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22/07/2026 ore 13.40
Attualità

Pirandello disegnava, gli schizzi inediti del Nobel arrivano in Calabria: la mostra debutta a Santa Severina

Schizzi, caricature e "pupazzetti" attribuiti allo scrittore arrivano per la prima volta nella nostra regione a partire dal 23 luglio. Il docente Giuseppe Crimi racconta la scoperta di un corpus inedito che apre nuove prospettive sul laboratorio creativo dell’autore

di Francesco Graziano

Dopo l'anteprima esclusiva ospitata nell'ottobre 2025 dall'Università degli Studi Roma Tre, la mostra "Pirandello disegnava" arriva per la prima volta fuori dal contesto accademico. Dal 23 luglio sarà allestita negli spazi del Castello di Santa Severina, portando in Calabria una preziosa raccolta di disegni inediti attribuiti a Luigi Pirandello.

L'esposizione presenta schizzi, caricature e piccoli "pupazzetti" emersi di recente dai verbali d'esame dell'allora Istituto Superiore Femminile di Magistero, oggi Università Roma Tre, dove il futuro Premio Nobel insegnò Linguistica e Stilistica tra il 1898 e il 1922. Realizzati durante le lunghe sessioni d'esame, questi disegni rappresentano una testimonianza sorprendente del processo creativo dello scrittore, offrendo una nuova chiave di lettura della sua opera attraverso il dialogo tra immagine e parola.

«Portare in Calabria questo corpus unico di disegni inediti di Pirandello apre uno squarcio di lettura nuovo e radicale sulla sua opera –  sottolinea il direttore artistico del progetto, Franco Eco – . In questi segni si riconosce una dimensione originaria non solo della creazione letteraria, ma anche teatrale: l'immagine precede il logos e il pensiero pirandelliano sembra prendere forma prima della parola. Alcuni disegni appaiono come autentici antesignani della sua drammaturgia, tracce visive di un immaginario destinato a tradursi successivamente in linguaggio letterario e scenico. Osservarli oggi significa entrare nel laboratorio creativo del Premio Nobel da una prospettiva inedita e di grande suggestione».

Il progetto, patrocinato dal Comune di Santa Severina e finanziato dalla Regione Calabria nell'ambito delle risorse PAC 2014-2020, Azione 6.8.3, è stato realizzato grazie all'organizzazione di Fabbrica delle Arti, in collaborazione con Skené Cultura e l'Università degli Studi Roma Tre. Fondamentale anche il supporto sul territorio della società cooperativa Aristippo, ente gestore del Castello di Santa Severina, e della Pro Loco Siberene.

Per saperne di più abbiamo intervistato Giuseppe Crimi, docente di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi Roma Tre nonché scopritore del corpus inedito e curatore, insieme alle colleghe Manuela Riosa e Monica Venturini, della mostra, a cui ha collaborato anche la docente Giovanna Capitelli come consulente museografica.

- Professor Crimi, quando ha capito di trovarsi davanti a un corpus inedito di grande valore e quali sono state le prime emozioni da studioso?

«Quel materiale di segreteria, recuperato in un lavoro di squadra con Manuela Riosa e Monica Venturini, colleghe e co-curatrici della mostra, era stato conservato a lungo negli archivi dell’Ateneo di Roma Tre e di fatto non consultato, almeno per ricerche di carattere storico o letterario: avevamo quindi, fin dall’inizio, la certezza di trovarci davanti a un territorio vergine per le nostre indagini. La singolarità di quei disegni su registri ufficiali ci ha subito messo in guardia: tuttavia da una parte lo slancio, dall’altra la prudenza. Quanto alla seconda parte della sua domanda, guardi, difficile tradurre in parole l’emozione: un misto di stupore, gioia e incredulità. Abbiamo avuto la percezione di aver risvegliato qualcosa che da tempo aspettava di tornare a parlare. E poi il bisogno e il piacere di condividere la scoperta con gli altri. Sulla base del materiale dissepolto abbiamo iniziato a ragionare sui modi nei quali poterlo valorizzare al meglio».

- In che modo questi schizzi, caricature e "pupazzetti" cambiano la nostra conoscenza di Pirandello? Possiamo dire che aggiungono un tassello nuovo alla comprensione del suo processo creativo e della nascita delle sue opere?

«I disegni aiutano a entrare con maggiore consapevolezza nel contesto in cui Pirandello si muoveva, fatto di giornalisti, letterati e artisti, alcuni dei quali, come lui, erano docenti al Magistero Femminile di Roma. Gli schizzi ci parlano di un Pirandello che lasciava sulla carta tracce del suo vasto immaginario, alcune figure ricorrenti nella scrittura: un dialogo, dunque, fra lettere e arti figurative, che ha inciso sul processo creativo delle sue opere, per rispondere alla sua domanda. È poi opportuno ricordare che all’epoca disegni di natura didascalica potevano accompagnare i testi letterari, anche le novelle pirandelliane pubblicate su rivista, per esempio».

- Per la prima volta la mostra esce dall’università e arriva in un luogo simbolico come il Castello di Santa Severina. Che valore ha, secondo lei, portare questa scoperta al grande pubblico e non soltanto agli studiosi?

«La mostra esce dal contesto accademico – anche se è stata ideata fin dall’inizio sia per studentesse e studenti sia per la cittadinanza – e approda nel nuovo spazio del Castello di Santa Severina, che offrirà una cornice elegante e accogliente, in un borgo di una bellezza tutta mediterranea. Presentare a un grande pubblico questa mostra significa per noi permettere di far conoscere un Pirandello nei suoi aspetti meno frequentati, quello di professore e di disegnatore. La mostra è l’occasione per entrare in una dimensione più intima dello scrittore e per capire che la letteratura si può nutrire di suggerimenti inaspettati: Pirandello, da docente, chiedeva talvolta alle sue studentesse di svolgere temi a partire da fatti insoliti avvenuti nella vita quotidiana. Non è escluso che tutto questo abbia rappresentato per lui una delle tante fonti di ispirazione».

- Quali prospettive di ricerca apre questo corpus inedito? Ci sono altri documenti ancora da studiare o nuove pubblicazioni e progetti che potrebbero riservare ulteriori sorprese sul Pirandello meno conosciuto?

«Il corpus rinvenuto suggerisce di sviluppare le ricerche in una direzione “figurativa” e nella selva dei giornali del tempo. I periodici che Pirandello leggeva e conosceva erano spesso arricchiti di disegni, sollecitazioni che non possiamo trascurare. Come pare ragionevole ipotizzare, ci saranno altri documenti, manoscritti e a stampa, sulla vita e sull’opera di Pirandello. Anche se può capitare di imboccare vicoli ciechi, occorre seguire piste meno battute, sporcarsi le mani in archivio, investire tempo in biblioteca. Per esempio, Monica Venturini ed Emma de Pasquale, proprio durante le ricerche preparatorie per la mostra, hanno recuperato un preziosissimo articolo pubblicato sul «Don Chisciotte» dell’11 ottobre 1891 e finora dimenticato, in cui si legge la prima “intervista” a Pirandello (e ora su «Ariel» del 2025). Lo sappiamo, per fare ricerca abbiamo bisogno di lentezza, pazienza, costanza, tenacia e curiosità, molta curiosità».