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04/02/2026 ore 15.42
Attualità

Porto di Crotone, l’Usb aderisce allo sciopero internazionale e denuncia «traffici oscuri e navi militari»

Il sindacato si dice preoccupato per la sicurezza e invita a partecipare al presidio per chiedere verità sui carichi in transito e lo stop della militarizzazione: «La Calabria non sia complice della guerra»

di Redazione Attualità

«Cosa sta succedendo davvero nel porto di Crotone? Mentre la città dorme, le banchine sono diventate uno snodo cruciale per la logistica militare internazionale. Senza che la cittadinanza sia informata, lo scalo è stato integrato nei piani di riarmo, trasformandosi in una piattaforma di transito per armamenti diretti verso scenari di conflitto o esercitazioni Nato». È quanto si legge in una nota dell’Usb Calabria – Lavoro Privato.

«I dati di tracciamento marittimo – prosegue la nota – parlano chiaro. La presenza di navi Ro-Ro come la Capucine (IMO 9539066) e la Severine (IMO 9539078) è ormai sistematica. La Capucine ha registrato punte di traffico record a Crotone, con 14 attracchi recenti, soste fino a 48 giorni e carichi documentati da osservatori indipendenti come Weapon Watch, che in altri porti italiani – tra cui Monfalcone e Piombino – hanno segnalato il trasporto di esplosivi (classe IMO 1.4) e materiale bellico. La Severine, già documentata per il trasporto di mezzi militari pesanti e blindati in porti come Bari e Ortona, risulta aver effettuato molteplici scali anche a Crotone, inclusi movimenti sospetti nel dicembre 2025».

«Queste imbarcazioni, spesso noleggiate dal Ministero della Difesa tramite operatori logistici come DSV, collegano il porto di Crotone a scali del Nord Europa e della Romania, oggi snodi fondamentali per i rifornimenti militari diretti verso il fronte ucraino – dichiara l’Usb –. La preoccupazione per la sicurezza è massima. Crotone ha già pagato un tributo di sangue altissimo: l’esplosione del rimorchiatore del 31 agosto 2022 è una ferita ancora aperta. Autorizzare il transito di esplosivi in un porto che si è già dimostrato insicuro anche per le normali attività civili è una scelta irresponsabile. I lavoratori operano su carichi coperti, senza protocolli specifici e senza alcuna trasparenza, rischiando la vita per una guerra che non appartiene a questo territorio».

«Mentre il Governo spende miliardi per armi e sostiene i conflitti in Ucraina e a Gaza, la Calabria continua a crollare. Dopo il devastante ciclone Harry, le risorse per la messa in sicurezza del territorio non si trovano mai. Per la guerra, invece, i fondi sembrano illimitati. Non accettiamo che il nostro mare diventi un’autostrada per il massacro», aggiunge il sindacato.

E conclude: «Per queste ragioni Usb Calabria conferma l’adesione allo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio e promuove un presidio al porto di Crotone, alle ore 17. Invitiamo la cittadinanza, le associazioni e le realtà sociali a partecipare per chiedere verità sui carichi in transito e lo stop immediato alla militarizzazione del nostro territorio. La Calabria vuole lavoro e pace, non essere complice della guerra».

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