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05/05/2026 ore 16.19
Attualità

Prove Invalsi, salari e riforma degli istituti tecnici: la scuola scende in piazza. Scioperi in tutta Italia

Due giorni di manifestazioni organizzate dai sindacati. A protestare anche i giovani di Cambiare rotta «al fianco dei lavoratori della formazione, contro tagli e militarizzazione delle università»

di Redazione Attualità

Sono previsti scioperi e manifestazioni domani e dopodomani nel mondo della scuola.

Iniziano i Cobas e l'Usb che hanno indetto uno sciopero nazionale con manifestazioni territoriali e un presidio nella Capitale domani 6 maggio alle 10 davanti al ministero dell'Istruzione.

La protesta riguarda istituti di ogni ordine e grado e punta, tra le altre cose, a contestare le prove Invalsi, definite «quiz inutili e dannosi» che «non hanno determinato sviluppi positivi nel sistema educativo» e «non misurano competenze», oltre ad aver diffuso la pratica del «teaching to test».

Tra le rivendicazioni anche il recupero salariale, con richiesta di «almeno il 30% del potere d'acquisto» per docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata), a fronte di aumenti ritenuti insufficienti rispetto all'inflazione.

Si chiede, inoltre, il ritiro della riforma degli istituti tecnici, giudicata causa di «abbassamento della qualità» e «aumento delle diseguaglianze educative».

I lavoratori aderenti alla Flc Cgil incroceranno le braccia il 7 maggio contro la riforma degli istituti tecnici «per fermare - afferma il sindacato - una riforma sbagliata e dannosa, che colpisce al cuore la qualità dell'istruzione pubblica e il futuro di studenti, studentesse, lavoratrici e lavoratori».

Per la segretaria Flc Cgil Gianna Fracassi, «la riforma dei tecnici attraverso tagli pesanti a discipline fondamentali, sia di cultura generale che professionalizzanti, comporterà un drastico ridimensionamento del monte ore e un impoverimento generale dell'offerta formativa, oltre che il rischio concreto di tagli agli organici e aumento del sovrannumero tra il personale docente e Ata».

«Si tratta di una scelta politica precisa - chiosa la segretaria della Flc - subordinare l'istruzione alle esigenze delle imprese, indebolendo il valore nazionale del titolo di studio e accentuando le disuguaglianze territoriali, con un intervento che svuota il ruolo della scuola come presidio costituzionale di formazione critica e libera e la riduce a strumento funzionale alle esigenze produttive locali».

L'Unione sindacale di base protesta domani e dopodomani «contro la militarizzazione della scuola e della società, contro la leva obbligatoria, contro la riforma degli istituti tecnici e professionali e contro le nuove linee guida dei licei», dichiara l'Usb che invita anche al boicottaggio delle prove Invalsi e denuncia un rinnovo contrattuale con «salari vergognosi mentre l'inflazione cresce».

A Torino giovedì 7 maggio sono previsti due cortei, sit-in sono previsti il 6 e il 7 anche a Firenze.

I giovani di Cambiare rotta annunciano che il 7 maggio scenderanno in piazza in tutta Italia, «come studenti, al fianco dei lavoratori della formazione, contro tagli e militarizzazione delle università, per un'università libera dai fascisti e realmente accessibile per i giovani delle fasce popolari».

L'8 maggio, «nella giornata internazionale di mobilitazione contro la leva militare, saremo in assemblea giovanile a Piazza Vittorio a Roma, contro chi ci nega il futuro e vorrebbe trascinarci in guerra reintroducendo la leva, contro chi diffonde esclusione e razzismo e rilancia politiche di remigrazione».