Sanità, Calabria “malata” e abbandonata dallo Stato: è ultima per finanziamento pro capite
Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat certifica le profonde disuguaglianze territoriali su servizi sanitari, welfare e assistenza agli anziani. Al Sud i finanziamenti più bassi nonostante livelli elevati di multi-cronicità. Regione ultima anche per spesa sociale dei Comuni, con appena 46 euro pro capite destinati ai servizi socioassistenziali
La Calabria resta tra le regioni italiane con il più basso finanziamento sanitario pro capite, nonostante un livello di bisogno sanitario tra i più elevati del Paese.
È quanto emerge dal Rapporto annuale 2026 dell’Istat presentato alla Camera dei deputati, che fotografa le forti disuguaglianze territoriali nel sistema sanitario nazionale.
Nel 2024 il finanziamento effettivo del Servizio sanitario nazionale, comprendente risorse statali e fondi regionali, ha raggiunto complessivamente 136,7 miliardi di euro.
Ma la distribuzione territoriale continua a mostrare profonde differenze. Secondo i dati Istat l’Emilia-Romagna registra il finanziamento pro capite più alto con 2.490 euro; segue la Liguria con 2.441 euro; la Calabria si ferma invece a 2.167 euro pro capite; la Basilicata a 2.190 euro.
Il paradosso della multi-cronicità
L’aspetto più critico evidenziato dall’Istat riguarda il rapporto tra finanziamento sanitario e livelli di bisogno della popolazione.
Alcune regioni del Mezzogiorno, in particolare Calabria e Basilicata, ricevono infatti quote di finanziamento inferiori alla media nazionale pur registrando una diffusione della multi-cronicità superiore rispetto ad altre aree del Paese.
Secondo il rapporto, proprio Calabria e Basilicata presentano “il mismatch maggiore” tra bisogni sanitari e risorse assegnate.
Il dato fotografa una delle principali fragilità del sistema sanitario meridionale: territori con popolazioni più fragili e anziane ricevono meno risorse rispetto ad aree con indicatori sanitari migliori.
Calabria tra le regioni con la spesa sanitaria più bassa
Anche sul fronte della spesa effettivamente sostenuta per garantire i servizi sanitari ai cittadini emergono forti squilibri.
La Provincia autonoma di Bolzano e il Molise registrano la spesa pro capite più elevata. La Calabria, invece, compare nuovamente agli ultimi posti insieme al Lazio.
Un dato particolarmente significativo perché, sottolinea l’Istat, la regione sperimenta “un livello di bisogno tra i più elevati”.
Servizi sociali: Calabria ultima in Italia
Le disuguaglianze territoriali non riguardano soltanto la sanità, ma anche i servizi socioassistenziali garantiti dai Comuni.
Nel 2023 la spesa media nazionale per servizi sociali è stata pari a 135 euro pro capite.
Anche in questo caso il divario Nord-Sud resta enorme: nel Nord-Est si arriva a 177 euro pro capite; al Sud si scende a 76 euro.
La Calabria registra il dato peggiore d’Italia con appena 46 euro pro capite destinati ai servizi e agli interventi sociali comunali.
All’estremo opposto si colloca la Provincia autonoma di Bolzano con 576 euro pro capite.
Disabilità: forte divario tra Nord e Sud
Il rapporto Istat analizza anche la spesa sociale destinata alle persone con disabilità.
Nel 2023 i Comuni italiani hanno speso complessivamente 2,7 miliardi di euro, con un aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente e del 54,6% rispetto a dieci anni fa.
Ma le differenze territoriali restano molto marcate.
Nelle Aree interne del Sud la spesa media annua per una persona con disabilità sotto i 64 anni si attesta a 1.075 euro.
Nelle aree centrali del Nord e del Centro Italia supera invece i 2.800 euro pro capite.
Anziani, cresce la spesa totale ma cala quella individuale
Nel 2023 la spesa dei Comuni destinata ai servizi per gli anziani ha raggiunto 1,4 miliardi di euro, in aumento del 4,7% rispetto al 2022.
Tuttavia, l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana ha determinato una riduzione della spesa media individuale.
Secondo il rapporto: nel 2013 la spesa media pro capite per anziano era pari a 105 euro; nel 2023 è scesa a 96 euro.
Un dato che evidenzia le difficoltà crescenti dei sistemi locali nel sostenere una popolazione sempre più anziana e fragile, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno come la Calabria.