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29/01/2026 ore 06.44
Attualità

«Sprechi, abusivismo e burocrazia: così il mare si riprende la Calabria», Carlo Tansi analizza cause ed effetti di una fragilità ignorata

VIDEO | L’ex direttore della Protezione civile regionale illustra la situazione sulla fascia tirrenica, tra falesie friabili, ferrovie minacciate e spiagge che scompaiono: «Tra 10 anni non ci saranno più»

di Cristina Iannuzzi

Soldi pubblici spariti, fondi per le emergenze gestiti male o destinati ad altro, mentre il mare avanza inesorabile, erodendo spiagge, ferrovie, falesie. È l’allarme di Carlo Tansi, geologo calabrese ed ex direttore della Protezione civile regionale. «In Calabria il 54% delle case è abusivo, abbiamo il primato nazionale – spiega – e questo favorisce in modo drammatico l’erosione costiera».

La costa tirrenica calabrese è un territorio fragile, dall’alto Tirreno fino al Reggino. La mappa che Tansi mostra è chiara: in rosso quasi tutti i tratti di costa da Tortora a Villa San Giovanni, segnati dall’arretramento. «Il fenomeno è iniziato negli anni Cinquanta-Sessanta, guarda caso con uno sviluppo urbanistico incontrollato. La sabbia che alimentava le spiagge proveniva dai fiumi, ma quei fiumi sono stati stuprati: ristretti, occupati da case abusive, tombati. Non hanno più la potenza di una volta per portare i sedimenti al mare». Oggi, in media, la linea di costa si è arretrata di 110 metri: un campo da calcio scomparso in meno di settant’anni.

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Un ciclone come Harry, che ha devastato la costa jonica con onde fino a 12 metri, avrebbe potuto fare danni drammatici sul Tirreno. «Onde alte come un palazzo di quattro o cinque piani, su questi territori fragili – avverte Tansi – scaverebbero grotte e nicchie sotto le falesie, innescando crolli improvvisi».
Il sopralluogo avviene a Tropea, ai piedi della rupe di Santa Maria dell’Isola, simbolo turistico già colpito da frane. «Qui non è roccia compatta, ma biocalcareniti molto friabili, con fratture e faglie – spiega – il mare scava alla base e le fette di roccia crollano. Alcune chiodature fatte per consolidare non hanno retto. È un rischio anche per i turisti, soprattutto in estate».
Ma l’allarme non riguarda solo Tropea. Da nord a sud: Tortora, Diamante, dove «la spiaggia è stata ridotta da 150 metri alla strada», Cetraro, Guardia, Fuscaldo, Paola, dove il mare «sta scavando sotto la ferrovia tirrenica, vitale per i collegamenti con il resto d’Italia». Più a sud Pizzo, Vibo Marina, Cannitello e Villa San Giovanni. Sullo Ionio reggino, Melito Porto Salvo e la fascia grecanica mostrano effetti drammatici di erosione.
E le cause, spiega Tansi, non sono solo naturali. «Oltre all’abusivismo, c’è la burocrazia paralizzante – denuncia – avevamo fondi e un master plan regionale nel 2014, ma a distanza di oltre dieci anni quei progetti non si sono tradotti in opere. Nel frattempo il mare non ha aspettato».

Gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti. A Vibo Marina, nel quartiere Pennello costruito abusivamente sugli alvei, «quando i fiumi si sono ripresi i loro spazi nel 2006 ci furono morti, perché la natura ha memoria». E i fondi stanziati per 48 milioni di euro? «Sono stati spesi in modo assurdo: straordinari da 6mila euro netti al mese per autisti, spese di cancelleria a Catanzaro per 280mila euro in un anno, contratti a parenti e collaboratori, opere inesistenti o mal realizzate. Denunciai anche al Procuratore Gratteri, ma poi non ho potuto più seguire le pratiche».

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Anche le soluzioni tampone non risolvono il problema. Pennelli e barriere frangiflutti, spesso decisi dai singoli comuni, rischiano di peggiorare la situazione. «Il mare trasporta sabbia da nord verso sud – spiega Tansi – qualsiasi opera puntuale a nord fa crescere la spiaggia lì, ma la erode a sud. Non si può intervenire a macchia di leopardo».
Il geologo invita a guardare la costa come un sistema unico, da proteggere su scala regionale: «Serve prevenzione, subito, e su scala ampia. Bisogna restituire spazio ai fiumi, fermare l’abusivismo, proteggere le coste con un master plan. Altrimenti molte spiagge del Tirreno calabrese rischiano di scomparire, e con esse parte dell’economia».
La Calabria è a un bivio: il mare avanza, i fondi pubblici spariscono, le spiagge e la sicurezza delle persone sono a rischio. Senza azioni coordinate, avverte Tansi, il conto continuerà a crescere. «Il mare non aspetta la burocrazia», ripete, «e tra dieci anni molte spiagge potrebbero essere soltanto un ricordo».

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