese in carico degli Uepe per l'affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più diffusa, sono state nel 2025 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. Lo stesso accade per la detenzione domiciliare, i cui nuovi casi sono passati da 14.247 nel 2024 a 13.519 nel 2025.

Si tratta di un'inversione di tendenza per Antigone particolarmente allarmante: mentre il carcere continua a riempirsi, gli strumenti che potrebbero alleggerire la pressione sugli istituti e favorire percorsi più efficaci di reinserimento vengono utilizzati sempre meno. Eppure, alla fine del 2025, ben 24.348 persone detenute avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a una misura alternativa. Tra queste, 7.790 persone avevano addirittura meno di un anno di pena residua da scontare. 

Posti diminuiti di 537 unità dall'avvio del Piano carceri

Al 30 aprile di quest'anno nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%.

Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia.

Nonostante il governo abbia annunciato un Piano carceri, i posti disponibili sono diminuiti di 537 unità dall'avvio del piano. Emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulla detenzione. 

In 4 anni +73% aggressioni, già 24 suicidi da inizio anno

Oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l'esterno.

«Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all'interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione», afferma l'associazione.

Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell'ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. È la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto, sostiene Antigone.

Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall'inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni.

Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.

Di fronte a questo scenario Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio e propone: un piano Marshall per le carceri riempiendole di vita in vista dell'estate allo scopo di ridurre il numero dei suicidi; il ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso il carcere; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; maggiore accesso alle misure alternative; investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni di liceo e di poli universitari; sport per tutti d'estate all'aperto in ogni carcere; il ripristino di modelli di custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; la riduzione dell'uso dell'isolamento; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo.

«Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell'apatia, con l'uso di psicofarmaci come elemento "calmante” e “stabilizzante”. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività», dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.