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29/04/2026 ore 06.15
Attualità

Niente fuga dagli atenei calabresi, il reddito di merito non serve: in due anni migrazione universitaria in calo del 10%

La manovra voluta dal presidente Occhiuto si proponeva di far restare in Calabria gli studenti, ma dal 2022 al 2024 più di mille immatricolati hanno preferito le strutture calabresi a quelle fuori regione e senza propulsori economici a fare da traino. E attenzione alle medie voto diffuse da Almalaurea

di Francesco La Luna

Migrazione universitaria? C’è, ma è minima. Il cruccio del presidente Roberto Occhiuto, che con il reddito di merito vorrebbe mantenere gli studenti calabresi in Calabria, viene rivelato dai dati del Ministero dell’Università e della Ricerca come un problema decisamente secondario, se non terziario, per la nostra regione. Anzi, come un problema già in fase di risoluzione avanzata. Questo perché, a prescindere dagli incentivi economici presentati in pompa magna dal titolare della Cittadella, tanti immatricolati calabresi (e non solo) già da molto tempo decidono di restare a studiare nei quattro Atenei sparsi dal Pollino allo Stretto.

I numeri della (non) migrazione universitaria

Come emerge dall’analisi dei dati diffusi dal Ministero dell’Università e della Ricerca, infatti, rispetto anche a soli due anni fa, senza nessun reddito di merito, la migrazione universitaria è calata del 10 per cento. Una cifra impressionante, soprattutto se si conta che i numeri posti sotto esame riguardano gli anni accademici 2022/’23 e 2024/’25.

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Nel 2022/’23 gli studenti residenti in Calabria che studiavano fuori dalle università regionali erano 3.633, pari al 36,32% del totale, ammontante a 10.001 studenti. Nell’anno accademico 2024/’25, invece, i dati del Ministero di riferimento portano a un numero ben diverso: su 10.099 studenti universitari residenti in Calabria, ad aver lasciato la regione sono appena 2.718, pari al 26,91% del totale. Questo significa un aumento di un centinaio di universitari e, contestualmente, una diminuzione di dieci punti percentuali sulla migrazione universitaria che il reddito di merito si propone di eliminare (nonostante, seppur in minima parte, sia presente anche in regioni del Nord Italia). 

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Gli immatricolati calabresi che invece decidono di restare nelle aule delle Università regionali sono 7.381, un numero considerevole se si conta che dei nuovi immatricolati ce ne sono anche 303 che arrivano da fuori regione e soprattutto un aumento in termini assoluti rispetto al 2022/’23, un arco di tempo di poco più di 700 giorni, quando gli iscritti agli Atenei calabresi residenti nella nostra regione erano 6.368.

I dati Almalaurea e i rischi del reddito di merito

Le Università calabresi, insomma, non soffrono di particolari addii ai monti, anzi: gli immatricolati aumentano ogni anno e senza reddito di merito. E a proposito della manovra fortemente voluta da Occhiuto, vale la pena anche dare un’occhiata ai dati diffusi da Almalaurea sulle votazioni degli studenti calabresi nel 2024, l’ultimo disponibile. Prendendo soltanto come campione la più grande Università calabrese, l’Unical, con circa 23.500 iscritti, la media voto di tutti i laureati fra i cubi di Arcavacata è di 25,9, appena un punto percentuale sotto la soglia minima per accedere al reddito. 

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Non solo: analizzando ancora più a fondo, si vede come i laureati in materie letterarie e umanistiche (da Lettere a Storia e Filosofia passando per Beni Culturali) abbiano una media voto pari a 27,1 e solo il 50% di loro non si è laureato in corso. Questo significa che, prendendo come campione soltanto la metà di una specifica facoltà (Lettere e Beni Culturali, che nell’anno accademico 2024/’25 ha contato 244 iscritti) di una singola univerisità (Unical) e tenendo come base il minimo, la Regione dovrebbe elargire già 732mila euro sui 15 milioni a disposizione. Non è molto, ma si parla di 122 universitari sui 40mila circa che affollano le aulee degli Atenei calabresi. E, se calato in questa prospettiva, il plafond sembra non bastare.