Pnrr al Sud: soldi tanti, lavori pochi. Cantieri fermi e promesse non mantenute
Nonostante miliardi di euro stanziati dal Piano per infrastrutture e servizi, l’avanzamento delle opere nel Mezzogiorno procede a passo lento e i cronoprogrammi vengono aggiornati, lasciando cittadini e imprese in attesa di risultati concreti
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta, sulla carta, una rivoluzione per il Mezzogiorno: miliardi di euro destinati a infrastrutture, sanità, digitalizzazione, trasporti e sviluppo territoriale. Sulla carta, appunto. Nella realtà dei fatti, i cantieri restano fermi, le delibere si accumulano e i cronoprogrammi diventano documenti da leggere con il binocolo per capire cosa sta realmente succedendo. La domanda che si impone è semplice: il Sud riesce davvero a trasformare le risorse in opere, o restiamo intrappolati tra annunci roboanti e cantieri vuoti?
L’analisi dei portali Pnrr, incrociata con delibere comunali e regionali, mostra un quadro disarmante. Progetti approvati con fanfare mediatiche mesi fa restano “in fase preliminare”, o peggio, “in attesa di bandi”. Alcuni esempi emblematici parlano chiaro:
- la ristrutturazione di alcune strade provinciali in Calabria, finanziata da mesi, mostra cantieri vuoti e documenti che si rincorrono senza alcuna evidenza di lavori concreti;
- nei comuni della Sicilia orientale, i progetti per scuole e centri culturali restano formalmente “in corso”, ma i sopralluoghi dei revisori indicano solo impalcature montate da anni senza inizio effettivo dei lavori;
- negli ospedali pugliesi, gli stanziamenti per ristrutturazioni e digitalizzazione restano su carta mentre reparti continuano a funzionare con infrastrutture datate.
Le delibere comunali confermano una tendenza ricorrente: i cronoprogrammi iniziali vengono sistematicamente aggiornati e prorogati, quasi come se il ritardo fosse diventato parte integrante del progetto stesso. In più di un caso, i responsabili dei progetti giustificano i ritardi con “necessità di verifiche aggiuntive” o “attesa di approvazioni ministeriali”, formule che hanno spesso l’effetto pratico di congelare l’intervento senza conseguenze immediate.
Il nodo politico è evidente. Tra annunci pubblici e inaugurazioni a distanza di mesi dai finanziamenti, si assiste a una gestione che premia l’apparenza più che la sostanza. I proclami delle amministrazioni locali e dei ministeri competenti vengono rilanciati dai media, mentre i cittadini – e i lavoratori – vedono solo cartelli di cantiere e documenti firmati senza alcun riscontro concreto.
Il paradosso del Pnrr nel Sud è questo: risorse straordinarie, stanziamenti senza precedenti, strumenti di governance pensati per accelerare gli interventi… eppure un gap tra promessa e realtà che rischia di diventare cronico. Gli stessi portali di monitoraggio mostrano una percentuale di progetti “completati” sorprendentemente bassa rispetto alle cifre stanziate, con differenze tra regioni che vanno dal discreto al drammatico.
Il problema non è solo burocratico. È politico. La moltiplicazione di enti coinvolti, la frammentazione dei finanziamenti, i rapporti con le imprese locali e la gestione dei cronoprogrammi producono un effetto paradossale: la disponibilità di miliardi diventa un fattore di tensione e mediazione politica più che uno strumento reale di sviluppo. Chi dovrebbe vigilare, spesso, si limita a registrare ritardi e aggiornare tabelle.
E allora il Sud resta in attesa. Cantieri fermi, carte accumulate, promesse reiterate. L’impressione è che il vero rischio non sia solo la lentezza dei lavori, ma la costruzione di un meccanismo in cui l’apparenza sostituisce l’efficacia, e la comunicazione politica diventa più importante del risultato tangibile per i cittadini.
Questa quinta puntata mette in luce la distanza tra stanziamenti e opere, tra cronoprogrammi e cantieri reali. L’ultima inchiesta della serie dovrà affrontare il nodo finale: responsabilità politiche e controllo pubblico, per capire chi realmente vigila e chi resta spettatore mentre le risorse, e le promesse, rimangono sospese.