«Una chance importante»: i detenuti del carcere di Laureana di Borrello diventano assaggiatori di oli vergini di oliva
Cerimonia di consegna degli attestati nell'ambito del progetto "Coltivare speranze" coordinato da Anna Rotella (Archeoclub). Fulvia Caligiuri, direttrice Arsac: «La vera rieducazione nasce attraverso l'approfondimento e la professionalità»
Una speranza, un riconoscimento concreto, una tappa da cui ripartire per un futuro migliore. Alcuni detenuti dell'Istituto di custodia attenuata "Luigi Daga" di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, sono diventati assaggiatori di oli vergini di oliva. L’iniziativa si è svolta all’interno del progetto di agricoltura e formazione “Coltivare Speranze”, già partito da alcune settimane nelle carceri della Calabria. Il corso, tenuto da personale docente dell’ARSAC (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura Calabrese), da docenti della Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e dagli esperti di Archeoclub d’Italia, è tra quelli previsti nel protocollo di intesa siglato tra la Casa di Reclusione di Laureana di Borrello, ARSAC, l’Ufficio per la Pastorale per la Cura del Creato della Conferenza Episcopale Calabra e l’Archeoclub d’Italia APS. Venerdì 31 luglio si sono svolti gli esami finali e la cerimonia di consegna degli attestati, al termine di un percorso formativo che da settimane vede i detenuti impegnati a lezioni di teoria e pratica.
«Si diventa donatori delle chiese e in cambio si ottiene speranza per il futuro – ha spiegato Anna Rotella, archeologa e vicepresidente Archeoclub D’Italia sede di Vibo Valentia, nonché responsabile del progetto “Coltivare speranze” per archeoclub nazionale-. Il progetto si articola su una serie di attività che mirano a dare all'olivo bianco una possibilità di diffusione nel territorio nazionale. Conosciuto anche come “Olivo della Madonna”, era assai diffuso nei secoli passati nelle campagne calabresi, ma col tempo quasi scomparso e dimenticato. Lo stiamo portando presso tutte le chiese in Calabria, grazie alla collaborazione con la conferenza episcopale Calabria. I detenuti, in questo caso, diventano i donatori dell'olivo alle chiese, perché lavorano per la cura e la riproduzione dell'albero all'interno del carcere, e quando è maturo lo donano alle chiese. Così facendo ottengono dall'Arsac la possibilità di ottenere l'attestato di assaggiatori di oli vergini di oliva e di svolgere il corso per il patentino per uso fitofarmaci».
Presente anche il direttore generale dell'ARSAC Calabria, Fulvia Michaela Caligiuri che, con tutto il personale dell’ente, fin dalle prime battute si è prodigata per la realizzazione del progetto: «Tra le nostre attività più importanti ci sono quelle informative e formative, proprio come abbiamo proposto qui nel carcere di Laureana di Borrello. Rappresenta una chance importante per i detenuti. Mi auguro che ci possano essere tante altre iniziative simili, progettualità, perché la vera rieducazione nasce attraverso l'approfondimento e la professionalità».
Molto soddisfatto per l’esito delle prove anche Giuseppe Giordano, agronomo e divulgatore agricolo specializzato, che con Arsac riveste il ruolo di capo panel del comitato d'assaggio degli oli d'oliva e formatore nel settore elaiotecnico: «I detenuti ne sono rimasti entusiasti. Abbiamo trattato tutta la filiera dell'olio, la gestione di un oliveto, la chimica dell'olio, l'abbinamento con i cibi. Hanno acquisito un'esperienza nuova da spendere nel mondo del lavoro».
L'istituto penitenziario di Laureana di Borrello punta fortemente su laboratori e attività artigianali e professionali. La direzione è affidata a Caterina Arrotta e il comando della polizia penitenziaria al Commissario Capo Giuseppe Ramondino, il quale ha affermato: «Il progetto ha visto risultati eccellenti dei detenuti coinvolti, che hanno acquisito un titolo spendibile una volta fuori di qui. Il nostro obiettivo è garantire la speranza di essere riabilitati in società».
La struttura carceraria ospita detenuti a basso indice di pericolosità ed è focalizzata sul reinserimento sociale. Il soggiorno si basa su regole condivise che mirano all'autonomia e alla preparazione al fine pena, come ha spiegato Simona Prossomariti, responsabile area giuridico-pedagogica: «Il nostro è un istituto modello. Nasce con la finalità del recupero e della rieducazione. Quello svolto è stato un corso innovativo. Ci auguriamo di vedere in un ristorante stellato chi ha conseguito l’attestato».