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26/01/2026 ore 12.55
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Tempesta di neve a New York, il racconto di un calabrese nella metropoli a -17 gradi: «Dal caos al silenzio, scenario surreale»

L’archistar Giuseppe Samà racconta l’ondata di gelo che ha colpito la città che «per una volta, ha rallentato. Times Square sembra una cartolina sospesa nel tempo»

di Redazione Attualità

«Ieri New York é stata colpita da una straordinaria tempesta di neve, una di quelle che segnano la memoria collettiva della città. Un’ondata di gelo improvvisa e violenta ha fatto crollare le temperature fino a –17 gradi centigradi, avvolgendo la metropoli in un freddo tagliente e trasformandola in uno scenario quasi irreale. La città che non dorme mai, per una volta, ha rallentato. E in certi momenti, sembrava essersi fermata del tutto». È l’inizio del racconto della straordinaria tempesta di neve che si è abbattuta su New York. A descrivere la situazione il calabrese Giuseppe Samà, architetto che da anni ormai vive a New York.

La 'monster storm' ha fatto scattare l'emergenza in una lunga lista di stati, investendo oltre 200 milioni di persone dal New Mexico al Maine, in uno scenario che non si verificava da almeno 5 anni. Nevicate abbondanti sono attese anche su Baltimore, Pittsburgh, Philadelphia e Washington, dove sono stati fermati centinaia di bus dei trasporti pubblici.

«La neve è caduta incessante, – ha dichiarato Samà – spinta da venti gelidi che hanno reso ogni spostamento difficile. Central Park si è trasformato in una distesa bianca e silenziosa, i ponti iconici sono scomparsi nella foschia, le strade si sono fatte lucide di ghiaccio e il rumore costante di New York si è attenuato fino a diventare un sussurro. Un silenzio raro, quasi inquietante, per una città abituata a vivere di rumori, luci e movimento continuo».

Ma prima ancora che la tempesta mostrasse tutta la sua forza, – racconta ancora Samà – a colpire è stata la reazione delle persone. «Nei giorni precedenti all’arrivo del gelo si è diffuso un vero e proprio panico collettivo. I supermercati sono stati letteralmente presi d’assalto: scaffali svuotati in poche ore, carrelli colmi fino all’inverosimile, lunghe file alle casse. Pane, acqua, latte, cibo in scatola, batterie: tutto è sparito rapidamente. Scene surreali, che ricordavano più la preparazione a un conflitto che l’arrivo di una tempesta di neve. Come se, improvvisamente, New York stesse andando in guerra. È bastato l’annuncio di temperature estreme per incrinare una delle certezze più radicate della città: quella di avere sempre tutto sotto controllo, sempre disponibile. Quando questa sicurezza vacilla, anche una metropoli potente e organizzata come New York mostra il suo lato più fragile, più umano, fatto di paure istintive e reazioni di sopravvivenza.

Nel pieno della tempesta, ho deciso di andare a Times Square. Volevo vedere con i miei occhi cosa significasse davvero una New York sotto assedio del gelo. Quello che mi sono trovato davanti è stato uno scenario surreale. Le luci gigantesche continuavano a brillare come sempre, ma intorno c’era un vuoto quasi irreale. Poche persone, sparse, avvolte in cappotti pesanti, camminavano in silenzio. Nessuna folla, nessun caos, nessuna frenesia».

L’archetto racconta che «Times Square, uno dei luoghi più affollati del pianeta, sembrava una cartolina sospesa nel tempo. Un’immagine potente, quasi cinematografica, che difficilmente dimenticherò. Intanto, mentre la città cercava di adattarsi, gli spazzaneve hanno lavorato senza sosta, giorno e notte. Un esercito silenzioso di mezzi e operatori impegnati a liberare le strade, a rendere percorribili ponti e viali, a permettere a New York di continuare a funzionare nonostante tutto. Un lavoro incessante, fondamentale, spesso invisibile, che ha mostrato ancora una volta la straordinaria macchina organizzativa della città quando si trova di fronte all’emergenza. Questa tempesta non è stata solo un evento climatico estremo. È stata una prova. Una prova per le infrastrutture, per le persone, per il carattere stesso di New York. Ha mostrato una città forte ma vulnerabile, moderna ma ancora profondamente esposta alla forza della natura. Una città capace di andare nel panico, – conclude – ma anche di reagire, di resistere, di continuare ad andare avanti. E mentre il gelo stringeva tutto in una morsa di ghiaccio, la neve cadeva lenta, silenziosa, ricordando a tutti una verità semplice e potente: per quanto grandi e organizzati possiamo essere, di fronte alla natura restiamo sempre ospiti».

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