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14/03/2026 ore 16.07
Attualità

Purché se ne parli (ma non si capisca niente): perché il governo usa Gratteri come arma di distrazione di massa sulla riforma

La gaffe di Giusi Bartolozzi e il tentativo di mascherarla con «le frasi minacciose» del procuratore di Napoli. Le provocazioni, il caso (inesistente) su Sal Da Vinci e il boomerang sui sostenitori del Sì. E spunta la norma firmata da due calabresi di Fi contro le apparizioni dei magistrati in tv

di Alessia Truzzolillo

Qualcuno l’ha già ribattezzata la “norma anti-Gratteri”. Si tratta di un emendamento presentato da Forza Italia al decreto Pnrr in discussione in commissione Bilancio alla Camera. «Una mossa che ha un significato politico chiaro in vista della consultazione sulla separazione delle carriere del 22-23 marzo: iniziare a mandare segnali ai magistrati che non si dimostrano “imparziali” nelle posizioni pubbliche», scrive il giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini.
L’emendamento è firmato da tre deputati di Forza Italia: il vicepresidente della commissione antimafia Maurizio D’Attis, il vice-capogruppo Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile. Si propone di intervenire duramente sull’attività extra-giudiziale (per esempio convegni, conferenze o ospitate tv) dei magistrati. Un giudice rischia di incorrere in sanzioni disciplinari quando mette in atto «ogni altro comportamento tale da «compromettere l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell’appartenenza». Una norma generica e tutta da interpretare ma sibillina.

Referendum, Gratteri: «Non volevo minacciare Il Foglio. Io del Pd? Ma se al Csm non mi hanno mai votato...»

Screditare il procuratore di Napoli

Perché un dato è chiaro: nel braccio di ferro politico/mediatico tra sostenitori del Sì (il governo) e sostenitori del No (Gratteri): la parola d’ordine è screditare il procuratore di Napoli, un magistrato che tra meno di due anni andrà in pensione e che si sta battendo contro l’entrata in vigore di questa riforma costituzionale sull’assetto della magistratura senza nessun tornaconto personale. Ha tutto da perdere e nulla da guadagnare, Nicola Gratteri, giudice sotto scorta dal 1989. «Non farò mai carriera perché dico sempre quello che penso», ha sempre affermato.
E anche se oggi è a capo della Procura più grande d’Italia bisogna ricordare le nomine mancate alla Dna e a capo del Dap. I sostenitori del Sì puntano a far passare una riforma che dovrebbe fermare le ingerenze delle correnti sulle decisioni del Consiglio superiore della magistratura. Eppure l’uomo di punta per il No di questa campagna referendaria non ha mai nascosto di non essere mai stato iscritto a nessuna corrente della magistratura.
È un puntuto sassolino nella scarpa, Gratteri, per questo governo di centrodestra. Alla faccia di chi lo ha sempre descritto come una sorta di poliziotto fascista.
Ora lo vogliono futuro candidato con il Pd.
Ma lui ricorda che gli esponenti laici del Partito democratico nel Csm non lo hanno mai votato.

Da Sal Da Vinci a Giusi Bartolozzi

Dice di essere un uomo con i nervi d’acciaio e di non fare falli di reazione. Ma dalli e dalli si rompono anche i metalli. E Gratteri si è incrinato all’ennesima provocazione del quotidiano Il Foglio. Su Sal Da Vinci poi. Non si può nemmeno scherzare. Da Gramellini aveva ironizzato dicendo che il cantante di “Per sempre Sì” avrebbe votato No. L’avete capita la battuta?
Ma dal Foglio sono andati a sfriculiare per l’ennesima volta. Questa volta Gratteri ha risposto con durezza: «Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti. Nel senso che tireremo una rete».
Intendeva dire che li avrebbe querelati. Ma ne hanno fatto un caso mediatico con tanto di solidarietà da parte del governo al giornale.
Tajani, Zangrillo, Gasparri, Costa e altri. Tutti contro le «frasi minacciose».

Il bailamme su Gratteri coincide quasi, cronologicamente, con il caso Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nel corso di un confronto con Ilaria Cucchi (Pd) si è lasciata andare a frasi del tipo: «Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione». Parole che provengono da una magistrata che lavora per e rappresenta il ministero della Giustizia.
È dovuto intervenire Nordio per scusarsi e far scusare la stessa Bartolozzi.
Incalzato dai giornalisti sull’affaire Bartolozzi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha provato con l’arma di distrazione di massa: «Mi dovreste domandare del caso Gratteri. Ha detto che “facciamo i conti dopo il referendum”. Sono espressioni che mi mettono paura». I cronisti, però, non mollavano sulla capo di gabinetto di Nordio ma Tajani tosto: «Ma perché non mi rispondete su Gratteri?».
Intanto Gratteri macina interviste, è corteggiatissimo dalle reti televisive e – podio della popolarità – è stato imitato da Maurizio Crozza
L’arma di distrazione di massa rischia di diventare un boomerang per i sostenitori del Sì.

Purché se ne parli

La partita tra Sì e No, dicono i sondaggi, si giocherà ai rigori il 22 e 23 marzo. Il mood adesso è attirare l’attenzione, nel bene o nel male purché se ne parli, direbbe Oscar Wilde.
Oggi ad attirare l’attenzione è stata la camera penale di Cosenza che ha pubblicato una rivista con in prima pagina la vignetta di un Nordio muscoloso che, in stile eroe celtico, taglia a metà con un’ascia un uomo bicefalo mezzo pm e mezzo giudice. Purché se ne parli…