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09/05/2026 ore 10.01
Attualità

Un mese senza Domenico Martelli, un giornalista appassionato e innamorato della verità

Il 9 aprile un malore ha strappato il notista politico di LaC all’affetto dei suoi cari e alla passione di una vita. Oggi ricordiamo un professionista rigoroso e controcorrente, capace di cercare la verità senza compromessi né paura

di Redazione

Domenico Martelli, notista politico di LaC e direttore del Fatto di Calabria, ci ha lasciati un mese fa per un improvviso malore. Oggi a Cosenza si terrà una messa in occasione del trigesimo: l’editore Domenico Maduli, il direttore editoriale Maria Grazia Falduto, il direttore responsabile Franco Laratta e la redazione ne ricordano il rigore e la grande passione per il giornalismo. 

Domenico Martelli non era un giornalista superficiale, banale. Non era un giornalista “comodo”. Non lo era mai stato e gli avrebbe dato molto fastidio eventualmente esserlo o diventarlo. Non amava le cose facili, semplici, la notizia mordi e fuggi. Non gli bastava raccontare i fatti: amava entrarci dentro, smontarli, andare in profondità. E soprattutto andava oltre. E dove gli altri si fermano, lì iniziava il vero lavoro di Domenico.

È andato via un mese fa, per un malore che lo ha strappato all’affetto dei suo cari e al giornalismo, passione di una vita che ha lasciato troppo presto: amava l’inchiesta, ricerca quasi ostinata, non accettava scorciatoie, aveva lo sguardo inquieto di chi sa che la verità va cercata, inseguita. Perché la verità non è mai facile e dà fastidio a molti soprattutto in questa regione in cui il giornalista vero che fa il proprio dovere, che scava, che denuncia non è mai gradito al potere. Anzi viene additato, spesso anche accusato ingiustamente.

«Professionista rigoroso e acuto»: il cordoglio per la scomparsa del giornalista Domenico Martelli

Domenico sapeva tutto questo, ma non lo temeva. Anzi lo viveva come una sfida, per cui diventava ancora più testardo e scavava ancora più in fondo. Fin quando non trovava la verità: quella dei fatti, non quella delle ideologie o delle appartenenze.

La verità che fa male, la verità scomoda, la verità che ha alla base il giornalismo vero, non quello di comodo, non quello comprato né accomodato, non quello che serve il padrone di turno.

Martelli era capace di stare su una storia per giorni interi, senza risparmiarsi, senza tregua. Non per ambizione personale, ma per rispetto verso i lettori e verso una professione che considerava, prima di tutto, un dovere civile.

Martelli non aveva paura di disturbare, di esporsi, di andare controcorrente. Affrontava i fatti senza timori, anche quando significava toccare interessi, poteri, zone d’ombra. Ci manca e ci mancherà il suo stile, la sua attenzione, la sua passione. Lui è stato, semplicemente, un giornalista vero. Di quelli che non cercano visibilità, ma credibilità. Di quelli che non inseguono il rumore, ma il senso delle cose.

Ad un mese dalla sua morte rimane il suo esempio. Che per chi fa questo mestiere è un incoraggiamento ad andare avanti. Domenico Martelli rappresenta una linea di confine: da una parte il giornalismo che si accontenta, dall’altra quello che cerca, che dubita, che scava.

Lui stava, senza esitazioni, da questa parte. Sempre.