Referendum Giustizia: la partita è aperta, favorito il No con l’affluenza al 40%. Il governo osserva con apprensione
La campagna referendaria resta dominata dai toni politici e dalla mobilitazione delle «curve». Il sondaggio di Pagnoncelli: l’affluenza sarà decisiva. Un risultato sfavorevole al Sì potrebbe pesare sul futuro della maggioranza
Tra poco più di un mese gli italiani voteranno sul referendum costituzionale per la Giustizia. La partecipazione incerta e il recupero del No rendono l’esito aperto, con possibili ripercussioni politiche sul governo. Tutti dati che emergono dal sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera. La partita è sempre più tesa e politica: le conseguenze sono imprevedibili, specie se il recupero del No dovesse proseguire.
La campagna: toni politici e contenuti messi da parte
La campagna referendaria è dominata dai conflitti politici più che dal dibattito sui contenuti. Come si osserva dai video recenti, si tende a mobilitare gli elettori e «a caricare le curve», usando toni estremi: chi vota No viene paragonato agli estremisti di Askatasuna, chi vota Sì ai fascisti che fanno il saluto romano.
Al momento, solo il 10% degli italiani si dichiara molto informato, il 36% abbastanza, mentre oltre la metà afferma di saperne poco o nulla. L’importanza percepita del referendum varia: il 38% lo considera molto importante, il 22% almeno un po’, e il 40% di scarsa o nulla rilevanza.
Opinioni sui punti chiave della riforma
Le opinioni sui singoli aspetti sono divise quasi equamente. Il 27% ritiene che la riforma ristabilisca l’equilibrio tra i poteri, il 25% pensa il contrario; il 25% vede un rafforzamento dell’autonomia dei magistrati, il 24% teme una limitazione. Maggiore consenso c’è su separazione delle carriere e controllo della responsabilità dei magistrati (30% contro 24%).
Il nodo della partecipazione: scenari e distacchi
La vera incognita resta la partecipazione: solo il 36% si dichiara certo di recarsi al voto, il 16% probabilmente lo farà, mentre quasi la metà (48%) probabilmente o sicuramente diserterà.
Sono tre gli scenari principali descritti dal sondaggio: partecipazione 40–41%: lieve prevalenza del No (50,6% contro 49,4% Sì), indicativa di mobilitazione maggiore tra i contrari; partecipazione 46%: il Sì supera il No (51,5% contro 48,5%), distacco ridotto ma segnala recupero del consenso; partecipazione 52%: vittoria più netta del Sì (53,7% contro 46,3%), scenario massimo oggi ipotizzabile.
Gli elettori dei partiti di governo sono solidi sul Sì, mentre tra le opposizioni il consenso cresce con l’aumento della partecipazione: Pd 10–14%, M5S stabile al 24%, altre liste 27–33%. Le stime del risultato al momento sono aperte e difficili da definire in un senso o nell’altro.
Impatto politico di un eventuale No
Una bassa partecipazione favorirebbe il No, mentre un maggior afflusso spingerebbe il Sì, anche tra gli elettori del centrosinistra. Per il governo, quindi, il risultato è delicato: una sconfitta del Sì potrebbe avere ricadute significative sulle forze della maggioranza, influenzando stabilità dell’esecutivo e futuro politico della legislatura.