Sanità in Calabria, il paradosso: liste d’attesa infinite mentre restano fermi milioni per comprare 50 nuovi macchinari
Ecografie e Tac con attese fino a oltre un anno, pazienti costretti a emigrare fuori regione. Eppure 86 milioni destinati alle apparecchiature nel 2019 restano in gran parte inutilizzati, aggravando disagi e mobilità extra regionale
L’ecografia «urgente»? Attendere fino a maggio 2027, a quasi un anno e mezzo dalla richiesta. La Pet scan per un paziente oncologico? Calma, anche in questo caso può servire più di un anno prima di sottoporsi all’esame. Le liste d’attesa si allungano e i pronto soccorso sono in affanno (con il picco influenzale ovviamente va ancora peggio): una giornata di ordinario disagio nella sanità di Calabria. Conseguenze quantificabili: la fuga al Nord. A causa dell’inefficienza delle liste d’attesa e della difficoltà ad accedere tempestivamente a cure e visite specialistiche, nel 2025 la Calabria ha speso circa 327 milioni di euro per cure effettuate fuori regione: trend in crescita, quello della mobilità sanitaria passiva quando si rischiano attese di 360 giorni per una Tac.
Sanità, migrazione in aumento: in un anno la Calabria ha speso 326 milioni per la fuga dei pazienti fuori regioneE dire che, almeno sulla carta, ci sarebbero tutti i presupposti per visite più rapide e meno viaggi della speranza. Per stare alla speranza (per ora tradita), il seme è stato piantato per legge il 25 giugno 2019, con una norma concepita come uno strumento strutturale per affrontare l’emergenza sanitaria in Calabria, a oltre dieci anni dall’ingresso della Regione nel Piano di rientro dal debito sanitario. Cifre importanti: 82 milioni stanziati dal Parlamento più una quota regionale del 5%. Totale: 86,5 milioni di euro per l’acquisto di nuova tecnologia sanitaria. Una svolta sognata da anni: nel Programma di ammodernamento tecnologico regionale, approvato con decreto commissariale nel 2019 e poi aggiornato, veniva sottolineata la necessità di rinnovare 59 apparecchiature obsolete — tutte con più di sette anni di utilizzo — tra cui 16 Tac, 18 mammografi, 7 risonanze magnetiche e 10 angiografi. Strumentazioni fondamentali per assicurare diagnosi tempestive e contribuire a ridurre la pesante mobilità sanitaria passiva. Il programma prevedeva l’acquisto di 85 grandi apparecchiature in tempi brevi.
Troppe cifre, il rischio è quello di perdersi: ci pensa Comunità Competente a fare due conti per rimettere in fila il ragionamento interrotto dalla burocrazia. In questo quadro – rimasto sulla carta – il suo report certifica che le procedure di acquisto procedono con forti ritardi. «Alla data del 28 maggio 2025 – spiegano – risultano impegnati circa 34,2 milioni di euro, con l’acquisto di sole 41 apparecchiature, meno della metà di quelle previste».
Questa situazione è tanto più critica se si considera che il Programma Operativo 2022-2025 fissava al 31 marzo 2025 la sottoscrizione di tutti e 85 i contratti di fornitura, scadenza che al momento non risulta rispettata.
Analizzando i dati nel dettaglio c’è una forte disomogeneità tra le diverse Asp e Aziende ospedaliere calabresi: l’Asp di Crotone ha completato 4 acquisti su 10 previsti, l’Asp di Catanzaro 1 su 6, l’Asp di Cosenza 11 su 19, l’Asp di Vibo Valentia 3 su 6 e l’Asp di Reggio Calabria 4 su 7. Tra le aziende ospedaliere, Cosenza ha acquistato 3 apparecchiature su 5, Catanzaro 7 su 19 e il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria 8 su 13.
Numeri che sollevano domande precise sulle ragioni dei ritardi e sugli ostacoli che si frappongono lungo il percorso — che siano di natura ministeriale, regionale o aziendale — e richiedono risposte chiare e trasparenti.
Lo chiedono soprattutto i calabresi costretti ad attese fuori da ogni logica per un esame e, spesso, a doversi rivolgere fuori regione per approcciare trattamenti che – se solo si fossero acquistate le apparecchiature rimaste sulla carta – sarebbero a due passi da casa. È la distanza che passa tra la sanità sognata e quella reale: per le casse del sistema pubblico vale più di 300 milioni, per molti cittadini invece la conseguenza è la rinuncia alle cure.