Romania Piccolo, tra lacrime e rose bianche Vibo Marina si stringe al marito Bruno e al figlio di 4 anni che ancora non sa
Centinaia di persone ai funerali celebrati da don Enzo Varone. Accanto alla bara il marito e le sorelle, poi il corteo accompagnato dalla banda. Il ricordo di Bruno: «Era una donna solare, avevamo ancora tanta vita davanti. A Domenico racconterò chi era sua madre»
Centinaia di persone, una chiesa gremita e un dolore composto, quasi trattenuto. Vibo Marina ha salutato Romania Piccolo, la 42enne morta dopo una gravissima emorragia e il successivo ricovero all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Davanti alla sua bara, però, per qualche ora la cronaca, le domande e l’inchiesta aperta dalla Procura hanno lasciato spazio soprattutto alla memoria. Quella di una donna, di una moglie e di una madre conosciuta e amata da chi oggi ha voluto esserci.
I pensieri di tutti erano rivolti soprattutto a Bruno Virdò, il marito, e al loro bambino Domenico, appena quattro anni. A quel padre che adesso dovrà trovare parole che forse non esistono per spiegare a suo figlio che la mamma non tornerà più.
A celebrare i funerali è stato don Enzo Varone. Dentro la chiesa non c’era quasi più posto. Fuori, ad attendere il feretro, rose bianche e palloncini dello stesso colore. Poi un lungo abbraccio silenzioso quando la bara è stata portata all’esterno. Accanto a Romania c’erano Bruno e le sorelle. Le note della banda hanno infine accompagnato il corteo, mentre la comunità continuava a stringersi attorno alla famiglia.
«Mamma dov’è, dal dottore? Ma io la voglio»: parla il marito di Romania Piccolo morta a causa di una emorragia su cui indaga la Procura«Romania per noi era tutto»
Solo poche ore prima dell’ultimo saluto, Bruno aveva affidato a Il Vibonese parole che raccontano più di ogni altra cosa la dimensione di questa perdita.
«Romania per noi era tutto. Per me e per mio figlio era tutto», aveva detto ricordandola come «una grande donna, solare», capace di parlare e scherzare con tutti. Una presenza che, nelle sue parole, sembrava riempire la casa e la vita di chi le stava accanto.
Bruno e Romania erano entrambi collaboratori scolastici. Avevano una vita normale, fatta di lavoro, famiglia e progetti. «Il primo nostro progetto era crescere nostro figlio, portare avanti la nostra famiglia, il nostro lavoro. Avevamo ancora tanta vita davanti da affrontare. Adesso questi progetti sono svaniti nel nulla».
Domenico era arrivato dopo undici anni di attesa, quando ormai, racconta Bruno, sembrava che quella gioia non dovesse arrivare. «I dottori dicevano che non potevamo avere figli. Poi, dopo undici anni, quando avevamo perso le speranze, è arrivato Domenico. La gioia della nostra vita, la luce dei nostri occhi».
Il dolore di un padre davanti alle domande di un bambino
È forse questo il pensiero che oggi ha attraversato più di ogni altro la chiesa di Vibo Marina. Quello di un bambino di quattro anni che continua a chiedere della mamma e di un padre che, travolto dal dolore, deve trovare il modo di accompagnarlo dentro una verità troppo grande per la sua età.
«Mio figlio chiede alla mamma. Attualmente non so cosa dire. Gli dico che la mamma è dal dottore. E lui mi dice: “Ma io la voglio”».
Bruno aveva raccontato anche di volersi rivolgere a una psicologa infantile per capire come affrontare questo momento. «Ho bisogno di un consiglio, di sapere cosa devo dire a mio figlio. Un bimbo di quattro anni ha bisogno della mamma. Cosa faccio adesso?».
Nelle ore successive alla morte di Romania, Domenico era stato affidato ai familiari. Durante una videochiamata aveva detto al padre: «Papà, voglio stare con te». Bruno gli aveva risposto con una promessa che oggi assume un peso ancora più forte: «Quando torno ti vengo a prendere. Non ci stacchiamo più».
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Davanti alla bara, oggi, c’erano anche tutti i ricordi che Bruno vuole custodire per il figlio. Video, fotografie, messaggi vocali, immagini di una madre che gioca con il suo bambino. Frammenti di una vita che un giorno Domenico dovrà poter ricostruire.
«Raccoglierò tutto – aveva spiegato – i giornali, i video, i suoi vocali. Deve conoscere la voce di sua mamma, deve sapere chi era sua mamma. Deve avere tutto».
E forse è stato proprio questo il senso dell’abbraccio che oggi Vibo Marina ha riservato a questa famiglia. Non soltanto accompagnare Romania nel suo ultimo viaggio, ma provare a custodirne insieme il ricordo.