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15/05/2026 ore 14.16
Attualità

Si riapre il dossier sulle navi dei veleni e la morte di Natale De Grazia: «Ora la verità senza sconti»

Nuova inchiesta della Commissione parlamentare sulle Ecomafie: nel mirino l’affondamento dei cargo a perdere e il sospetto sui traffici di rifiuti tossici nel Mediterraneo. Irto (Pd): «Troppe domande ancora senza risposte»

di Redazione

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie ha avviato un nuovo approfondimento investigativo riguardante le cosiddette “navi dei veleni” e la morte del capitano di fregata Natale De Grazia. Un tema che torna quindi al centro dell’attenzione pubblica e che, in Calabria, continua a suscitare forte interesse soprattutto sulla costa tirrenica calabrese.

Negli anni passati, infatti, la regione è stata interessata da numerose inchieste legate al presunto traffico illecito di rifiuti tossici e radioattivi via mare. Tra gli episodi più noti vi è lo spiaggiamento della nave Jolly Rosso, avvenuto ad Amantea nel dicembre del 1990. A partire dai primi anni Duemila furono svolti approfonditi accertamenti sulla vicenda, senza però arrivare a prove definitive capaci di confermare i sospetti emersi nel corso delle indagini. Per questo motivo molte piste investigative rimasero prive di sviluppi concreti, fino all’archiviazione dei procedimenti o al permanere di semplici ipotesi investigative.

Nuovi approfondimenti sulle “navi dei veleni”

Le indagini in Calabria hanno riguardato anche altri relitti. Uno dei casi più discussi fu quello della nave individuata nei fondali al largo di Cetraro. In un primo momento si pensò potesse trattarsi della Cunsky, imbarcazione citata da un collaboratore di giustizia della ’ndrangheta, secondo cui sarebbe stata affondata con un carico ritenuto sospetto. Successivi controlli tecnici stabilirono però che il relitto apparteneva a una nave affondata nel 1917 e non alla Cunsky.

Dalla Jolly Rosso alla morte di De Grazia

Delle vicende legate alla Jolly Rosso e dei presunti affondamenti di altre imbarcazioni lungo le coste calabresi si occupava anche il capitano Natale De Grazia, impegnato a collaborare con il pool investigativo della Procura di Reggio Calabria nell’ambito delle indagini sul traffico di rifiuti pericolosi.

Nel dicembre del 1995, mentre era diretto in auto verso La Spezia insieme a due carabinieri per rendere alcune dichiarazioni relative a una delle inchieste in corso, De Grazia morì improvvisamente lungo il tragitto, in provincia di Salerno. La causa ufficiale del decesso fu attribuita a un malore, ma negli anni successivi le indagini non sono riuscite a chiarire definitivamente le circostanze della sua morte, che ancora oggi resta avvolta da dubbi e interrogativi.

Irto (Pd): «Troppi interrogativi sulle navi a perdere»

«È di grande rilievo che la Commissione parlamentare Ecomafie abbia scelto di avviare un nuovo approfondimento sulle navi a perdere, sui traffici illegali di rifiuti e sulla morte del capitano Natale De Grazia». Lo afferma il senatore Nicola Irto, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e segretario del Pd Calabria. «La vicenda – rammenta il parlamentare – riguarda la tutela del Mediterraneo, il contrasto alle ecomafie e la credibilità delle istituzioni. Oggi permangono diversi interrogativi pesanti sui traffici internazionali di rifiuti tossici e sulle circostanze della morte di De Grazia, servitore dello Stato che aveva compreso la gravità del sistema criminale che stava emergendo».

Il senatore dem poi ricorda: «Già nei mesi scorsi avevamo chiesto di riaprire il dossier sulle navi dei veleni». Difatti, nello scorso dicembre, a Reggio Calabria, durante un’iniziativa promossa da Legambiente per i 30 anni dalla morte del capitano De Grazia, anche lo stesso senatore aveva sollecitato nuovi accertamenti e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate per le ricerche sui fondali. «Adesso occorre un lavoro rigoroso e senza opacità per accertare responsabilità, complicità e collegamenti internazionali. La verità è indispensabile – conclude Irto – per difendere l’ambiente e alimentare la fiducia dei cittadini nello Stato».

Legambiente: «Ora serve un lavoro senza sconti»

La decisione è stata accolta positivamente da Legambiente, che da anni porta avanti battaglie e iniziative sul tema della tutela ambientale e dei traffici illeciti di rifiuti nel Mediterraneo. «Accogliamo con favore la decisione della Commissione parlamentare d’inchiesta di avviare un nuovo filone d’indagine sulla morte del capitano Natale De Grazia e sul fenomeno delle navi dei veleni» ha dichiarato Stefano Ciafani. «La decisione di oggi riattiva l’attenzione della Commissione parlamentare anche sulla base delle richieste puntuali fatte da Legambiente, a cui si devono relazioni importanti nelle passate legislature per fare chiarezza su una vicenda grave».

L’associazione ambientalista ha ricordato anche il recente incontro svoltosi lo scorso 18 marzo al Parlamento europeo di Bruxelles, durante il quale sono state presentate sei proposte operative alla Commissione e al Parlamento Ue per affrontare il tema degli affondamenti sospetti nel Mediterraneo.

Secondo Ciafani, «non si tratta solo di onorare la memoria di un servitore dello Stato come De Grazia, ma di affrontare un rischio grave per l’ambiente e per la legalità che persiste ancora oggi».

Sulla stessa linea anche Enrico Fontana, che ha ribadito come restino ancora senza risposta numerosi episodi legati a presunti affondamenti sospetti nel Mediterraneo. «Chiediamo che il lavoro della Commissione proceda senza sconti – ha affermato – con l’obiettivo di trasformare questo nuovo filone d’inchiesta in una verità storica e giudiziaria definitiva».

Tra le proposte avanzate da Legambiente in sede europea figurano l’analisi dei fondali marini attraverso tecnologie avanzate e il coinvolgimento di organismi internazionali come Europol e Interpol per tracciare eventuali traffici di rifiuti radioattivi.

«Legambiente – ha concluso Fontana – non farà mancare il proprio contributo».