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03/07/2026 ore 11.11
Attualità

L’Agonia del Sistema Bibliotecario Vibonese: 700mila euro di debiti e lo spettro della liquidazione. La cultura muore nel silenzio dei sindaci

Il collasso di un ente soffocato dai decreti ingiuntivi e dai debiti con la Regione. Mentre i primi cittadini soci scappano dalle responsabilità e "dimenticano" di pagare le quote associative, il patrimonio culturale della provincia va al macero

di Raffaele Florio

La cultura vibonese non è solo al capolinea: è stata scientificamente affossata dal disinteresse e dall’irresponsabilità della politica locale. Inutile girarci intorno con i soliti eufemismi felpati. Il Sistema Bibliotecario Vibonese (Sbv) – per vent’anni fiore all’occhiello della Calabria, macchina capace di produrre il Festival Leggere e Scrivere e di rappresentare la regione a livello nazionale – è oggi un cadavere istituzionale eccellente. Sul tavolo restano le macerie: un buco finanziario da 700mila euro, decreti ingiuntivi che fioccano quotidianamente e l’odore imminente di una liquidazione coatta che sa tanto di funerale di Stato.

La fuga dei sindaci: la vergogna delle sedie vuote

L’ultima, desolante conferma del disastro si è consumata nell’aula dell’assemblea dei sindaci. Un appuntamento cruciale, dove si decideva la vita o la morte dell’ente, trasformato in una farsa dall’assenteismo di massa dei primi cittadini del Vibonese. All’appello hanno risposto in due: il sindaco del capoluogo (nonché presidente del Sistema) Enzo Romeo e il sindaco di Francavilla Angitola, Giuseppe Pizzonia. Gli altri? Spariti, latitanti, arroccati nei propri municipi.

Una fuga dalle responsabilità che grida vendetta, specie se si pensa che lo Sbv è stato ridotto al silenzio da quasi due anni, tenuto in vita artificialmente solo dall’abnegazione di pochissimi volontari e dal sacrificio di un’unica dipendente, rimasta a lavorare senza ricevere un solo centesimo di stipendio. Questo è il prezzo della gestione politica: lavoratori umiliati e servizi azzerati.

Sistema bibliotecario vibonese senza speranza, liquidazione sempre più vicina: 700mila euro di debiti e Comuni spariti

Un ginepraio di debiti e il paradosso dei Comuni “morosi”

I numeri del collasso non lasciano spazio a interpretazioni. Lo Sbv è intrappolato in un vero e proprio ginepraio legale e contabile, soffocato da 700.000 euro di pendenze accumulate verso privati e istituzioni. Tra queste, spicca il debito di 110.000 euro nei confronti della Regione Calabria: un cortocircuito istituzionale che la Cittadella di Catanzaro, finora, si è limitata a certificare senza muovere un dito per un reale salvataggio.

Ma il vero paradosso – che svela l’ipocrisia del sistema – è un altro: l’ente vanta crediti mai riscossi dai suoi stessi Comuni soci. Sindaci che per anni si sono fregiati dei successi culturali dello Sbv, ma che poi si sono “dimenticati” di versare le quote associative dovute in base alla popolazione. Anche se queste somme venissero recuperate oggi, sarebbero comunque spiccioli, del tutto insufficienti a coprire la voragine finanziaria. A completare il quadro grottesco, c’è persino una guerra di carte bollate tra il Sistema Bibliotecario e il Comune di Vibo per i canoni d’affitto della sede di Palazzo Santa Chiara.

Verso la liquidazione: 90mila libri sotto chiave

Il presidente Enzo Romeo ha annunciato l’ultimo e disperato tentativo di riconvocare l’assemblea a stretto giro per mettere i sindaci con le spalle al muro. Ma la verità è che non c’è più tempo, né ci sono i soldi. La parola «liquidazione» aleggia nei corridoi come un’inevitabile condanna a morte. Risanare questo bilancio è un’utopia che non incanta più nessuno.

Il dramma nel dramma è il destino del tesoro rimasto sotto chiave a Palazzo Santa Chiara: un patrimonio inestimabile di oltre 90.000 volumi. Mentre l’amministrazione comunale di Vibo progetta di usare l’ex convento per ospitare provvisoriamente la propria biblioteca (sfrattata dai cantieri di via Palach) spacciando l’operazione come il preludio a un nuovo “polo culturale”, la realtà è ben diversa. In caso di liquidazione dell’ente, nessuno sa che fine faranno quei 90mila libri. La cultura a Vibo Valentia muore oggi, sotto i colpi dei debiti e nel silenzio complice dei suoi amministratori.

Raffaele Florio