Viaggio tra i locali della movida calabrese: «C’è troppa aggressività, basta poco per mettere mano a un coltello»
Dopo la morte di Antonio Perrotta avvenuta a seguito di una brutale aggressione, il tema della sicurezza nei locali da ballo è tornato alla ribalta. Ecco il nostro reportage
L’apertura sempre più posticipata. Le maglie dei controlli ai varchi di ingresso procedono a ritmo serrato. Un rigido protocollo di sicurezza che si estende anche all’interno dei locali. Abbiamo atteso le prime luci dell’alba tra i club più frequentati di entrambi i litorali del cosentino. Il dramma di Antonio Perrotta pestato a morte fuori dal Castello a Sangineto nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto scorsi, anche se non ha compromesso la stagione della movida, ha posto al centro ancora una volta il tema della sicurezza.
La musica e l’alcool: il rito collettivo della socialità e del divertimento e la serata prosegue così senza eccessi. Resta la domanda? Quello di Sangineto è davvero un caso isolato? Lo abbiamo chiesto a gestori e proprietari dei club più bazzicati della costa, dove si raduna il popolo della movida estiva.
«È semplice puntare il dito contro “la discoteca” – spiega Mirko Carelli, gestore del club “White” di Corigliano-Rossano – ma non tutti sanno che i locali ormai si riempiono in una fascia oraria che va dalle due alle tre di notte: dove sono stati prima gli avventori? Cosa hanno bevuto o fatto prima? È evidente che non possiamo controllare questi aspetti. Tuttavia i nostri dispositivi di sicurezza sono molto più restrittivi di quelli che si potrebbero trovare in un locale abusivo o in un lido balneare o perfino in una piazza che si trasforma in discoteca. Entrare in un locale e sentirsi sicuri è la cosa più importante ed è quello su cui cerchiamo di lavorare durante le fasi di preparazione di ogni evento».
Gestore storico del “Clubbino”, locale frequentatissimo di San Nicola Arcella, sulla costa tirrenica, Paolo Tommasini conferma: «Sicuramente la discoteca, nella stragrande maggioranza dei casi, è un posto più sicuro di tante altri luoghi dove si creano assembramenti di persone. Noi cerchiamo di rispettare ovviamente tutte le normative e le disposizioni di legge, anche alla luce dei fatti di Crans-Montana».
La selezione all’ingresso costituirebbe una base di partenza per la creazione di buone condizioni di sicurezza: «Si cerca di distinguere persone perbene che sanno come comportarsi – prosegue Tommasini – e questo già riduce drasticamente le situazioni potenzialmente conflittuali. Rimangono tuttavia le criticità: alcool in testa, ma anche i “cattivi esempi” «Credo che l'alcool sia sempre la prima causa di possibili problemi in un locale – ammette Tommasini – anche se i giovani tendenzialmente bevono meno, cercano meno gli eccessi rispetto a qualche anno fa. C’è tanta gente “scoppiata” che non sa più divertirsi e si avverte proprio questa grande aggressività che prima non c'era, questa cattiveria: basta poco adesso per mettere mano ad un coltello o ad una pistola. Questo è per noi un grande dramma perché veramente ci toglie la gioia di questo lavoro che in fin dei conti è uno dei lavori più belli del mondo». Un equilibrio sottile tra svago e responsabilità sembra tenere sospesa la notte di chi cerca lo svago ad ogni costo.