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31/01/2026 ore 13.14
Attualità

«Tecnologia obsoleta e magistrati allo stremo»: il pg Lucantonio denuncia i mali della giustizia in Calabria

Il procuratore generale di Catanzaro: hardware e software inadeguati, carenze di personale e riforme convulse che rallentano i tribunali. L’allarme sulla ’ndrangheta: «Aumenta il coinvolgimento di minori nei delitti mafiosi»

di Alessia Truzzolillo

Nell’attacco del proprio intervento, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, il procuratore generale Giuseppe Lucantonio denuncia la «perdurante obsolescenza delle dotazioni informatiche degli uffici (hardware) ed una inadeguatezza dei sistemi operativi (software) che, unitamente ad una più volte segnalata criticità (in negativo) negli organici del personale amministrativo e di magistratura, inevitabilmente determinano rallentamenti e complicazioni nello svolgimento delle attività amministrative e giudiziarie dei Tribunali e delle Procure, in un contesto più generale di convulso e frenetico riformismo normativo, sia sostanziale che processuale, che non può non destare forti preoccupazioni in tutti i protagonisti della esperienza giudiziaria, sul piano della competenza, dell'efficienza, della rapidità. A ciò si aggiunga il rallentamento di molte attività procedimentali in conseguenza delle ormai note criticità dell'applicativo APP che ha reso necessario in molti uffici giudiziari l’adozione di provvedimenti “tampone”».

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L’aumento dei delitti della criminalità organizzata

Nel corso della propria relazione il procuratore generale sottolinea l’aumento dei delitti legati alla criminalità organizzata anche in carico a minorenni «coinvolti nei fenomeni di criminalità organizzata di tipo “familiare”». «Si segnalano – dice Lucantonio – come in aumento anche i delitti di estorsione e di usura, fenomenologia criminale fortemente legata alle caratteristiche del territorio calabrese e spesso collegata, anche se indirettamente, al controllo mafioso dello stesso». Ma non esiste solo la criminalità organizzata.
«Significativo e costante appare il contrasto ai reati urbanistici ed ambientali, così come quello ai reati da “codice rosso" in decisa espansione, quelli informatici e collegati al web, i reati di violenza alla persona (omicidi, tentati omicidi, lesioni, rapine aggravate), i reati economico-finanziari, i reati contro la pubblica amministrazione, i reati informatici ovvero attraverso l’utilizzo del web; significativo, in tal senso, anche l’aumento dei reati minorili di diffamazione, revenge porn, cyberbullismo. Per il circondario di Crotone significativo risulta il dato positivo di una decisa diminuzione dei reati relativi al fenomeno dell’immigrazione clandestina, che, dopo i dolorosi “fatti di Cutro”, ha subito un buon decremento (da circa 7500 nel periodo precedente a 1723 nel periodo di riferimento)».

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Produttività «pagata a caro prezzo»

Mettendo da parte i dati, il procuratore generale Lucantonio sottolinea come la produttività e il superamento delle criticità da parte della Procura Generale nella Corte d’Appello di Catanzaro sia «pagata con un prezzo amaro, la salute ed il sacrificio personale dei magistrati onesti e laboriosi che, nonostante le carenze di organico, il frenetico e costante turn-over dei colleghi, la frammentazione delle sedi, la distanza tra esse, il carente organico delle sezioni di polizia giudiziaria che presenta numerose vacanze (che si cerca di coprire con inopportune, ma necessarie designazioni d’ufficio) hanno sacrificato se stessi ed i loro affetti per cercare di dare una risposta di legalità alle esigenze di questa splendida terra, amata, ma spesso dimenticata, abbandonata e diffamata».

Il Pnrr e niente fondi per la magistratura requirente

Lucantonio punta il dito contro le cause di questo stato di criticità: «La conflittualità politica, la insana sovrapproduzione normativa, la complessità della stessa, la eccessiva burocratizzazione hanno “scaricato” - da sempre e ancor più di recente - sulla giurisdizione una serie di problematiche difficilmente risolvibili, questo con elevata sovraesposizione e indebita supplenza della magistratura, anch’essa purtroppo non sempre estranea a logiche corporative, illeciti ed errori. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, oramai al termine, ha previsto fondi solo per il settore giudicante, non per quello requirente, parte necessaria ed indispensabile del giusto processo Qualcosa andava assolutamente fatto per rimediare a tale “significativa” allarmante dimenticanza e non lo è stato. Se si richiede una “risposta giudiziaria” a dir poco imponente, senza sostenere chi la deve dare, questa è irrealizzabile».

«Non serve esultare per un singolo risultato – avverte Lucantonio –, una singola struttura realizzata, la assoluzione di un innocente, la cattura di un pericoloso latitante oppure la condanna di un pericoloso omicida; questo non risolve il problema Qui occorre che la Giustizia funzioni bene, ogni giorno, senza clamore, con efficienza, concretezza, equilibrio ed umanità»

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