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15/02/2026 ore 19.03
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Santo Versace: «Io e Gianni eravamo ricchi e meridionali, due cose imperdonabili. Creo una Silicon Valley in Calabria»

L’imprenditore ricorda le accuse ingiuste ricevute con il fratello: «Fossimo stati di Biella non avrebbero insinuato collegamenti con la ’ndrangheta». Il progetto tra Jonio e Tirreno per i giovani: «Qui si può investire»

di Redazione Attualità
Lido di Venezia - Santo Versace attends the opening red carpet at the 80th Venice International Film Festival at on August 30, 2023 in Venice, Italy. ©Photo: Cinzia Camela.

Santo Versace, ottantuno anni, ripercorre in una lunga intervista a La Stampa la sua carriera e il legame con la Calabria, terra d’origine che, secondo lui, ha influito sulle critiche ricevute insieme al fratello Gianni. La loro fortuna e la provenienza meridionale furono spesso viste con sospetto.

«Dopo la morte di Gianni ci davano per falliti», racconta Versace, spiegando come le origini calabresi abbiano scatenato pregiudizi ingiusti. «Eravamo due cose imperdonabili: ricchi e calabresi, ma soprattutto calabresi. Fossimo stati di Biella come gli Zegna, nessuno si sarebbe permesso di insinuare che fossimo collegati alla ’ndrangheta. Quando andai in tv da Gad Lerner e mostrai i bilanci, rimasero tutti a bocca aperta. Tanti mi chiesero scusa. Tra ’93 e ’97 avevamo dato allo Stato 250 miliardi di vecchie lire di imposte. Coi bilanci sempre in attivo».

Il rapporto con la sorella Donatella, oggi volto della maison Versace, non è stato sempre semplice, soprattutto negli anni in cui entrambi erano impegnati nella gestione dell’impero familiare. «Ora va meglio. C’è stata una fase in cui, forse, avermi visto come un padre, ha creato tra noi il conflitto che si crea tra genitori e figli», ammette. La collaborazione con Gianni, invece, era naturale: «Era l’assistente e la sorella minore di un genio».

Oggi, la Calabria resta al centro dei suoi progetti imprenditoriali e sociali. «Stiamo creando una realtà che va dalla costa ionica a quella tirrenica, la striscia più stretta della Calabria. Si chiama Armonic Innovation Group: un polo di innovazione per attrarre e trattenere talenti, che abbia l’uomo al centro, non il profitto, e rispetti l’ambiente. Una Silicon Valley italiana, però a lieto fine, collegata con le università del territorio».

Investire nella propria terra significa anche promuovere legalità e opportunità. «Non è un buon motivo per non investire. E per non combattere affinché trionfino lo stato di diritto e la legalità», sottolinea. Per Versace, le radici calabresi sono quindi un impegno morale, oltre che una responsabilità imprenditoriale.

Ma Santo Versace non si limita alla Calabria: guarda anche alla cultura e al futuro del Paese. «Vorrei il ministero più importante di tutti», dice, chiarendo che il suo interesse è per la Cultura. «Primo, rendere i nostri musei famosi in tutto il mondo. Tutte le opere d’arte che abbiamo vanno essere esposte. Non c’è spazio? Ci prendiamo il Quirinale. Spostiamo la presidenza della Repubblica altrove: è inutile per una sola persona mantenere quella enorme struttura. Il Parlamento anche lo sposterei: all’Eur. Tutti i ministeri li metterei in periferia, in palazzi moderni ed efficienti».

Per Versace, il sogno di un’Italia che valorizzi le proprie eccellenze passa anche dalla politica culturale, così come dalla filantropia e dalla formazione dei giovani, un modello che ha sempre guidato la sua carriera: «Chi è stato aiutato e non semplicemente soccorso è portato a fare altrettanto con altri». E la Calabria, come sempre, resta il filo rosso che lega radici, etica e visione imprenditoriale.

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