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19/01/2026 ore 08.11
Attualità

Quando Berlusconi vide lontano: LaC, da scommessa locale ad attore nazionale dell’informazione

VIDEO | Il 20 novembre 2014 ad Arcore l’allora presidente del Consiglio ascoltò e confermò la visione di un progetto editoriale che muoveva appena i primi passi. L’intuizione di Domenico Maduli e una visione capace di coniugare territorio, qualità e ambizione 

di Francesco Vilotta

Ci sono date che, col tempo, smettono di essere semplici coordinate cronologiche e diventano passaggi di senso. Non perché segnino un evento eclatante, ma perché intercettano una direzione. Il 20 novembre 2014 è una di queste. Ad Arcore, Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, ascoltò e confermò la visione di un progetto editoriale che muoveva appena i primi passi ma che già mostrava una traiettoria chiara, riconoscibile, ambiziosa: il network LaC.

In un sistema mediatico italiano complesso, spesso appesantito da inerzie strutturali, da modelli esausti e da una cronica difficoltà a rinnovarsi davvero, quello sguardo non fu né rituale né di cortesia. Fu uno sguardo politico nel senso più alto del termine: capace di leggere il presente ma, soprattutto, di intravedere il futuro. Berlusconi è stato, nel bene e nel male, una figura divisiva e centrale della storia repubblicana. Lo si è discusso, contestato, analizzato a lungo. Ma resta un dato difficilmente aggirabile: con Mediaset ha rivoluzionato il sistema dei media italiani, anticipando linguaggi, formati, modelli industriali, e modificando in modo irreversibile il rapporto tra informazione, intrattenimento e pubblico.

Quello stesso sguardo pragmatico, capace di riconoscere i segnali deboli prima che diventino evidenti, lo portò allora a comprendere che LaC non sarebbe rimasta una scommessa locale. Che quell’esperienza calabrese, nata lontano dai tradizionali centri di potere mediatico, aveva tutte le condizioni per trasformarsi in un progetto editoriale strutturato, credibile, capace di crescere senza snaturarsi. Alla base di quella visione c’era l’intuizione di Domenico Maduli, editore visionario, che ha immaginato LaC non come un semplice contenitore di notizie, ma come un ecosistema informativo capace di tenere insieme territorio, qualità e ambizione nazionale. Una scommessa industriale e culturale insieme, fondata sull’idea che l’informazione, per essere davvero libera, debba prima di tutto essere solida, indipendente e riconoscibile.

A distanza di oltre dieci anni, quella lettura si impone come un fatto. I numeri, oggi, raccontano una storia che va ben oltre ogni previsione iniziale. Al 31 dicembre 2025 il mondo LaC ha superato i 100 milioni di visualizzazioni complessive. Le testate del Gruppo Pubbliemme, con Lacnews24.it come ammiraglia affiancata dalle realtà territoriali, hanno raggiunto livelli che fino a pochi anni fa apparivano semplicemente irraggiungibili per un progetto nato in Calabria.

Eppure, fermarsi ai numeri sarebbe riduttivo. Perché nell’ecosistema dell’informazione digitale contemporanea le metriche, da sole, non certificano la qualità. Possono indicare attenzione, velocità, diffusione. Ma non dicono nulla, se non accompagnate da una visione editoriale solida, da una linea riconoscibile, da un’etica professionale capace di resistere alla tentazione del sensazionalismo e del consenso facile.

È su questo terreno, ben più impervio, che LaC ha costruito la propria identità.

La Calabria è una risorsa e merita il meglio, auguri e buon 2026 a chi ha voglia di ritrovarsi

Un’identità fondata su un principio semplice e tutt’altro che scontato: l’informazione come servizio pubblico, anche quando è privata. Un’informazione capace di partire dal territorio senza restarne prigioniera, di raccontare il locale come chiave di lettura del nazionale, e il nazionale come riflesso di dinamiche globali. Un modello che ha scelto di non abbassare il tono, di non semplificare eccessivamente la complessità, di non trasformare la cronaca in rumore.

«Un anno rivelatore per la Calabria e per il network LaC che conquista 100 milioni di visualizzazioni». La formula è efficace, ma rischia di non restituire fino in fondo il significato di quel traguardo. Perché ciò che quei numeri raccontano davvero è un’altra storia: la dimostrazione che anche dal Sud può nascere un’informazione competitiva, autorevole, capace di reggere il confronto con i grandi player nazionali. Non per imitazione, ma per identità. Non per rincorsa, ma per costruzione paziente.

Il 2025: un anno rivelatore per la Calabria e per il network LaC che conquista 100 milioni di visualizzazioni

In un’epoca in cui l’informazione è spesso compressa tra algoritmi opachi, polarizzazioni artificiali e una crescente sfiducia dei lettori, LaC ha scelto una strada più difficile: quella della riconoscibilità. Essere riconoscibili non per lo scandalo, ma per la serietà. Non per l’urlo, ma per la continuità. Non per la fedeltà a un potere, ma per l’autonomia del giudizio. È una scelta editoriale che comporta responsabilità, rischi, talvolta isolamento. Ma è anche l’unica che consente, nel lungo periodo, di costruire fiducia.

Con questo patrimonio il network si avvia al 2026 non come una realtà emergente, ma come un attore ormai maturo dell’informazione italiana. Le sfide che attendono il settore sono evidenti: nuovi linguaggi, nuovi formati, l’intelligenza artificiale, la trasformazione delle abitudini di consumo, il rapporto sempre più fragile tra velocità e profondità. LaC le affronta con una consapevolezza che nasce dalla propria storia: innovare senza rinnegare, crescere senza disperdersi, cambiare senza perdere il senso del proprio ruolo.

Quella del network LaC è una storia nata in Calabria, riconosciuta da chi seppe guardare lontano quando era ancora agli inizi, e costruita giorno dopo giorno da un progetto editoriale che ha scelto la qualità come orizzonte. Oggi parla a un pubblico molto più ampio, ma continua a farlo con la stessa ambizione originaria: dimostrare che l’informazione, quando è libera, rigorosa e responsabile, non ha bisogno di centri o periferie. Ha bisogno solo di visione, credibilità e tempo.

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