Vive da eremita con 200 euro al mese e ha trovato la pace: la sorprendente storia di Fra Giovanni
Da amministratore salesiano a eremita tra le Prealpi Veronesi. La storia di Fra Giovanni Maria, raccontata dal documentarista calabrese Natalino Stasi, è un viaggio tra silenzio, spiritualità e libertà dalle logiche del consumismo
Viviamo immersi in un frastuono costante. Città che non dormono mai, agende sature, scadenze asfissianti e una perenne corsa contro il tempo. Esistere, oggi, sembra quasi coincidere con il produrre. Eppure, nel cuore di questo vortice contemporaneo, c’è chi ha trovato il coraggio di sterzare bruscamente, imboccando la direzione opposta. È la storia di Fra Giovanni Maria (al secolo Gabriele), un uomo che ha scelto di spogliarsi del superfluo per abbracciare una vita da eremita, celebrando il trionfo del silenzio sui rumori del mondo.
Questo straordinario e intimo spaccato di vita ci viene restituito da un interessante racconto: un documentario toccante e profondo realizzato dal regista e documentarista calabrese Natalino Stasi (disponibile sul suo canale YouTube). Con uno sguardo attento, mai invadente e intriso di profonda sensibilità, Stasi riesce a catturare l’essenza di una scelta radicale, traducendo in immagini la pace di una quotidianità alternativa.
L’addio alla burocrazia per ritrovare l’"essere"
La vita precedente di Fra Giovanni non era vuota, tutt’altro. Per oltre vent’anni ha militato nella congregazione salesiana, ricoprendo ruoli di grande responsabilità economica e gestionale: amministrazione di strutture, tasse, fornitori, la burocrazia infinita di un cinema e di un bar. Una routine scandita da notti insonni, mal di stomaco e dallo stress di far quadrare i conti.
Poi, la svolta. Un desiderio interiore, maturato in un decennio di riflessione, è venuto a galla con forza: il bisogno di ridefinire le priorità, spostando il baricentro dal "fare" all'"essere". Oggi Fra Giovanni vive dal 2019 in un antico eremo del 1700 tra le Prealpi Veronesi, un tempo vecchia canonica abbandonata da vent'anni. Una struttura fiera e austera, immersa tra i vigneti, gli ulivi e i ciliegi, dove all'interno svetta l'immagine di San Giovanni Bosco, quasi a ricordargli che, nonostante la solitudine, è finalmente "a casa".
Un’economia della terra e della provvidenza: vivere con 200 euro al mese
La scelta eremitica di Fra Giovanni non è una fuga, ma un ritorno all'armonia con la natura e con la propria spiritualità. In un'epoca dominata dal consumismo sfrenato, la sua è una povertà vissuta come massima espressione di libertà. La sua casa è arredata interamente con mobili di recupero salvati dalle cantine; d’inverno il calore è affidato esclusivamente a una stufa a legna in cucina.
«Con 200 euro al mese me la cavo», racconta con disarmante serenità. Il cibo arriva dalla terra e dalla generosità della comunità locale: le erbe spontanee raccolte durante le passeggiate con i suoi due cani finiscono in pentola per zuppe e frittate, mentre la "Divina Provvidenza" si manifesta attraverso i vicini che gli portano uova, frutta e verdura dell'orto. La giacca e l'abito formale dell'ufficio sono un vecchio ricordo: «Adesso non ho nessuno a cui presentarmi». Per coprire le spese essenziali, ha rispolverato un vecchio hobby ereditato dal padre sarto, allestendo un piccolo laboratorio sartoriale per riparazioni e orli destinati agli abitanti della zona.
Il silenzio che riempie e la presenza social
La solitudine, per Fra Giovanni, non è sinonimo di isolamento o di paura. «Non è un silenzio vuoto, è un silenzio che riempie», spiega. Lontano dal caos di città, il cuore ha trovato il suo ritmo naturale. Tra le montagne non ci si può nascondere dietro le maschere della convenzione sociale: si è soli davanti a se stessi e a Dio.
Sorprendentemente, questo isolamento non esclude la connessione con l'altro. Fra Giovanni è, a modo suo, un eremita "social": ogni mattina usa internet per condividere una riflessione sulla parola del giorno con i suoi follower. Non solo: l'eremo è un punto di riferimento per molte persone che salgono fin lassù in cerca di un confronto, di un ascolto pulito, privo del giudizio del mondo.
Un invito a fermarsi
Il video di Natalino Stasi ha il grande merito di non dipingere l'eremita come un fuggitivo, ma come un uomo straordinariamente consapevole. Il sogno giovanile di possedere una Porsche ha lasciato il posto a un'ambizione molto più alta e complessa: la via della santità, intesa come la conquista della piena serenità del cuore.
In un presente che ci impone di esistere in funzione dell'orologio, la storia di Fra Giovanni Maria risuona come un monito e una speranza. Ci ricorda la necessità vitale di fermarsi, di guardarsi dentro e di riconnettersi con i cicli della natura. Perché la felicità, a volte, si nasconde proprio là dove il rumore si spegne e comincia l'ascolto.