Ponte sullo Stretto, l'Ue rivuole 12 milioni: il bilancio svela ritardi, contenziosi e incognite sul maxi progetto
La società Stretto di Messina dovrà restituire i fondi ricevuti dall'Unione europea per la progettazione esecutiva. Nel documento contabile emergono gli intoppi nell'iter autorizzativo e il contenzioso da 700 milioni con Eurolink ancora aperto. Il personale aumenterà ma sull’inizio di lavori c’è incertezza: avverrà «nei prossimi mesi»
Il Ponte sullo Stretto non è ancora partito, ma ha già perso un finanziamento europeo. E a certificare il ritardo non sono oppositori dell'opera, ambientalisti o magistrati contabili: è la stessa Società Stretto di Messina.
Tra le pieghe del bilancio d'esercizio 2025, pubblicato a fine maggio, compare infatti un passaggio che racconta più di molte dichiarazioni politiche. La società dovrà restituire 12,375 milioni di euro ricevuti dall'Unione europea per la progettazione esecutiva del Ponte perché i tempi del progetto sono slittati oltre le scadenze fissate da Bruxelles.
È la fotografia di un'opera che, ancora prima dell'apertura dei cantieri, registra un primo arretramento formale rispetto al cronoprogramma che aveva consentito di ottenere i fondi europei.
La vicenda riguarda il programma Connecting Europe Facility, lo strumento con cui l'Unione europea finanzia infrastrutture strategiche. Nel 2024 la Società Stretto di Messina aveva sottoscritto con l'agenzia europea Cinea un accordo per il cofinanziamento dei costi della progettazione esecutiva. A dicembre dello stesso anno era arrivato un anticipo da 12,375 milioni di euro, erogato attraverso il Ministero delle Infrastrutture.
Ma nel marzo 2026 la società ha chiesto la risoluzione anticipata dell'accordo. La motivazione è contenuta nero su bianco nel bilancio: lo slittamento dell'iter approvativo dell'opera comporta che le attività finanziate non possano essere concluse entro i termini massimi previsti dall'agenzia europea.
Tradotto: i tempi si sono allungati al punto da rendere incompatibile il progetto con le scadenze del finanziamento.
Il segnale più evidente è nella contabilità. Quei 12 milioni non sono più iscritti tra le somme ricevute da utilizzare per le attività future, ma sono stati trasferiti nella voce "altri debiti". In termini finanziari, una risorsa si è trasformata in un'obbligazione. Non è un dettaglio tecnico. Significa che la società riconosce formalmente di dover restituire il denaro e attende soltanto che Bruxelles indichi modalità e tempistiche del rimborso.
L'operazione non mette in discussione la continuità aziendale della società, ma peggiora alcuni indicatori finanziari e soprattutto certifica un fatto politico e amministrativo: il progetto non ha rispettato il calendario che aveva consentito di ottenere il contributo europeo. Ma il capitolo dei ritardi non è l'unico elemento che emerge dal bilancio.
Ponte sullo Stretto, pedaggi fino a 48 euro e costi poco chiari: l’Autorità trasporti boccia il Piano economico-finanziarioIl contenzioso con Eurolink: partita da 700 milioni
Sul tavolo resta infatti una partita ben più pesante: il contenzioso con Eurolink, il consorzio guidato da Webuild che si era aggiudicato la realizzazione del Ponte prima dello stop imposto nel 2012 dal governo Monti.
La richiesta risarcitoria avanzata dal contraente generale sfiora i 700 milioni di euro. Eurolink sostiene che la cancellazione dei contratti sia stata illegittima e chiede il riconoscimento dei danni subiti per la mancata esecuzione dell'opera. La società pubblica, dal canto suo, contesta integralmente le pretese del consorzio.
Nonostante la dimensione economica della controversia, nel bilancio 2025 non compare alcun accantonamento. La motivazione fornita dalla società è l'elevata incertezza sull'esito della causa, ancora pendente davanti alla Corte d'Appello di Roma.
La prossima tappa processuale è fissata al 14 dicembre 2026, ma la vicenda è strettamente intrecciata con la riattivazione del progetto. Il decreto che ha rilanciato il Ponte nel 2023 prevede infatti che i vecchi affidatari rinuncino definitivamente ai contenziosi per consentire la piena ripartenza dei contratti. Una sorta di "pace legale" che, però, deve ancora completare il proprio percorso formale.
In altre parole, mentre il governo continua a presentare il Ponte come un'opera ormai avviata, una delle principali controversie economiche legate alla sua storia resta ancora tecnicamente aperta.
Ponte sullo Stretto, il cantiere (ancora) non c’è ma spuntano i maxi stipendi per i manager: tutte le cifrePonte sullo Stretto, cresce l’organico: da 116 a 150 unità
Nel frattempo la Società Stretto di Messina si prepara alla fase realizzativa ampliando rapidamente la propria struttura. Alla fine del 2025 i dipendenti erano 116, contro gli 84 dell'anno precedente. L'incremento è destinato a proseguire: la normativa consente infatti di utilizzare fino a 150 unità provenienti dal gruppo Ferrovie dello Stato per seguire attività strategiche come la direzione lavori.
La crescita dell'organico non riguarda soltanto il numero dei dipendenti. Il bilancio descrive una vera e propria riorganizzazione aziendale finalizzata alla gestione dei futuri cantieri, con l'inserimento di figure manageriali e tecniche altamente specializzate e il rafforzamento delle strutture territoriali tra Sicilia e Calabria.
Si tratta della macchina amministrativa che dovrà seguire espropri, indagini archeologiche, bonifiche belliche, verifiche ambientali e tutte le attività preliminari necessarie prima dell'avvio delle opere vere e proprie.
Ponte sullo Stretto, i cantieri apriranno «nei prossimi mesi»
E qui emerge un'altra questione significativa: il bilancio non indica una data certa per l'apertura dei cantieri.
La relazione parla genericamente di attività che potranno partire nei "prossimi mesi", subordinandole però a una lunga serie di passaggi ancora da completare. Tra questi figurano il perfezionamento dell'iter autorizzativo, il superamento delle osservazioni formulate dalla Corte dei conti, l'adozione di una nuova delibera Cipess e la piena riattivazione dei contratti con i soggetti affidatari.
Il nuovo cronoprogramma finanziario aggiornato dal governo estende la realizzazione dell'opera fino al 2034. Il 2026 viene indicato come l'anno di avvio delle attività preliminari sul territorio, dalle procedure espropriative alle bonifiche, fino all'allestimento dei campi base.
Il quadro che emerge dal bilancio è quindi diverso dalla narrazione di un'opera già lanciata verso la costruzione. Da un lato c'è una struttura societaria che assume personale, riorganizza uffici e prepara la macchina operativa. Dall'altro ci sono finanziamenti europei da restituire per ritardi autorizzativi, un contenzioso da 700 milioni ancora formalmente pendente e un percorso amministrativo che necessita di ulteriori passaggi prima dell'apertura effettiva dei cantieri.
A raccontarlo, questa volta, non sono le polemiche politiche. Sono i numeri e le annotazioni contenute nel bilancio della stessa Società Stretto di Messina.