Una nuova vita a Cosenza con l’Ucraina nel cuore: «Mia nonna piantava mais e girasoli, ora nei campi ci sono le mine»
VIDEO | Nataliya Kutsenko è la presidente di S.A.L.O., associazione impegnata nel sostegno alle persone fuggite dalla guerra: «Il mio popolo sogna soltanto di vivere in pace e sicurezza»
di Emilia Canonaco
1.120esimo giorno di guerra tra Russia e Ucraina. Dopo la lunga telefonata con il presidente americano Trump, Putin si è impegnato a fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche per trenta giorni, eppure a Kyiv continuano a udirsi esplosioni.
Nataliya Kutsenko ha 42 anni: nel 2006, con in tasca una laurea in ingegneria, dopo aver lasciato l’Ucraina, ha iniziato una nuova vita a Cosenza dove vive con una parte della sua famiglia e lavora presso un istituto di formazione. «Mio padre, che è un insegnante di Fisica, è rimasto a Enerdogar, che si trova a 130 chilometri da Zaporizhzhia, non appena i russi hanno preso il possesso della centrale nucleare, è stato costretto ad andare via».
Il cinque per cento della popolazione di Cosenza è composta di cittadini ucraini. Da qui, l’idea di creare un’associazione che potesse metterli insieme e rappresentare un punto di riferimento in caso di bisogno. S.A.L.O. - acronimo che sta per solidarietà, accoglienza, libertà e origini - il nome scelto.
Nataliya Kutsenko spiega: «L’associazione è nata nel febbraio del 2022. Ci ragionavamo da un po' di tempo, ma lo scoppio della guerra ha accelerato il progetto. Dallo scoppio del conflitto, a Cosenza e Rende sono arrivate più di duemila persone in fuga dalla guerra. Grazie a S.A.L.O. abbiamo aiutato queste famiglie a trovare una sistemazione provvisoria, fornendo assistenza per la lingua e per i documenti necessari.
Nataliya, tornata a Enerdogar a far visita al padre, è ripartita per l’Italia il 21 febbraio 2022: appena tre giorni dopo, i carri armati sovietici sono entrati sul territorio ucraino. «Un nostro vicino di casa è stato ucciso, mentre mia nonna nel dicembre 2022 è morta in un ospedale dove ormai non c’erano più neanche medicine. Le abbiamo spedite da qui, ma sono arrivate troppo tardi».
A Nataliya resta il ricordo dell’amata nonna, che trascorse l’esistenza lavorando la terra. «Piantava mais e girasoli, adesso invece i campi sono pieni di mine. Di quello che un tempo tutti chiamavano “il granaio d’Europa” purtroppo non rimane più niente».
Morte e distruzione sono state la risposta di Mosca al desiderio dell’Ucraina di far parte della Nato e dell’Unione Europea. Nataliya spiega: «Dopo l’invasione della Georgia da parte della Federazione russa, il mio popolo ha avvertito più che mai il bisogno di vivere in tranquillità e sicurezza. La rivoluzione arancione è nata per questo. A tre anni dall'inizio della guerra, chiediamo per la nostra amata e martoriata Ucraina una pace che sia giusta e duratura»