Sezioni
Edizioni locali
06/09/2026 ore 15.00
Attualità

Turismo, la Calabria cresce del 15% ma il tour operator avverte: «Senza una vera programmazione serve a poco»

La stagione chiude con prospettive positive, nuovi mercati e domanda internazionale in crescita. Ma per trasformare il risultato in sviluppo stabile servono collegamenti, infrastrutture e una strategia condivisa. Parla Lino Cangemi, presidente di MasterGroup World: «Bisogna creare condizioni per destagionalizzare l’offerta»

di Giuseppe Mancini

Il turismo, comparto strategico per l’economia calabrese, si è trovato ad affrontare una serie di criticità che hanno rischiato di limitarne le prospettive di crescita. L’aumento dei prezzi del carburante, la crisi internazionale segnata dalle tensioni geopolitiche e dall’instabilità economica, insieme agli effetti delle recenti avversità meteorologiche, nei mesi scorsi sollevavano interrogativi sulla capacità attrattiva della regione. E adesso, mentre la stagione estiva volge al termine, per fare un rendiconto e conoscere le prospettive future del settore, abbiamo parlato con Lino Cangemi, presidente di MasterGroup World, tour operator di riferimento del turismo incoming.

Caro carburante, guerra e danni dei cicloni, tutte le sfide per il turismo in Calabria: «Ecco come superare la crisi»

Qual è il bilancio della stagione estiva? Le sfide sono state superate?

«La stagione sta chiudendo con risultati decisamente positivi, nonostante sia stata caratterizzata da settimane di forte accelerazione alternate a fasi di rallentamento: un andamento che conferma come oggi il mercato turistico sia molto più reattivo rispetto al passato e fortemente condizionato dall’evoluzione dello scenario internazionale. Il principale elemento di discontinuità si è registrato nei mesi di marzo e aprile, quando le tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno determinato una temporanea contrazione della domanda. La risposta del mercato, tuttavia, è stata particolarmente significativa. Superata la fase di maggiore incertezza, la domanda ha ripreso progressivamente vigore. All’interno di questo scenario, ritengo particolarmente rilevante la performance della Calabria, che sta consolidando il proprio posizionamento competitivo anche grazie alla percezione di sicurezza, all’autenticità dell’offerta e a un rapporto qualità-prezzo ancora interessante rispetto ad altre destinazioni del Mediterraneo. La Calabria non viene più considerata soltanto come una destinazione alternativa, ma sta progressivamente conquistando una propria riconoscibilità all’interno del mercato turistico europeo e internazionale. Restano, tuttavia, alcune criticità strutturali che interessano l’intera filiera e sulle quali sarà necessario continuare a lavorare: accessibilità e collegamenti, costo dei trasporti, disponibilità di personale qualificato, pressione sui costi operativi e necessità di ampliare ulteriormente la stagione turistica. Nonostante queste complessità, le proiezioni di chiusura sono molto positive: prevediamo di terminare l’anno con una crescita nell’ordine del 15% rispetto all’esercizio precedente. La sfida, adesso, è trasformare questa crescita congiunturale in crescita strutturale: aumentare la permanenza media, rafforzare la presenza sui mercati internazionali, lavorare sulla destagionalizzazione e incrementare il valore generato da ogni singolo arrivo. È su questi indicatori, oltre che sul semplice numero delle presenze, che si misurerà la reale maturità della destinazione nei prossimi anni».

Turismo a Tropea, arrivi stabili ma soggiorni più lunghi: a luglio crescono i pernottamenti

La paventata cautela dei viaggiatori si è poi verificata?

«Sì, soprattutto nella prima parte della stagione abbiamo registrato un atteggiamento più prudente da parte della domanda, inevitabilmente condizionato dall’incertezza geopolitica e da un quadro macroeconomico ancora particolarmente instabile. Con il progressivo ridimensionamento di questa fase di incertezza, la propensione alla prenotazione è tornata a crescere e la Calabria ha recuperato rapidamente attrattività, confermando una buona capacità di tenuta anche sui mercati internazionali. Non possiamo, tuttavia, ignorare un elemento che ritengo oggi particolarmente rilevante: l’instabilità economica sta incidendo direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie. L’aumento generalizzato del costo della vita determina una progressiva erosione del potere d’acquisto e questo inevitabilmente si riflette anche sulle scelte di viaggio. Il turismo rimane una priorità importante per il consumatore, ma assistiamo a una maggiore attenzione al budget, al rapporto qualità-prezzo e, in alcuni casi, a una riduzione della durata del soggiorno o della spesa accessoria. Sul fronte delle imprese, parallelamente, continua a pesare l’incremento dei costi operativi. Per il nostro settore uno degli elementi più sensibili è rappresentato dal costo del carburante e, in particolare, del gasolio, che incide direttamente sull’operatività dei servizi e sulla sostenibilità economica dell’intera filiera».

Turismo in Calabria, la Filcams Cgil frena l'entusiasmo: «Gli arrivi crescono, ma lo sviluppo è un'altra cosa»

Sì è registrato un maggiore flusso turistico interno o internazionale?

«Anche il turismo domestico ha risentito in maniera significativa dell’aumento generalizzato dei costi e della conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Questo scenario ha determinato alcune flessioni della domanda interna, con comportamenti di acquisto più prudenti, una maggiore sensibilità al prezzo e una crescente attenzione alla gestione del budget destinato alle vacanze. Sul fronte internazionale, invece, il quadro si è dimostrato più solido e sostanzialmente in linea con le previsioni formulate a inizio stagione. Uno degli aspetti più significativi della stagione è stato certamente il processo di diversificazione dei mercati. Abbiamo introdotto nuovi bacini di provenienza, tra cui Ungheria e Brasile, che hanno fornito riscontri molto positivi e rappresentano due delle novità più interessanti dell’anno. L’apertura di nuovi mercati è per noi un elemento strategico, perché consente non soltanto di incrementare i volumi, ma soprattutto di ridurre la dipendenza da singoli Paesi e di costruire un portafoglio di domanda internazionale più equilibrato e resiliente. Parallelamente, continuano a registrare performance positive i mercati sui quali siamo presenti da più tempo. Polonia e Repubblica Ceca confermano un trend di crescita costante, dimostrando un interesse ormai consolidato verso la Calabria e un progressivo rafforzamento della destinazione all’interno di questi bacini. Si sta verificando una vera e propria redistribuzione dei flussi turistici internazionali. E la Calabria, grazie alla propria posizione nel Mediterraneo, alla qualità dell’offerta, all’autenticità del territorio e a un rapporto qualità-prezzo ancora competitivo, ha tutte le caratteristiche per beneficiare di questo processo. Nel complesso, quindi, la componente internazionale si conferma uno dei principali driver della nostra crescita».

La Calabria e il paradosso dei record immaginari: il turismo delle spiagge piene nasconde una crisi che dura 11 mesi

Quali sono oggi gli ostacoli da superare?

«Uno dei principali elementi sui quali ritengo necessario intervenire è sicuramente la connettività aerea, che rappresenta oggi una delle variabili strategiche per la crescita e, soprattutto, per l’internazionalizzazione della destinazione Calabria. È fondamentale incrementare i collegamenti aerei di linea, in particolare verso il Sud Italia e la Calabria, garantendo una programmazione più ampia, stabile e possibilmente pluriennale. Una maggiore disponibilità di voli e di capacità aerea consentirebbe ai tour operator e agli operatori internazionali di programmare con maggiore anticipo, costruire pacchetti competitivi e commercializzare la destinazione con maggiore continuità sui diversi mercati. A questo si aggiunge un secondo elemento particolarmente delicato: il costante incremento dei costi lungo tutta la filiera turistica, a partire dai trasporti. Quando aumentano contemporaneamente carburante, servizi, trasferimenti, voli e ricettività, il rischio è che il prezzo finale del pacchetto perda progressivamente competitività sui mercati internazionali. In questo contesto credo sia necessario affrontare anche il tema dell’evoluzione delle tariffe alberghiere. Negli ultimi anni abbiamo assistito in Calabria a una crescita importante dei prezzi della ricettività, che in alcuni periodi e segmenti si stanno progressivamente avvicinando a quelli di destinazioni mature e fortemente riconosciute come Sicilia e Sardegna. L’aumento delle tariffe, di per sé, non deve essere considerato negativamente: è naturale che una destinazione che cresce e migliora il proprio posizionamento punti anche ad aumentare il valore generato dal turismo. Il problema nasce quando la crescita del prezzo non procede parallelamente alla crescita del valore percepito, della qualità dei servizi, dell’accessibilità e dell’efficienza complessiva della destinazione. Sui mercati internazionali il confronto è immediato. Se il costo finale della Calabria diventa comparabile a quello di destinazioni concorrenti con maggiore capacità aerea, una stagione più lunga, infrastrutture consolidate e una notorietà internazionale costruita nel tempo, diventa inevitabilmente più difficile competere esclusivamente sul prezzo. La questione centrale, quindi, non è mantenere la Calabria come una destinazione a basso costo, perché non credo che questo debba essere il nostro obiettivo. Dobbiamo invece costruire una destinazione ad alto valore percepito, nella quale l’incremento dei prezzi sia sostenuto da un corrispondente incremento della qualità, dell’accessibilità e dei servizi».

In vista dell’autunno-inverno cosa ci si propone?

«Per l’autunno stiamo lavorando su una strategia articolata. Accanto al segmento individuale, sul quale continuiamo naturalmente a investire, stiamo concentrando una parte importante della nostra attività sul mercato dei gruppi, che consideriamo uno degli strumenti più efficaci per sostenere i flussi turistici anche al di fuori dei tradizionali periodi di alta stagione. In questo percorso assume un ruolo centrale il turismo esperienziale, sul quale lavoriamo ormai da diversi anni. L’obiettivo è superare progressivamente il modello legato quasi esclusivamente al prodotto balneare e costruire proposte capaci di valorizzare il territorio nella sua interezza: borghi, cultura, enogastronomia, natura, tradizioni, produzioni locali e identità dei territori. La vera criticità rimane, invece, il periodo invernale. La Calabria continua a presentare una stagionalità molto marcata e nei mesi invernali si innesca un meccanismo che limita fortemente la possibilità di commercializzare la destinazione sui mercati internazionali: si riducono significativamente i collegamenti aerei e, parallelamente, una parte importante delle strutture ricettive e dei servizi turistici interrompe l’attività. Questo genera un vero e proprio problema di sistema. È un circolo che dobbiamo riuscire progressivamente a interrompere. A mio avviso, infatti, la destagionalizzazione non può essere semplicemente uno slogan né può essere demandata esclusivamente agli operatori privati. Per vendere la Calabria dodici mesi l’anno dobbiamo prima essere nelle condizioni di renderla realmente fruibile dodici mesi l’anno. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un lavoro coordinato tra istituzioni, aeroporti, compagnie aeree, strutture ricettive, tour operator e operatori del territorio. La destagionalizzazione, infatti, non può essere il risultato dell’iniziativa del singolo, ma deve diventare una strategia condivisa dell’intera filiera turistica. Occorre poi sviluppare prodotti pensati specificamente per l’autunno e l’inverno. Cultura, borghi, archeologia, enogastronomia, natura, turismo attivo, esperienze legate alle produzioni locali, piccoli gruppi e itinerari tematici possono consentirci di intercettare segmenti di domanda molto diversi da quelli tradizionalmente legati al prodotto balneare. Ed è proprio questo, a mio avviso, il punto centrale: destagionalizzare non significa semplicemente portare qualche turista in più nei mesi invernali. Significa diversificare il prodotto, i mercati e i segmenti di clientela, creando le condizioni per generare economia e occupazione sul territorio per un periodo dell’anno significativamente più lungo. La vera sfida, quindi, è passare dalla promozione alla programmazione».


Cosa si augura per il futuro?

«Mi auguro, sinceramente, quello che credo si auguri ogni professionista che opera e investe quotidianamente in questo settore: che la Calabria possa finalmente lavorare sulla base di una progettualità vera, strutturata e di medio-lungo periodo. Nel turismo non si possono costruire risultati solidi e duraturi attraverso una logica “last minute”. Mi auguro quindi una Calabria stabilmente collegata con il resto d’Italia, con l’Europa e con i mercati internazionali durante tutto l’anno. Allo stesso tempo, credo sia fondamentale avere una comunicazione seria, trasparente e responsabile anche nella lettura dei risultati. I numeri sono importanti, ma devono essere analizzati nella loro reale dimensione economica: non possiamo limitarci a parlare di arrivi e presenze. Dobbiamo interrogarci sulla permanenza media, sulla spesa generata, sulla distribuzione dei flussi durante l’anno, sull’occupazione prodotta e, soprattutto, sulla capacità del turismo di creare valore stabile per il territorio. C’è poi un tema che considero ancora più importante: le infrastrutture. Possiamo investire quanto vogliamo nella promozione, ma se parallelamente non interveniamo sulle carenze infrastrutturali, sulla mobilità, sull’accessibilità e sui servizi, rischiamo di promuovere un prodotto senza averne rafforzato adeguatamente la struttura. E questo non riguarda soltanto il turismo. Riguarda il futuro stesso della Calabria. Creare un sistema turistico più moderno, organizzato e competitivo significa generare imprese, professionalità e opportunità di lavoro qualificato. Significa soprattutto offrire ai nostri giovani una ragione concreta per rimanere in questa terra, investire qui il proprio talento e avere la possibilità, mi auguro, di fare molto meglio di quanto siamo riusciti a fare noi. Per questo il mio auspicio va oltre i numeri di una singola stagione. Mi auguro una Calabria che abbia il coraggio di programmare, di investire sulle proprie debolezze e di valorizzare seriamente le proprie straordinarie potenzialità. Mi auguro, soprattutto, una Calabria che non si limiti a dire di amare se stessa, ma che dimostri di amarsi attraverso le scelte che compie».