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03/04/2026 ore 10.54
Attualità

Tra flagellanti e suoni arcaici, a Cassano il grido della “Chiamata” e l’abbraccio tra l’Addolorata e il Cristo morto

Il Giovedì Santo rivive l’antico rito. L’Addolorata riceve il Cristo morto in un abbraccio che fonde fede secolare e dolore umano

di Franco Sangiovanni

Nella cittadina jonica, dove la fede si mescola a riti di un’arcaicità profonda, il Giovedì Santo non è una semplice ricorrenza ma un terremoto emotivo. La "Chiamata della Madonna" è l'evento che sospende il tempo nella Basilica Cattedrale della Natività della Beata Vergine Maria del Lauro  dove il divino incontra il dolore umano più crudo.

Tutto ha inizio quando la sera si fa densa. Dopo la Messa in Coena Domini, la folla si accalca sotto le navate barocche. Il predicatore, frate Franco Granata, dal pulpito, narra con accenti drammatici gli ultimi istanti di Cristo. La tensione sale fino al momento del "Vieni Maria". È un grido che squarcia il silenzio e funge da ponte tra la liturgia e il popolo.

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In quel momento, le porte della Sacrestia si spalancano. L'Addolorata, avvolta nel suo manto di velluto nero trapuntato d'oro, si avvia nel lungo percorso. Ecco una madre che cerca il figlio tra la folla che si apre al suo passaggio in un reverenziale timore. Preceduta da troccola, buccina e tamburi, seguiti dai flagellanti che si percuotono ritmicamente con la disciplina (un flagello di metallo) portando nel corpo i segni della Passione, la “Mamma” per eccellenza attraversa la “casa del figlio”. L’atto finale avviene con Maria che raggiunge il pulpito. In un silenzio che toglie il fiato, frate Granata, prende il Crocifisso e lo depone tra le braccia della statua della Vergine. È l'iconografia della Pietà che prende vita. Maria non è più sola, ma stringe a sé il corpo martoriato del Figlio, sostenuta dagli altri figli che le fanno da corona consolatrice tutt’attorno. A differenza di altre, la "Chiamata" di Cassano è un rituale corale con il fedele che piange al passaggio della Vergine confermandosi, figlio, fratello, non necessariamene in quest’ordine. È un processo di liberazione interiore, di purificazione, che prepara la città alla lunga notte di dolore e alla successiva processione dei Misteri del Venerdì Santo, dove le "Varette" porteranno per le strade la narrazione plastica della Redenzione. Questo rito narrativo, non collegato liturgicamente, non celebra solo la morte, ma la dignità del soffrire. In ogni colpo di flagello e in ogni lacrima dei fedeli, c'è la storia di una comunità che non abbandona mai i propri vinti.