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01/01/2026 ore 14.02
Attualità

Statale 106, anche il 2025 è una lunga tragedia: la Calabria ionica continua a piangere i suoi (troppi) morti

L’ultimo drammatico incidente a due giorni dalla fine dell’anno, l’ennesimo nome che si aggiunge al macabro elenco delle vittime di una strada che si conferma pericolosissima: la più giovane aveva solo 17 anni

di Mariassunta Veneziano

L’ennesimo annus horribilis della Statale 106. L’ennesima scia di sangue che, quest’anno, ha iniziato a scorrere troppo presto e finito troppo tardi. L’ultimo incidente mortale è avvenuto agli sgoccioli di un 2025 segnato da tragedie consumate o sfiorate. Uno scontro tra un furgone e due auto, a Belcastro, nel Catanzarese. Un’altra giovane vita spezzata: quella del 33enne Pietro Fontana. È il 29 dicembre, l’ultima data su un calendario segnato dai lutti da una parte all’altra della Calabria ionica.

La musica non cambia sulla 106. Ed è una musica triste, tristissima, che racconta di figli strappati ai genitori e di genitori strappati ai figli. Di famiglie gettate nel baratro del lutto con una telefonata, quella che non si vorrebbe mai ricevere.

Non cambia il bollettino di morte alla fine di ogni anno: variano nomi, età e numeri, ma non il dolore. Nulla cambia mentre si aspetta che tutto cambi, tra cantieri aperti e altri prossimi ad aprire, sperando che un ammodernamento per il momento solo accarezzato possa finalmente rendere più sicura quest’arteria che come una ferita aperta e sanguinante solca la Calabria dalla punta al confine con la Basilicata, dove prosegue fino alla Puglia.

Carreggiate strette, curve pericolose, innesti a raso e illuminazione scarsa. Ogni chilometro è una trappola che, in molti tratti, attraversa i centri abitati, dove i tempi più rapidi della lunga percorrenza si scontrano con quelli lenti della quotidianità. Con esiti spesso fatali.

Sulla 106 sono tutti esposti. Tutti vulnerabili. Automobilisti, motociclisti, pedoni.

L’8 gennaio a Monasterace, un uomo di 58 anni viene travolto mentre torna a casa. Due settimane dopo, il 23 gennaio, una donna di 85 anni viene investita a Corigliano-Rossano. Il 25 gennaio, a Cutro, un uomo di 52 anni perde la vita in un incidente automobilistico e pochi giorni dopo, il 29 gennaio, una donna a piedi viene travolta nello stesso comune.

La tregua dura poco. Con la primavera, la sequenza di incidenti continua. Il 18 marzo, a Villapiana, un’auto e un camion si scontrano, muore un uomo. Tre giorni dopo, il 21 marzo, un motociclista di 49 anni perde la vita ad Amendolara, sbalzato sull’asfalto dall’urto con un mezzo pesante. Il 28 marzo, a Montebello Jonico, un altro scontro tra auto fa un’altra vittima.

L’estate porta nuovi lutti. E l’autunno non ferma la mattanza. Il 28 giugno, un 17enne di Corigliano-Rossano muore dopo l’impatto della sua moto con un camion. Il 7 settembre, un giovane di 21 anni perde la vita tra Crosia e Corigliano-Rossano. Il 24 settembre, un anziano viene travolto e ucciso a Marina di Gioiosa Ionica. Il 30 settembre, un uomo di 64 anni muore nella Locride in un incidente che coinvolge più veicoli. Il 18 ottobre, a Crotone, un motociclista di 19 anni si scontra con un’auto all’altezza di un centro commerciale. Il 25 novembre, un anziano di 87 anni perde la vita a Mirto Crosia, in uno scontro tra auto e motocarro. Pochi giorni dopo, il 30 novembre, due ventenni muoiono in un violento scontro frontale tra auto a Cassano all’Ionio.

La scena è diversa ogni volta, ma in fondo uguale: asfalto segnato, veicoli distrutti, sirene che squarciano l’aria e poi svaniscono in lontananza. Di corsa. Per tentare di strappare una vita all’elenco dei lutti.

E poi famiglie disperate, e intere comunità affrante e preoccupate. Comunità che chiedono sicurezza. Perché, per chi abita in certi posti, la 106 non si può evitare. È vitale, si direbbe, se non fosse che la chiamano “la strada della morte”.

Una strada che è una sfida. Una minaccia costante. Un chilometro dopo l’altro, curva dopo curva, rettilineo dopo rettilineo. Aspetta solo un passo falso. Una distrazione. Perché un altro nome si aggiunga a un macabro inventario che nessuno vorrebbe più compilare.