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24/02/2026 ore 13.02
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Referendum, Gratteri si gode i sondaggi: «Il No in rimonta? Quando ho iniziato a parlare sembravo l’ultimo samurai»

Il procuratore di Napoli commenta le ultime proiezioni: «Eravamo a meno 25 e nessuno parlava ma io non penso alla convenienza, l’ho fatto per convinzione. Strano che per sei persone che cambiano carriera si modifichino sette articoli della Costituzione» 

di Redazione Attualità

«Quando ho iniziato a parlare sembravo l’ultimo dei samurai». Con questa immagine, il procuratore di Nicola Gratteri commenta la recente risalita del No nei sondaggi sul referendum per la separazione delle carriere. Una posizione che, sottolinea, non nasce da calcoli politici ma da una convinzione personale maturata nel tempo.

Gratteri ricorda come, all’inizio del dibattito, il No fosse dato in forte svantaggio e come in pochi fossero disposti a esporsi pubblicamente. «Eravamo a meno 25 e nessuno parlava. Io non penso alla convenienza: mi sono costruito una vita senza pagare cambiali, per poter dire esattamente quello che penso», spiega, rivendicando la libertà di esprimere le proprie idee senza condizionamenti.

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«Rifarei tutto»: la polemica sulle parole e le precisazioni

Interpellato dai cronisti durante la conferenza stampa sull’inchiesta che ha portato oggi a 9 arresti, il procuratore di Napoli ribadisce di non essersi mai pentito delle affermazioni che hanno alimentato la polemica sul referendum. «Se rifarei quelle dichiarazioni? Certamente», afferma, chiarendo di essere intervenuto nuovamente solo per evitare fraintendimenti. Cioè per spiegare che a suo parere tra chi voterà Sì in Calabria ci sono anche pezzi di criminalità (e non che tutti quelli che voteranno Sì sono dei criminali).

Secondo Gratteri, alcune critiche sarebbero nate da estrapolazioni strumentali delle sue parole. «Pensavo che qualcuno non avesse capito e mi sono affrettato a spiegare, quando ho visto che persone in malafede continuavano a costruire narrazioni che non corrispondono alla realtà, né al mio pensiero», aggiunge, difendendo il senso originario delle sue dichiarazioni.

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La Costituzione e il nodo della separazione delle carriere

Nel merito, Gratteri insiste su un punto centrale: il referendum non riguarda il Governo, ma l’assetto costituzionale della giustizia. «Per sei persone che si spostano tra giudice e pubblico ministero si tenta di modificare sette articoli della Costituzione», osserva, evidenziando la sproporzione tra il problema individuato e l’intervento proposto.

A rafforzare la sua posizione è anche un richiamo alla storia costituzionale italiana. Il procuratore racconta di aver riletto i lavori preparatori della Carta fondamentale, citando figure come Giovanni Leone e Aldo Moro. «È stato un lavoro durato mesi, frutto di decine di luminari del diritto, dell’economia e della cultura. Pensare di cambiare sette articoli con un referendum appare semplicistico», sottolinea.

Nessun commento su Nordio

Alla domanda su cosa direbbe oggi al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, Gratteri taglia corto: «Nulla». Una risposta secca che chiude il confronto politico, mentre il dibattito sul referendum resta aperto e continua a dividere opinione pubblica e operatori del diritto.

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