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23/08/2026 ore 16.18
Attualità

Pala Congressi a Vaglio Lise, Napoli: «Può creare una nuova economia e rendere Cosenza più competitiva»

Il vicepresidente di Confapi e consigliere Cnel rilancia il progetto: turismo congressuale, destagionalizzazione, investimenti e occupazione. «Ora bisogna passare dal consenso alla fase operativa»

di Battista Bruno

La proposta del Pala Congressi di Vaglio Lise sta alimentando il dibattito sul futuro economico della Calabria. L’idea è quella di realizzare nell’area di Vaglio Lise una struttura destinata a congressi, convention, eventi scientifici e universitari, manifestazioni professionali, fiere e grandi appuntamenti.

Un’infrastruttura pensata non soltanto per il turismo, ma per rafforzare la competitività del territorio e contribuire alla destagionalizzazione.

Attorno alla proposta si registra l’interesse di diverse realtà del mondo produttivo e professionale, con il sostegno di Legacoop, CNA, ordini professionali e diverse sigle imprenditoriali, oltre all’apertura del sindaco di Cosenza. Ora il tema è trasformare il confronto in un percorso concreto, individuando un modello di investimento sostenibile e un sistema di infrastrutture e servizi capace di valorizzare l’opera.

Ne parliamo con Francesco Napoli, vicepresidente Confapi e consigliere CNEL.

Napoli, perché il Pala Congressi di Vaglio Lise dovrebbe essere considerato qualcosa di più di una semplice struttura per convegni?

«Perché la vera domanda non è quanti eventi potrà ospitare, ma quale economia vogliamo costruire attorno a questa infrastruttura.

Il turismo congressuale rappresenta un segmento importante della meeting industry italiana e il Mezzogiorno ha ancora ampi margini di crescita. La Calabria, quindi, può intercettare una domanda che oggi non riesce a soddisfare pienamente.

Il Pala Congressi dovrebbe essere pensato come un’infrastruttura economica capace di attrarre congressi, convention aziendali, eventi scientifici e universitari, manifestazioni professionali, fiere e grandi eventi.

Il suo valore non si misura soltanto in metri quadrati o posti a sedere, ma nella capacità di generare presenze, fatturato, occupazione e nuove opportunità per le imprese del territorio».

Quali sarebbero le ricadute concrete sull’economia locale?

«Un congresso non porta soltanto partecipanti all’interno di una sala. Porta persone negli alberghi, nei ristoranti, nei negozi, nei trasporti, nei servizi professionali e nelle attività culturali.

Questo è particolarmente importante per la Calabria perché significa lavorare sulla destagionalizzazione. Una struttura congressuale può generare domanda nei mesi nei quali il turismo balneare non è sufficiente: febbraio, marzo, aprile, ottobre e novembre.

La sfida è quindi aumentare la marginalità economica del turismo. Non dobbiamo chiederci soltanto quanti turisti arrivano, ma quanto valore riusciamo a generare per ogni presenza e come possiamo produrre valore durante tutto l’anno».

La proposta sta raccogliendo consensi nel mondo produttivo e professionale. Quanto è importante questo elemento?

«È fondamentale. Il sostegno di Legacoop, CNA, degli ordini professionali e di diverse sigle imprenditoriali dimostra che la proposta viene percepita come un possibile progetto di interesse generale e non come l’iniziativa di un singolo soggetto.

Un Pala Congressi, peraltro, ha bisogno proprio di una rete territoriale. Le imprese, i professionisti, le associazioni e le istituzioni devono diventare parte di un sistema capace di attrarre eventi e di promuovere Cosenza come destinazione congressuale.

Anche l’apertura del sindaco della città di Cosenza è un elemento importante. Significa che esiste la possibilità di avviare un confronto istituzionale sulla fattibilità del progetto.

Ora dobbiamo passare dal consenso alla fase operativa, mettendo intorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, professionisti e potenziali investitori».

Come potrebbe essere finanziata un’opera di questa portata?

«Non credo sia utile stabilire a priori che debba essere finanziata esclusivamente con risorse pubbliche.

Un’opera di questo tipo può essere realizzata attraverso fondi di investimento, capitali privati oppure attraverso una formula mista pubblico-privata. Una delle possibilità da valutare è anche quella del partenariato pubblico-privato.

La priorità è costruire un progetto economicamente sostenibile, capace di generare valore e quindi di interessare anche il capitale privato.

Qui emerge una responsabilità precisa del decisore politico: semplificare, non complicare.

La politica deve creare le condizioni perché gli investimenti possano arrivare, ridurre i tempi, rendere chiari i percorsi autorizzativi, coordinare le competenze e garantire certezza.

Se il progetto è credibile e ha una prospettiva economica, gli investitori possono essere interessati. Il pubblico non deve necessariamente sostituirsi al privato: deve creare le condizioni affinché il privato possa partecipare alla realizzazione di un’infrastruttura strategica».

Vaglio Lise, però, non può essere considerato un progetto isolato. Quali infrastrutture servono attorno al Pala Congressi?

«In realtà, uno dei punti di forza del progetto è proprio la posizione strategica di Vaglio Lise. Non partiamo da un’area isolata da collegare: siamo in un punto già inserito nel sistema dei collegamenti dell’area cosentina e con caratteristiche che possono favorire la realizzazione di un grande polo congressuale.

La vicinanza all’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, all’autostrada A2 e alla stazione ferroviaria di Vaglio Lise rappresenta un elemento particolarmente importante. Per una struttura congressuale, poter contare su collegamenti ferroviari, autostradali e aeroportuali relativamente vicini significa facilitare l’arrivo dei partecipanti e ridurre i tempi di trasferimento.

Un modello che, per l’integrazione tra polo congressuale e sistema dei trasporti, può offrire un utile punto di riferimento è quello di Rho Fiera, collegato alla rete ferroviaria e metropolitana.

Inoltre, l’area è collocata lungo la Strada statale 107 Silana Crotonese, uno dei principali assi viari di collegamento dell’area cosentina con il territorio regionale.

Quindi la vera sfida non è tanto costruire ex novo i collegamenti, quanto valorizzare e integrare quelli che già esistono, migliorando la mobilità, i servizi, l’accessibilità e la capacità ricettiva.

È proprio questa posizione a rendere Vaglio Lise un’area particolarmente interessante per un’infrastruttura congressuale. Chi arriva in aereo, in treno o in automobile deve poter raggiungere il Pala Congressi in modo semplice e veloce.

Se riusciamo a mettere a sistema questa accessibilità con alberghi, ristorazione, servizi professionali e offerta culturale, Cosenza può candidarsi a diventare una destinazione competitiva per la meeting industry nazionale e, progressivamente, internazionale.

In altre parole, Vaglio Lise non deve essere visto come un luogo da raggiungere, ma come un nodo strategico attorno al quale costruire un nuovo sistema economico e infrastrutturale per Cosenza».

Il progetto può contribuire anche a contrastare la fuga dei giovani?

«Certamente. Se vogliamo che i giovani restino, dobbiamo creare le condizioni economiche perché possano farlo.

Il Pala Congressi non va quindi visto soltanto come un investimento sul turismo. È un investimento sulla competitività di Cosenza e sulla capacità della Calabria di trattenere e attrarre capitale umano.

Una nuova economia degli eventi può generare domanda per professionalità qualificate nei servizi, nella tecnologia, nella comunicazione, nel marketing, nell’organizzazione, nella logistica e nell’accoglienza».

Qual è, in definitiva, la sfida politica e strategica che la Calabria deve affrontare?

«La Calabria deve passare da una politica che cerca semplicemente di compensare i propri divari a una politica che costruisce nuove opportunità.

Vaglio Lise può essere un pezzo concreto di questa strategia. Infrastrutture, turismo congressuale, destagionalizzazione, imprese, investimenti, occupazione e capitale umano devono diventare parti dello stesso progetto di sviluppo.

Non dobbiamo limitarci a chiederci che cosa manca alla Calabria. Dobbiamo avere la capacità di progettare ciò che può renderla più competitiva.

Se vogliamo che i giovani calabresi non siano costretti a partire, dobbiamo costruire un territorio nel quale valga la pena restare.

Una vera politica industriale del turismo può essere uno degli strumenti per riuscirci».