Soveria Mannelli, la Cernobbio del Mezzogiorno che la politica non dovrebbe ignorare
Mentre a Villa d'Este si discute lo scenario del mondo, in Calabria si chiude la sesta edizione dell'Università d'Estate sull'Intelligence voluta da Mario Caligiuri
Ieri sul Lago di Como si è aperta la 52ª edizione del Forum di Cernobbio: nove governi rappresentati, i principali ministri italiani, commissari europei, il saluto del Presidente della Repubblica. Venerdì il mondo, sabato l'Europa, domenica l'Italia: è la formula con cui da cinquant'anni si apre la stagione politica ed economica del Paese.
A mille chilometri di distanza, nella Biblioteca "Michele Caligiuri" di Soveria Mannelli, si chiude oggi un appuntamento che fa lo stesso lavoro con altri strumenti e altri numeri. Cento posti, tre giorni, 5 sessioni, tanti ospiti con ruoli chiave nel Paese.
Il titolo di quest'anno è "Abitare il futuro" . È la sesta edizione dell'Università d'Estate sull'Intelligence, promossa dalla Società Italiana di Intelligence con la direzione scientifica di Paolo Boccardelli, Mario Caligiuri e Paolo Messa.
L'uomo che ha portato l'intelligence in Calabria
Il motore di tutto questo è Mario Caligiuri, un uomo dalla cultura straordinaria, che dimostra quotidianamente come le relazioni e l’intelligenza, siano oggi un valore inestimabile e introvabile in Calabria. Un uomo che possiamo definire classe dirigente illuminata di cui la Calabria avrebbe bisogno e che invece in molti non conoscono. Nel 2007, su sollecitazione di Francesco Cossiga, ha avviato all'Università della Calabria il primo Master in Intelligence d'Italia. Da vent'anni lavora perché l'intelligence sia riconosciuta come disciplina scientifica. Ha costruito la SOCINT come luogo in cui accademia, istituzioni, imprese e giornalismo si parlano senza sospetti. E ogni anno porta in un paese della Sila catanzarese, nella biblioteca aperta a tutti che ha dedicato a suo padre, persone che a Roma si vedono solo ed esclusivamente su appuntamento, se si è fortunati.
In quella biblioteca la sezione dedicata al presidente Cossiga l'ha inaugurata suo figlio Giuseppe, che ieri era tra i relatori. Non è un'operazione di immagine. È una scelta culturale che i relatori stessi hanno riconosciuto dal palco: Mannino ha detto che persone come Caligiuri sono poche e andrebbero valorizzate, in Calabria non sono poche, forse si contano sulle dita di una mano, e non andrebbero valorizzate, andrebbero ascoltate; Rapisarda lo ha definito il primo a parlare di intelligence e sicurezza nazionale nei consessi più disparati, trasformando un tema oggi fondamentale in una parte di dibattito pubblico, accessibile a chiunque abbia voglia di comprendere e conoscere.
Perché è la Cernobbio di Calabria e del Mezzogiorno
Il paragone può sembrare azzardato per dimensioni e copertura mediatica. Non lo è per qualità e impatto. A Cernobbio si discute di competitività, energia, geopolitica, intelligenza artificiale, sicurezza europea. A Soveria Mannelli si discute di come tutte queste cose vengono lette, protette e anticipate dallo Stato. Non c'è un tema dell'agenda di Villa d'Este che non passi da qui: la sicurezza degli approvvigionamenti, la sovranità sui modelli e sulle infrastrutture digitali, la guerra ibrida, la tenuta della fiducia nelle istituzioni sono tutti temi di intelligence.
Chi a Cernobbio ragiona di strategie competitive lavora su uno scenario che qualcuno, altrove, deve prima capire, verificare e proteggere. In questo senso Soveria Mannelli è strategicamente a monte di Cernobbio, una chiave di lettura che precede per tempo e valore strategico quello che la politica e gli esperti TEHA diranno.
Chi c'era, e cosa si è detto
Giovedì il Direttore del DIS Vittorio Rizzi ha parlato dell'intelligence come "anticorpo" dello Stato e della necessità di difendere il dominio cognitivo; il Procuratore Generale Giuseppe Amato ha chiesto di superare la diffidenza tra magistratura e intelligence senza confondere i ruoli; il Presidente del COPASIR Lorenzo Guerini ha ricordato che i controlli democratici sono parte del funzionamento dell'intelligence, non un ostacolo.
Venerdì mattina, con Alessandro Ferrara, già direttore dell'analisi del DIS e oggi direttore di Gnosis, si è parlato di futuro come disciplina: Roberto Paura ha spiegato perché il futuro non si prevede ma si esplora, e come si distinguono segnali deboli e cigni neri prima che "ci scoppino in faccia" .
Valerio De Luca ha presentato il Centro per l'educazione alla sicurezza nazionale nato dall'accordo tra SPES Academy e CNR, con una tesi netta: la formazione della classe dirigente è una questione di sicurezza nazionale.
Giuseppe Rao ha ricordato che non si abita il futuro senza memoria, e che un Paese in cui i dottorandi non sanno cosa sia stata la Olivetti ha un problema.
Venerdì pomeriggio, al centro del dibattito energia e sicurezza energetica. Il generale Stefano Mannino, presidente del CASD e già capo dell'intelligence militare, ha descritto la "policrisi" in cui viviamo e il passaggio da una sicurezza nazionale fatta di confini a una che coinvolge l'intero sistema Paese, dalle reti energetiche alle infrastrutture digitali. Giuseppe Cossiga, presidente AIAD, ha spiegato perché l'industria della difesa è un pilastro dell'indipendenza strategica esattamente come l'energia, e quanto manchi ancora una cultura del rapporto tra imprese e agenzie. Alfio Rapisarda, responsabile della sicurezza di ENI, ha raccontato come le infrastrutture critiche, tutte in mano a privati, siano passate in vent'anni da "sbrigatevela voi" a protocolli formali con Difesa, DIS, AISE e AISI.
Francesca Mariotti, presidente ENEA, ha messo sul tavolo i numeri: l'Italia consuma 108 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e ne produce 36, dipende dall'estero per il 75%, e al 2050 la domanda elettrica raddoppierà per effetto di data center e intelligenza artificiale. E ha sollevato un tema che a Cernobbio difficilmente troverà spazio: il rischio quantistico sui sistemi crittografici che governano reti e impianti, con cicli di vita lunghi decenni.
Oggi si chiude con intelligenza artificiale e interesse nazionale, e con intelligence e sicurezza. Un invito alla classe politica e dirigente calabrese Per questo valore inestimabile, l'Università d'Estate merita più di quanto oggi riceve in fatto di attenzione e partecipazione di calabresi. Meriterebbe di essere considerata dalle istituzioni regionali e nazionali un asset, non un semplice evento. Meriterebbe la presenza di molti più sindaci, consiglieri regionali, dirigenti pubblici, imprenditori e manager, perché le decisioni che prendono ogni giorno su dati, infrastrutture, energia e comunicazione hanno una dimensione di intelligence che quasi nessuno ha studiato. E che quasi nessuno riconosce e percepisce, così come molti nella nostra regione ignorano le influenze delle intelligence estere e il valore stesso di quello che fanno all’interno della strategia nazionale di difesa. Cento posti a cento euro, in una piccola biblioteca che è un gioiello, in un piccolo paese calabrese, come tanti di quelli di cui discutiamo in tema di spopolamento e depauperamento culturale, per ascoltare chi guida la sicurezza della Repubblica. Non esiste in Italia un rapporto qualità-accessibilità simile. Il merito è di chi, da anni, ha deciso di abitare il futuro partendo da qui.
Grazie Prof. Caligiuri per questo lavoro e grazie a chi in Calabria comincerà a frequentare questo evento con umiltà e ascolto, perché ne abbiamo bisogno a tutti i livelli.
*Esperto di comunicazione politica