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20/02/2026 ore 07.02
Attualità

Referendum sulla giustizia, la parola ai giovani: i convinti, i confusi e quelli che si informano sui social

Sette universitari calabresi raccontano opinioni, dubbi e il proprio livello di preparazione sul voto del 22 e 23 marzo, tra fonti online, riviste specializzate e critiche ai toni del dibattito

di Riccardo Montanaro
Ansa

Il 22 ed il 23 marzo ci sarà il referendum sulla riforma della giustizia. Sarà un referendum confermativo, proprio per confermare o meno la decisione presa dal Parlamento di modifica alla Costituzione.

Molto recentemente hanno fatto discutere le parole del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri che ha definito chi voterà sì «imputati» o «appartenenti alla massoneria deviata». Salvo poi precisare che le sue parole sono state strumentalizzate.

A protendere per il Sì, nel panorama politico, sono Lega, FdI e FI, mentre – ovviamente – a protendere per il No l’opposizione che, a detta della segretaria del Pd Schlein, è un no «per difendere la Costituzione». Anche Giuseppe Conte, leader del M5s ha preso posizione per il No affermando che «oltre ad essere una riforma non necessaria perché non risolve i problemi della giustizia è anche pericolosa perché se si modifica nel modo sbagliato una parte della Costituzione si creano dei danni a tutto il funzionamento delle istituzioni».

Ma i giovani, che ne pensano?

Abbiamo chiesto a 7 giovani, studenti e studentesse universitari calabresi, la loro opinione ed anche quanto realmente siano informati sul tema.

Giovanni, 23 anni, studente al secondo anno magistrale di psicologia cognitiva e neuroscienze è il primo a rompere il ghiaccio.

- Sai cosa succederà il 22 ed il 23 marzo?

- G: Si, ci sarà un referendum avente come tema la giustizia e la separazione delle carriere di giudice e pm.

- Voterai? Per cosa protendi?

- G: Certo che voterò. Sono più per il sì – e non ho problemi a dirlo – ritengo che pm e giudici siano due ruoli separati.

- Da chi ti stai informando in merito?

- G: Diversi video circolati in rete, anche e soprattutto video di alcuni magistrati o ex magistrati, come Di Pietro.

- Sempre in rete circolano video del procuratore Gratteri che si è espresso fortemente a favore del no usando parole forti per chi voterà si. Cosa ne pensi?

- G: Ognuno è libero di esprimere la propria preferenza ma con le parole adeguate, non mi sono piaciuti i modi che il procuratore ha adottato.

Molto interessante è stato il confronto tra due studenti di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università della Calabria. Francesca e Francesco, entrambi 24 anni ed entrambi al primo anno magistrale.

Francesca voterà no, perché «la strumentalizzazione e la comunicazione della proposta stessa è stata impositiva e promuove ancora di più la polarizzazione».

Francesco invece è più orientato sul si, perché «vedo la riforma come un modo per cambiare l’equilibrio tra giudici e pubblici ministeri e rendere la giustizia più equa» ed aggiunge «seguendo tutte le vicende accadute in questi anni credo che giudici e pm facciano parte della stessa magistratura e possono passare da una funzione all’altra durante la carriera. Quindi penso che separarli possa rendere il processo più equilibrato perché il pm diventa più simile a una “parte” dell’accusa e il giudice resta una figura più terza e imparziale».

Sia a Francesco che a Francesca abbiamo chiesto che fonti abbiano consultato: molto dettagliata la risposta di Francesca che spiega: «Seguo molto le pagine ufficiali dei nostri politici. In rete ho trovato molte notizie, ma le principali le ho reperite dall’avvocato Francesca Florio, la quale ha scritto diversi articoli sul quesito referendario ed ha girato molteplici video. Inoltre, ho letto il testo anastatico della proposta». Francesco non è da meno e dice: «Le mie fonti sono varie riviste giuridiche e geopolitiche come Limes, le consulto quotidianamente».

Francesca, parla inoltre della vicenda del procuratore Gratteri che, seppur sulla stessa linea di pensiero (voterà no, ndr) condanna i modi, dicendo che «anche questo atteggiamento è polarizzante. Una figura come Gratteri dovrebbe essere in grado di argomentare senza utilizzare luoghi comuni e logiche populiste».

È il turno di Laura, ventitreenne e studentessa magistrale al secondo anno di psicologia clinica e della salute: «So che si voterà, ma al momento non mi sono informata a fondo sulla questione, non perché non mi riguardi, ma perché è stata una mancanza d’interesse da parte mia». Dovrà quindi informarsi, e in merito argomenta che le sue fonti di informazione variano «in un mix di internet e TikTok» anche se, offrendo uno sguardo critico lamenta il fatto che poco se ne parli in giro, nei luoghi di vita quotidiana e questo non fa del bene al quesito referendario.

Dello stesso avviso Salvatore, 24 anni e studente di economia, che afferma di sapere che si voterà giorno 22 e 23 marzo, ma non sa bene su cosa. Alla spiegazione del quesito Salvatore replica: «In verità non ho avuto molto interesse, non so dire se andrò a votare o meno, proprio perché non è stato un mio interesse» aggiunge però che s’informerà «su internet» senza aggiungere dettagli.

Ha risposto anche alle domande Greta, studentessa di scienze e tecniche psicologiche, 21 anni. «So che ci sarà un referendum ed è mia intenzione andare a votare ma ancora, sono sincera, non sono molto informata sul quesito». Quando abbiamo chiesto le sue fonti principali ha riferito che «cercherò su internet, ma non solo, ho delle amicizie di cui mi fido e so che parlare con loro mi chiarirà le idee» per quanto riguarda i social invece da una risposta che non lascia spazio a fraintendimenti: «Mi sono capitati video su Tiktok sul tema, ma non so quanto siano affidabili. Prima di esprimermi dovrei consultare altre fonti, cosa che ancora non ho fatto».

Infine, Giuseppe, studente di medicina e chirurgia al quarto anno, 23 anni. «Ci sarà un referendum costituzionale e saremo chiamati ad esprimerci sulla separazione delle carriere di pme giudici. Voterò e voterò Si. Il mio voto è dettato dal fatto che trovo giusto l’evitare relazioni tra chi giudica e chi accusa». Sulle fonti poi è generico, spiega: «Mi sono informato su internet, ma anche in famiglia o in generale da avvocati. Devo però essere sincero, su internet il grado di affidabilità è basso. Ogni testata è abbastanza schierata, ad esempio podcast e video Tiktok…ognuno dice la sua, ma non in maniera oggettiva».

I 7 intervistati, 3 ragazze e 4 ragazzi, hanno mostrato tutte le sfaccettature circa il rapporto tra la giovane età ed il quesito referendario. C’è chi mostra particolare interesse sul tema, come – c’era da aspettarselo – gli studenti di Scienze Politiche. C’è chi invece, parte più umanistica/scientifica, non si è ancora informato bene perché magari non mosso da un forte interesse. Cosa comune a tutti: le fonti. Ormai, tutti i ragazzi prendono internet come principale fonte di informazione. Solo un’intervistata su sette ha letto il testo anastatico della proposta.

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