Tre morti in tre giorni, in Calabria il lavoro uccide e i sindacati dicono basta: «La Regione scelga da che parte stare»
Dopo le tragedie di Anoia, Francavilla Angitola e Paola, UIL Calabria e Fillea Cgil Calabria denunciano un’emergenza sicurezza nei cantieri e chiedono controlli, ispettori e una riforma degli appalti
Tre morti sul lavoro in tre giorni in Calabria riaccendono l’allarme sicurezza nei cantieri e provocano la dura reazione dei sindacati, che chiedono interventi immediati contro quella che definiscono una vera emergenza sociale. Dopo il 46enne morto ieri ad Anoia in seguito a una caduta da un ponteggio, il 53enne originario di Reggio Calabria deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola schiacciato da un camion-gru e, infine, il 23enne morto questa mattina mentre lavorava all’allestimento di un lido a Paola, UIL Calabria e Fillea Cgil Calabria parlano di «strage annunciata» e chiedono una riforma profonda del sistema della sicurezza sul lavoro.
Operaio precipita dal tetto e muore, tragico incidente sul lavoro nel Reggino: avviate le indagini«Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio», afferma in una nota la segretaria generale della UIL Calabria Mariaelena Senese, definendo il bilancio «umanamente e socialmente insostenibile». Per il sindacato, serve «un processo legislativo serio, responsabile e partecipato» e non «scorciatoie».
Le tre tragedie arrivano a pochi giorni dalla manifestazione del Primo Maggio organizzata dai sindacati nell’area del Porto di Gioia Tauro sul tema del «Lavoro dignitoso». «Non possiamo parlare di lavoro dignitoso in una regione dove si continua a morire», sottolinea Senese, indicando tra le cause precarietà, mancanza di controlli, formazione inadeguata e filiere di appalti e subappalti che scaricano i rischi sui lavoratori.
Secondo i dati Inail elaborati dalla UIL, nel 2024 il settore delle costruzioni è stato quello con il maggior numero di morti nella gestione Industria e Servizi in Calabria, con cinque decessi su 17 totali. Nel primo trimestre del 2026, inoltre, gli infortuni in regione sarebbero cresciuti dell’8,5%, quasi il doppio della media nazionale, mentre il comparto edilizio è interessato dall’espansione dei cantieri legati al Pnrr.
La UIL Calabria richiama anche alcune relazioni della Procura regionale della Corte dei Conti e della Sezione regionale di controllo, che avrebbero evidenziato criticità nella gestione degli appalti pubblici, tra progettazioni inadeguate, carenze nei controlli e utilizzo inefficiente delle risorse. «Non possiamo più accettare che dietro un appalto pubblico si nasconda una filiera di sfruttamento», sostiene Senese, chiedendo un sistema ispettivo specializzato, formazione certificata e digitale, tecnologie obbligatorie per la sicurezza e una riforma degli appalti che superi il massimo ribasso e limiti le esternalizzazioni.
La segretaria della UIL chiede inoltre al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e all’assessore regionale Giovanni Calabrese di riaprire il tavolo tecnico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro «con obiettivi misurabili e risorse reali».
Sulla stessa linea la presa di posizione della Fillea Cgil Calabria. «Non possiamo più parlare di fatalità. È un vero e proprio operaicidio», afferma il segretario generale Simone Celebre, che denuncia «appalti, subappalti, ritmi insostenibili e controlli insufficienti». Il sindacato parla di «ennesima strage annunciata» e critica «il solito copione fatto di cordoglio, dichiarazioni di circostanza, tavoli istituzionali e promesse» che, secondo la Fillea, non producono cambiamenti concreti.
«Basta slogan, basta passerelle, basta tavoli inutili regionali che non producono alcun cambiamento reale», afferma il sindacato, chiedendo più controlli nei cantieri, il rafforzamento degli organici ispettivi e una formazione continua sulla sicurezza. «Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per le istituzioni, per le imprese che non investono in sicurezza e per un sistema che troppo spesso considera la prevenzione un fastidio burocratico invece che un dovere morale e civile», conclude Celebre, chiedendo che venga fatta piena luce sui tre incidenti mortali.