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14/02/2026 ore 14.10
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Tutto crolla ma il decreto per i ristori dopo il ciclone Harry è fermo: «Da Calabria, Sicilia e Sardegna richieste troppo alte»

Il governo fatica ad approvare il provvedimento per le Regioni colpite dalla tempesta. La presidente Meloni vuole tornare a Niscemi, ma i ritardi tra ministeri e i dubbi sulle stime dei danni rischiano di allungare i tempi degli aiuti. Finora stanziati solo 100 milioni, servono miliardi

di Redazione Attualità

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vorrebbe tornare a Niscemi all’inizio della prossima settimana, con almeno una promessa da fare ai mille cittadini evacuati dalle proprie abitazioni. Tuttavia, non è detto che ci riesca: il decreto annunciato dal governo per risarcire le Regioni colpite dal ciclone Harry è fermo da diversi giorni a causa di litigi interni all’esecutivo, richieste considerate troppo onerose da parte dei tre presidenti di Regione (due dei quali di centrodestra) e continui rimbalzi tra ministeri e Palazzo Chigi. Così, il cosiddetto “decreto Maltempo” è saltato nell’ultimo Consiglio dei ministri e non è certo che possa essere approvato in quello della prossima settimana.

Bollette sospese nelle zone colpite dal ciclone Harry:  l’ELENCO dei Comuni in Calabria 

Già nella gestione dell’emergenza della frana di Niscemi, iniziata il 16 gennaio, si sono manifestate perplessità sull’operato del ministro meloniano Nello Musumeci, governatore fino al 2022. A rafforzare il controllo, Musumeci ha deciso di istituire una “commissione di studio” composta da cinque esperti tra geologi e ingegneri da affiancare al dipartimento della Protezione civile per “approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso che interessa il territorio comunale di Niscemi, la velocità del relativo movimento e le condizioni di rischio residuo” e per individuare elementi utili per “interventi di mitigazione e prevenzione del rischio”, come recita il decreto ministeriale.

A suscitare dubbi nel governo è stata soprattutto la data in calce al decreto di istituzione del tavolo tecnico: 31 gennaio 2026, cioè cinque giorni dopo la frana che ha costretto all’evacuazione centinaia di persone. Un tempismo che stride con i resoconti storici secondo cui la situazione franosa a Niscemi è nota da almeno 230 anni, con interi pezzi di Paese già crollati nel 1997.

Per quanto riguarda il decreto di ristori, finora sono stati stanziati solo 100 milioni da dividere tra le tre Regioni. Secondo Palazzo Chigi, il ritardo del secondo decreto dipende dalle stime troppo “approssimative” dei presidenti delle Regioni (Sicilia, Calabria e Sardegna), nominati commissari e chiamati a presentare i numeri dei danni al dipartimento della Protezione civile guidato da Fabio Ciciliano. In particolare, il principale indiziato è il forzista Schifani, che, secondo fonti dell’esecutivo, avrebbe una modalità di misurazione troppo “grossolana”, sia per i danni sulla costa sia per il perimetro troppo ampio dei comuni colpiti dal ciclone.

Sia Schifani che Musumeci avevano ipotizzato ristori fino a 2 miliardi, ma la stima è stata subito respinta dal ministero dell’Economia e dalla Ragioneria generale dello Stato: i fondi non sono disponibili e le stime non consentono una quantificazione accurata dei ristori. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha espresso dubbi sull’entità del decreto, facendo riferimento ad altri interventi nelle aree colpite da calamità, dove i fondi sono stati spesso spesi male.

Nelle ultime ore sono arrivate le tabelle delle Regioni con i calcoli, e tra Palazzo Chigi e la Protezione civile si sta facendo una ricognizione delle misure che potranno entrare nel decreto. Sicuro è che ci saranno la sospensione dei tributi per le aree colpite e gli ammortizzatori sociali per le imprese. Successivamente, il provvedimento dovrà passare sotto la revisione del ministero dell’Economia, un passaggio che potrebbe allungare ulteriormente i tempi: il decreto PNRR attende la bollinatura da due settimane, il decreto Sicurezza addirittura più a lungo.

Ieri Musumeci è rimasto vago sui tempi: “Credo che nei prossimi giorni potremo benissimo varare il secondo provvedimento. Abbiamo già chiesto ai tre presidenti in questo senso; è arrivata già una prima stima, ma un po’ approssimativa”. Poi ha aggiunto una stoccata al collega Giorgetti: “Il ministero dell’Economia ci chiede stime molto più dettagliate”.

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