Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in Campidoglio, la sindaca Scarcella: «È l’Italia che lasciamo ai nostri figli»
Il primo cittadino di Gioia Tauro interviene dopo il riconoscimento consegnato alle due donne durante un evento privato nella Sala della Protomoteca: «In Italia, per essere onesti, bisogna essere coraggiosi»
La premiazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile nella Sala della Protomoteca del Campidoglio diventa occasione per una dura riflessione della sindaca di Gioia Tauro, Simona Scarcella, sulla società italiana, sul rapporto con la legalità e sul riconoscimento riservato, a suo giudizio, alle persone oneste.
Madre e figlia hanno ricevuto il Premio Internazionale della Cultura per due libri pubblicati recentemente. Il riconoscimento è stato consegnato all'interno del Campidoglio, ma nell'ambito di un'iniziativa privata e non di un premio attribuito da Roma Capitale. Una circostanza che ha comunque provocato polemiche e numerose reazioni.
Tra queste c'è quella di Scarcella. «Questa fotografia rappresenta in maniera plastica l'Italia che stiamo lasciando in eredità ai nostri figli», scrive la sindaca, che sintetizza quindi il proprio pensiero attraverso alcuni punti.
La prima riflessione riguarda il rapporto tra criminalità e legalità. Secondo Scarcella, «i delinquenti e gli affiliati alla criminalità organizzata sono promotori di convegni e di manifestazioni sulla legalità, fra gli applausi di un pubblico ipocrita e completamente dissociato dalla realtà».
Di contro, sostiene la sindaca, ci sono le persone che lavorano quotidianamente e che si trovano a dover dimostrare continuamente la propria correttezza. «Le persone per bene – scrive –, ed in questa categoria inserisco non necessariamente quelle titolate e laureate con il massimo dei voti, ma quelle che si spaccano la schiena di lavoro, qualsiasi tipo di lavoro, tutti i giorni, sono obbligate a difendersi come delinquenti da uno Stato spesso inquisitore e che sarebbe capace di accusarti soltanto per sentito dire. Con buona pace del principio della prova».
Scarcella affronta poi il tema delle competenze professionali e delle accuse rivolte a chi le ha acquisite attraverso anni di studio e sacrifici. «Le persone che hanno acquisito una competenza professionale a prezzo di sacrificio e di studio sono accusate di “qualificarsi” come persone diverse da quelle che sono», sostiene, aggiungendo che ad accusarle sarebbe «una banda di ignoranti matricolati, i cui figli sono stati coinvolti a vario titolo in processi su diplomifici falsi».
Altro passaggio particolarmente duro è quello dedicato alle intimidazioni e alla solidarietà. «Quando una persona perbene subisce un'intimidazione, se non è iscritta al PD probabilmente non riceverà la solidarietà da parte di associazioni come Libera. Nemmeno quando ad essere intimiditi sono due ragazzi», afferma Scarcella.
Da qui il collegamento con la vicenda che ha dato origine alla riflessione. «Alla fine di questa breve sintesi non mi ha stupito per niente il fatto che due persone come la Marchi e la Nobile, per anni regine della truffa trash, siano insignite con un premio internazionale sulla cultura».
La sindaca di Gioia Tauro chiude quindi il suo intervento con una frase scritta in maiuscolo e destinata a riassumere il senso dell'intero messaggio: «In Italia, per essere onesti, bisogna essere coraggiosi».
In calce al suo intervento Scarcella sceglie di definirsi non soltanto attraverso il ruolo istituzionale: «Sindaco di Gioia Tauro, mamma di Matteo e Salvatore Maria, donna libera».