Referendum, Gratteri: «Non volevo minacciare Il Foglio. Io del Pd? Ma se al Csm non mi hanno mai votato...»
Il procuratore di Napoli attacca la riforma della giustizia («non risponde ai bisogni dei cittadini») e replica alle polemiche mediatiche. E a chi elogia il sistema Usa per spingere il Sì dice: «Casi aberranti, avrei paura di vivere negli Stati Uniti»
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri torna a criticare con durezza la riforma della giustizia e il referendum sulla separazione delle carriere. In un’intervista a Sky TG24, il magistrato sostiene che il provvedimento «non risponde ai bisogni di giustizia dei cittadini».
Secondo Gratteri, la riforma non inciderebbe sui problemi reali del sistema giudiziario. «Non velocizza di un secondo le decisioni sulle sentenze né migliora l’efficienza», afferma. Per il procuratore si tratta inoltre di un intervento calato dall’alto: «È una riforma imposta senza una vera discussione parlamentare».
Il magistrato richiama anche il pensiero dei padri costituenti, ricordando come al centro del loro lavoro vi fosse «il bilanciamento dei poteri». Per questo motivo, a suo giudizio, modificare sette articoli della Costituzione senza un confronto approfondito in Parlamento rappresenterebbe «una forzatura».
Le polemiche con i giornali
Nel corso dell’intervista, Gratteri ha anche risposto alle polemiche nate dopo alcune frasi rivolte a un giornalista de Il Foglio, respingendo l’accusa di aver lanciato minacce.
«Non era mia intenzione minacciare. Chi mi conosce sa quanto stimi il giornalismo», ha spiegato. Il procuratore sostiene però di essere bersaglio da mesi di attacchi mediatici: «Ci sono diversi giornali che ogni mattina mi attaccano scrivendo cose false, in tutto o in parte».
Gratteri precisa che al momento è concentrato sul suo lavoro a Napoli e sulla campagna per il referendum. «Sto usando giorni di ferie per andare in giro a parlare per il No», afferma, aggiungendo che solo dopo il voto valuterà eventuali azioni legali contro articoli ritenuti diffamatori.
Il nodo del Csm e il sorteggio
Il procuratore interviene anche sulla questione del sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Alcuni sostenitori del sì al referendum, osserva, continuano a sostenere che lui sia favorevole a questa soluzione.
«È falso», ribatte. «Il ragionamento che avevo fatto anni fa era diverso da questo modello, che considero una mezza truffa».
Secondo Gratteri, il problema riguarderebbe soprattutto la componente laica del Csm: i membri indicati dal Parlamento finirebbero per rispondere alla maggioranza politica del momento. «La parte laica sarebbe creazione di chi governa in quel momento», sostiene, ricordando anche il confronto politico tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la leader dell’opposizione Elly Schlein.
La critica alla separazione delle carriere
Uno dei punti centrali del referendum riguarda la separazione tra pubblico ministero e giudice. Per Gratteri il paragone spesso usato dai sostenitori della riforma – quello della partita di calcio con l’arbitro e le due squadre – sarebbe fuorviante.
«Le due squadre non giocano con le stesse regole», spiega. «Il pubblico ministero ha l’obbligo di cercare anche prove a favore dell’indagato, cosa che l’avvocato non deve fare».
Il procuratore sottolinea inoltre che gran parte del lavoro delle procure riguarda le richieste di archiviazione. «Se il pubblico ministero non è convinto che gli elementi bastino per arrivare a una condanna, chiede l’archiviazione», osserva, ricordando che questa attività rappresenta una parte consistente del lavoro degli uffici giudiziari.
Per questo motivo, separare le carriere significherebbe – a suo avviso – snaturare il ruolo del pubblico ministero, trasformandolo nel «frontman della polizia giudiziaria».
Il paragone con gli Stati Uniti
Gratteri critica anche il riferimento agli Stati Uniti, spesso citati come modello dai sostenitori della separazione delle carriere.
«Abbiamo visto casi aberranti», afferma, ricordando episodi di uso della forza da parte delle autorità che non hanno portato a processi. «Mi portate come modello gli Stati Uniti? Io avrei paura di vivere negli Usa, perché conosco bene quel sistema giudiziario».
«Non appartengo a nessuna corrente»
Infine il procuratore respinge le accuse di appartenenza politica o correntizia. «Non sono mai stato di nessuna corrente e non ho mai frequentato correnti», afferma.
Negli ultimi mesi, spiega, non ha partecipato a iniziative organizzate dall’Associazione Nazionale Magistrati, ad eccezione di un incontro a Napoli.
«Qualcuno sostiene che io sia del Pd», aggiunge. «Ma quando ho fatto domanda per diversi incarichi importanti il Pd non mi ha votato».
La conclusione è netta: «Chi mi conosce sa che tutto si può dire di me tranne che sia un opportunista».