Referendum giustizia, le ragioni del Sì per Affatato: «Rafforza la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario»
Separare giudici e pm e introdurre criteri di responsabilità chiari migliora trasparenza, equilibrio e fiducia dei cittadini, senza compromettere l’autonomia dei magistrati: parla l’architetto e fondatore del partito Libertà e Democrazia
Giancarlo Affatato è un architetto e imprenditore calabrese con una lunga esperienza internazionale. Nel corso della sua attività professionale ha sviluppato progetti innovativi nel campo della sanità e dell’organizzazione dei servizi, tra cui il modello del “Parco della Salute”, pensato come una comunità sanitaria integrata capace di superare il tradizionale sistema delle residenze sanitarie assistenziali.
Affatato è anche fondatore e segretario nazionale del partito Libertà e Democrazia (LeD), una formazione politica che si ispira ai valori della Dottrina sociale della Chiesa e che pone al centro della propria azione temi come sanità, istruzione, lavoro, sicurezza e politiche sociali.
Il progetto politico di LeD mira a riportare fiducia nella politica e a rappresentare quella parte di elettorato – in particolare cattolico – che negli ultimi anni si è progressivamente allontanata dalle urne. L’obiettivo dichiarato non è ricostruire la Democrazia Cristiana, ma costruire un progetto politico moderno, radicato nei valori cristiani e capace di affrontare le sfide del presente.
In questa intervista Affatato interviene anche sul dibattito sui referendum sulla giustizia, spiegando le ragioni del SÌ e la visione politica del suo movimento. Il 13 marzo su questi temi LeD terrà una iniziativa pubblica a Gizzeria.
I promotori del SÌ sostengono che questi referendum rappresentino un passo necessario per riequilibrare i poteri nella giustizia italiana. È davvero così?
La riforma punta a garantire maggiore responsabilità e trasparenza nel sistema giudiziario. Tra gli obiettivi principali c’è la separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri, per rendere il processo più equilibrato e avvicinarlo al modello accusatorio adottato in molti Paesi occidentali.
Si punta inoltre ad aumentare la responsabilità dei magistrati, con meccanismi di valutazione più chiari, a ridurre le distorsioni legate al correntismo interno e a rafforzare la tutela degli indagati e degli imputati, valorizzando il principio della presunzione di innocenza.
Secondo i promotori, il referendum può anche contribuire a superare l’immobilismo della politica e avviare cambiamenti concreti nel sistema giudiziario.
Uno dei punti centrali riguarda la separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri. In che modo il SÌ può rafforzare l’imparzialità del processo?
Separare le funzioni significa garantire maggiore equidistanza tra accusa e giudizio. Il pubblico ministero svolge il ruolo di accusa e non dovrebbe avere un’influenza eccessiva nella fase decisionale. Questa distinzione riduce il rischio di condizionamenti e permette ai giudici di decidere in modo più autonomo, basandosi esclusivamente sulle prove. Inoltre rende il processo più comprensibile e trasparente agli occhi dei cittadini, rafforzando la fiducia nel sistema giudiziario. Si tratta di un modello già diffuso in molti Paesi europei.
Il tema della responsabilità dei magistrati è da anni al centro del dibattito pubblico. Votare SÌ significa davvero aumentare trasparenza e controllo senza compromettere l’autonomia della magistratura?
L’obiettivo è proprio trovare un equilibrio tra responsabilità e autonomia. Il SÌ punta a introdurre criteri di valutazione più chiari e oggettivi sul lavoro dei magistrati, aumentando la trasparenza e la responsabilità professionale.
Allo stesso tempo l’indipendenza della magistratura deve rimanere garantita, evitando qualsiasi interferenza politica nelle decisioni giudiziarie. In sostanza si tratta di migliorare la governance interna della magistratura, rafforzando la fiducia dei cittadini senza mettere in discussione l’autonomia dei giudici.
Molti cittadini percepiscono una giustizia lenta e distante. I referendum possono davvero rendere il sistema più efficiente?
La riforma può contribuire a migliorare il funzionamento della giustizia, ma non rappresenta l’unica soluzione. La separazione delle funzioni e una maggiore responsabilità possono favorire maggiore efficienza e trasparenza.
Tuttavia servono anche investimenti in personale, tecnologia e infrastrutture, oltre a una migliore organizzazione del lavoro nei tribunali e una maggiore collaborazione tra le istituzioni.
I referendum possono essere quindi un primo passo, ma devono inserirsi in una riforma più ampia del sistema.
Il SÌ viene presentato come una risposta alla crisi di credibilità della giustizia. Può essere davvero l’occasione per voltare pagina?
Può rappresentare un’opportunità importante. Le riforme proposte introducono meccanismi più moderni e in linea con gli standard europei e potrebbero contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini nella magistratura.
Naturalmente tutto dipenderà dalla capacità di attuare concretamente le riforme e di superare eventuali resistenze al cambiamento.
I sostenitori del No parlano di rischi per l’indipendenza dei magistrati. Quali garanzie offre invece il Sì?
Il principio dell’indipendenza della magistratura resta intatto. La separazione delle carriere, ad esempio, impedisce il passaggio da una funzione all’altra, evitando possibili conflitti di interesse. Si punta inoltre a un Consiglio Superiore della Magistratura più equilibrato e a criteri di valutazione più trasparenti e oggettivi. L’idea è che autonomia e responsabilità possano convivere, rafforzando complessivamente la credibilità del sistema giudiziario.
Quali sono invece gli obiettivi politici del partito Libertà e Democrazia?
Il nostro obiettivo è ricostruire il rapporto tra cittadini e politica, dando voce a quella parte del Paese che oggi si sente lontana dalle istituzioni.
Il partito si ispira ai valori della Dottrina sociale della Chiesa e pone al centro del proprio programma il sostegno alla famiglia, alla scuola, alla sanità e alle fasce più fragili della società.
Vogliamo promuovere politiche a favore della natalità, del lavoro e della coesione sociale, rilanciando allo stesso tempo il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale.
Il progetto politico di Libertà e Democrazia parte dalle elezioni amministrative e mira a costruire progressivamente una presenza nazionale.