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03/05/2026 ore 07.08
Attualità

Reggio Calabria, 44 anni fa l’omicidio di Gennaro Musella: «Punito per essersi ribellato alla sopraffazione mafiosa»

Vittima innocente di mafia, è la figlia a ricordare il padre: «È il mio modo di cercare nelle coscienze della gente quella Giustizia che i tribunali non hanno saputo rendere a quella morte»

di Redazione Attualità

«Sono 44 anni che ricordo al mondo di quella barbarie, scrivo di lui, di quella mattina. Qualcuno, forse potrà trovarlo ripetitivo ma è il mio modo di cercare nelle coscienze della gente quella Giustizia che i tribunali non hanno saputo rendere a quella morte». A scrivere queste parole è Adriana Musella, figlia di Gennaro Musella, imprenditore vittima innocente di mafia ucciso a Reggio Calabria il 3 maggio del 1982.

«Il passato è un bene comune, la memoria un patrimonio da tutelare e trasmettere, fondamenta nell'edificazione di ogni futuro migliore. È stato questo l'impegno di una vita, la mia. Le ferite profonde – dice ancora Adriana Musella - si rimarginano con il tempo ma lasciano cicatrici che s'induriscono e fanno male.

«Il sole splendeva quel giorno a Reggio Calabria. Alle 8,20 Gennaro Musella – racconta la figlia - uscì da casa per recarsi, come sempre al lavoro, ignaro del destino atroce che lo attendeva.
Nella messa in moto l'autovettura esplose con un gran boato, saltò in aria e con essa il corpo di mio padre che fu disintegrato. Di lui rimase solo un tronco. Una mano fu ritrovata a distanza di metri. Per lungo tempo al muro di un palazzo di fronte, una macchia scura portò i segni del suo cervello volato via. L'esplosione fece tremare tutta la città che fu inondata di fumo nero.
Si pensò ad un terremoto».

Gennaro Musella « fu punito per aver sfidato un sistema collaudato ed essersi ribellato alla sopraffazione mafiosa, denunciando gli illeciti esistenti nella gara d'appalto per il porto di Bagnara Calabra.
Amava la Calabria, terra di cui si era innamorato e aveva un sogno, quello di portare a Bagnara un po' della sua costiera amalfitana, con la realizzazione di un villaggio turistico degradante verso il mare.
Il porticciolo turistico sarebbe dovuto sorgere a ridosso di quella proprietà.
Il suo sogno fu spezzato. Morì con lui, quel 3 maggio del 1982.
44 anni sono tanti ma non non ho mai smesso di trasmettere memoria e continuerò a farlo, fino a quando avrò vita.
Dopo di me sarà la storia ad occuparsene.
Le tragedie e le loro conseguenze sono parte del privato di ciascuna famiglia ma certe morti appartengono alla memoria collettiva della società tutta».