Ospedali sulla carta e ruderi nella realtà: per il centrosinistra il Pnrr sulla sanità in Calabria è un bluff
Cantieri mai partiti, fondi spostati da un comune all'altro e sedi fantasma senza medici né infermieri: la denuncia sul collasso della medicina territoriale calabrese tra dati Istat, "escamotage" burocratici e le dure accuse di Alecci, Madeo e Falcomatà
Mura vuote, cartelli di cantiere che attestano lavori sulla carta già conclusi ma che sul posto mostrano solo ruderi, e soluzioni burocratiche al limite del paradosso. È la fotografia di una medicina territoriale che rischia di trasformarsi in uno dei più grandi fallimenti legati all'impiego dei fondi Pnrr in Calabria. O, almeno, così la pensa l’opposizione in Consiglio regionale. Le 63 Case di Comunità previste per riorganizzare l'assistenza sul territorio e ridurre la pressione sugli ospedali si stanno rivelando, secondo le denunce del centrosinistra, scatole vuote o meri "spostamenti" d'insegna per non perdere i finanziamenti europei in scadenza.
A tracciare i contorni di questa situazione sono i sopralluoghi sul campo e le denunce dei consiglieri regionali, che mettono a nudo i meccanismi amministrativi utilizzati per mascherare i ritardi della macchina burocratica.
Gli "escamotage" e il caso Chiaravalle-Botricello: la denuncia di Alecci
Uno degli esempi più emblematici di questa gestione è stato sollevato dal consigliere regionale Ernesto Alecci, che ha acceso i riflettori sulla Casa della Salute di Chiaravalle Centrale. Secondo quanto emerso da una delibera dell'Asp di Catanzaro, un piano della struttura di Chiaravalle è stato formalmente riallocato per ospitare il nuovo Ospedale di Comunità di Botricello, con attivazione fittizia fissata per giugno 2026.
Alecci denuncia l'utilizzo di «escamotage amministrativi per coprire i ritardi nella realizzazione delle strutture», spiegando come la verifica sul posto abbia mostrato una realtà ben diversa dagli atti formali:
«A Chiaravalle non ho trovato targhe o insegne, né medici, né infermieri e nemmeno, naturalmente, pazienti. Ho trovato solo una corsia di ospedale che già c'era ed era destinata alla riabilitazione. Quindi ecco svelato il bluff: l'Ospedale di Comunità di Botricello esiste solo sulla carta!».
Un "giochino creativo" che, secondo il consigliere, punta a mettere al sicuro la rendicontazione europea nell'immediato, ma che finirà per ripercuotersi sulle casse regionali: «Tra qualche tempo presenterà il suo conto ai calabresi, perché in questo modo le risorse del Pnrr da utilizzare per portare a termine il "vero" Ospedale di Botricello non basteranno più. E alla fine a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta i cittadini».
Bovalino e i cantieri finiti solo sulla carta: l'attacco di Falcomatà
Il caso di Chiaravalle non rappresenta un episodio isolato. A Bovalino, la struttura che avrebbe dovuto ospitare la nuova Casa di Comunità risulta ufficialmente ultimata e rendicontata negli atti amministrativi, ma la realtà dei fatti è del tutto opposta.
Il consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, mostrando le immagini dell'immobile, parla apertamente di «un'altra enorme bugia» della gestione regionale:
«Sulla carta il cantiere è concluso, ultimato, realizzato. In realtà è un rudere diroccato e inutilizzabile. Ecco come la Regione ha chiuso le rendicontazioni delle opere Pnrr sulla sanità: con un incredibile imbroglio».
Falcomatà sottolinea come la situazione di Bovalino rispecchi un malcostume diffuso che tocca diversi centri della regione, tra cui Taurianova: «La Calabria è piena di situazioni del genere. Strutture sanitarie finite e operative sulla carta, ruderi diroccati nella realtà. Su questo disastro il presidente Occhiuto ci debba delle spiegazioni. Non a me: alle famiglie di chi in Calabria muore perché non può curarsi».
I numeri del crollo e la fuga per curarsi: la visione di Rosellina Madeo
Il quadro clinico dell'assistenza sanitaria regionale appare ancora più grave alla luce dei recenti dati Istat analizzati da Rosellina Madeo, vicepresidente della Commissione Sanità, la quale evidenzia come tra il 1996 e il 2023 la Calabria abbia perso il 61,2% dei posti letto ospedalieri, segnando il dato peggiore a livello nazionale.
Madeo punta il dito contro le narrazioni trionfastiche e l'inefficacia degli interventi finanziati con i fondi europei: «Il grande bluff delle Case di Comunità pesa come un macigno. Un lavoro di taglia e cuci che ha portato ad una forte contrazione dell'offerta sanitaria e che oggi ci presenta il conto di oltre 300 milioni di euro fatturato dal turismo sanitario. Per quanto il governo regionale si sforzi a fare una narrazione diversa, la realtà predomina sempre sulle parole melliflue e infiocchettate. Oggi la fotografia è chiara: abbiamo il dato peggiore d'Italia, però va tutto bene, siamo usciti dal commissariamento».
La vicepresidente rimarca come l'assenza di macchinari e personale abbia ridotto le nuove strutture a semplici simulacri: «Senza una programmazione integrata si è caduti nel 'copia e incolla' burocratico. Risultato? Il servizio al cittadino resta identico, se non frammentato, ma lo Stato ha speso milioni per i muri. Persino i medici cubani, da alcuni ospedali, sono andati via per cercare lavoro fuori regione».
Il nodo del personale e la protesta dei medici di base
Oltre alle carenze strutturali, la rete delle 63 Case di Comunità deve fare i conti con l'assenza organica di medici e infermieri. Per colmare il vuoto, la Regione ha previsto di imporre ai medici di medicina generale un impegno di almeno 6 ore settimanali all'interno delle nuove strutture.
Una misura che ha sollevato la dura reazione del Sindacato dei Medici Italiani (SMI) e della stessa Madeo, che richiama l'attenzione sul sovraccarico di lavoro che grava sui medici di famiglia, già impegnati nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) per la continuità assistenziale sulle 12 ore: «Di quante ore dovrebbe essere la giornata di un medico di famiglia? Servizio allo studio, ore alle AFT, ore nelle case di comunità: è possibile che la stessa persona possa coprire tutti questi turni garantendo disponibilità, servizio ottimale e mantenendo un rapporto di fiducia con i suoi pazienti?».
In assenza di nuove assunzioni e di attrezzature adeguate, il rischio concreto è che i fondi del Pnrr - anziché rivoluzionare la medicina territoriale e decongestionare i pronto soccorso - si traducano nell'ennesima occasione mancata per la sanità calabrese.