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02/03/2026 ore 10.00
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Referendum, Di Matteo sta con Gratteri: «Ha ragione, voteranno Sì mafiosi, corruttori e massoni deviati»

Confronto politico sempre più accesso con l’avvicinarsi della data della consultazione. Il magistrato ribadisce i concetti già espressi dal procuratore di Napoli e il centrodestra insorge. Il figlio di Licio Gelli: «Anche la P2 voleva la separazione delle carriere» 

di Redazione Attualità

Con l’avvicinarsi del referendum sulla separazione delle carriere, il confronto politico si fa sempre più acceso. A infiammare il dibattito sono state soprattutto le parole del magistrato Nino Di Matteo, intervenuto alla presentazione del libro di Marco Travaglio dedicato alle ragioni del no.

Nel suo intervento, Di Matteo ha dichiarato di condividere la posizione del procuratore Nicola Gratteri e ha affermato che "assieme alle persone perbene che voteranno sì" al referendum, "voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi". Una presa di posizione netta, accompagnata da una spiegazione altrettanto diretta: ciò avverrebbe "per un motivo fondamentale: gli autori della riforma, in questo momento la campagna referendaria per il sì, partono dal quotidiano esercizio di denigrazione della magistratura".

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Secondo il magistrato, la posta in gioco non riguarda soltanto l’assetto delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ma il rapporto tra magistratura e opinione pubblica. E "la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata". Di Matteo ha poi aggiunto: "Quando ci bombardano di giudizi negativi sulla magistratura, dal caso Garlasco a quello Tortora, la delegittimano agli occhi del popolo - spiega Di Matteo - e parlano alla pancia di coloro i quali hanno interesse, per la loro stessa essenza, ad una delegittimazione della magistratura. E questi sono i massoni, i mafiosi, coloro i quali temono il controllo della magistratura".

Parole che hanno immediatamente scatenato la reazione del centrodestra.

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Referendum, le reazioni politiche alle parole di Di Matteo

Durissima la replica della sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, che ha definito le dichiarazioni "indegne e inaccettabili - tuona da Forza Italia la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano -. Attribuire, in maniera generalizzata e suggestiva, il voto favorevole al referendum a mafiosi, massoni e criminalità organizzata significa scendere su un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale di un magistrato della Repubblica".

Sulla stessa linea il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, che parla di "È il delirio di un invasato animato dal pregiudizio".

Nel frattempo il dibattito si allarga anche ad altri fronti. Fa discutere l’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano da Maurizio Gelli, figlio di Licio Gelli, secondo cui la separazione delle carriere darebbe attuazione alle idee del padre. Un passaggio che le opposizioni leggono come un ulteriore motivo di contrarietà alla riforma. "E' pericoloso e viene da molto lontano, da un passato oscuro che in Italia non vuole passare mai e in cui, come dice suo figlio, è ancora attuale il copyright di Licio Gelli", afferma il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini.

Dal centrodestra arriva la controreplica della senatrice Antonella Zedda: "Il piano della P2 prevedeva anche la riduzione del numero di parlamentari e nel programma dei 5Stelle era prevista la separazione delle carriere. Se la riforma della giustizia è di stampo 'piduista', i 5Stelle sono i naturali eredi di Gelli e della P2?".

Referendum, il governo invita ad abbassare i toni

A intervenire sono anche i vicepremier. Antonio Tajani invita a evitare lo scontro: "I nostri avversari vogliono trasformare questo referendum in una rissa politica, non caschiamo in questa trappola - avverte Antonio Tajani -. I cittadini daranno il giudizio sul governo nel 2027". Matteo Salvini sottolinea invece che "Con il sì al referendum, anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano potranno essere sanzionati".

Intanto, a Roma, Giuseppe Conte richiama il tema sollevato nelle ultime ore: "Gelli ha rivendicato il copyright. Nel piano di rinascita c'è scritto separazione delle carriere", definendolo "un piano sofisticatissimo".

Il confronto resta acceso, mentre la campagna referendaria entra nel vivo e le posizioni, giorno dopo giorno, si fanno sempre più polarizzate.