Words of hope, Gentiloni: «L’intelligenza artificiale non può essere guidata solo dal profitto»
Al forum promosso da Entopan l’ex presidente del Consiglio e commissario europeo per l’Economia richiama il ruolo dell’Europa: «Serve un governo pubblico dell’innovazione, senza dimenticare la dignità della persona e del lavoro»
La sfida dell’innovazione tecnologica si intreccia inevitabilmente con quella della democrazia, del lavoro e della dignità della persona. È questo uno dei temi al centro della terza e ultima giornata di “Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas”, il forum promosso a Simeri e Tiriolo da Entopan, think tank internazionale impegnato sui temi dell’economia, dello sviluppo e dell’innovazione. Dopo la tappa calabrese, il percorso proseguirà a San Francisco e Castel Gandolfo, coinvolgendo istituzioni, imprese, ricerca e mondo dell’innovazione.
Il futuro mette radici in Calabria: dal forum Words of Hope la sfida per un’innovazione a misura d’uomoTra gli interventi più significativi quello di Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio e commissario europeo per l’Economia, che ha collegato la riflessione sull’intelligenza artificiale alla più ampia crisi dell’ordine internazionale.
«Parole di speranza è un’aspirazione non semplice nel momento che stiamo attraversando», ha osservato Gentiloni, richiamando le difficoltà geopolitiche del presente e la crisi di un sistema internazionale che, pur con le sue contraddizioni, aveva garantito per decenni uno spazio di cooperazione multilaterale, di tutela della democrazia e della libertà.
In questo scenario, secondo Gentiloni, l’Europa è chiamata a mantenere aperta una prospettiva fondata sulla cooperazione e sui valori democratici: dall’apertura dell’economia internazionale alla gestione dei flussi migratori, dal contrasto alla crisi climatica fino alla difesa della libertà e degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Ma la questione geopolitica, nella sua analisi, si lega direttamente alla grande trasformazione tecnologica in corso. «Queste parole di speranza – ha sottolineato – sono molto collegate anche al destino dell’innovazione tecnologica».
L’intelligenza artificiale, ha riconosciuto Gentiloni, può produrre vantaggi straordinari per l’umanità, dalla lotta alle malattie alla ricerca, dalla conoscenza alla capacità di apprendimento. Ma proprio la rapidità della trasformazione impone di interrogarsi sui suoi effetti e, soprattutto, sulle modalità con cui governarla.
Da qui il tema della regolamentazione. Gentiloni ha ricordato il percorso avviato dall’Unione europea quando era membro della Commissione, sottolineando come l’idea di regolamentare l’intelligenza artificiale fosse stata accolta anche con forti critiche. Una scelta che oggi, nella sua lettura, appare ancora più attuale.
Il punto centrale è evitare che una tecnologia capace di incidere profondamente sulla società venga governata esclusivamente dagli interessi economici dei suoi protagonisti.
È qui che Gentiloni individua uno dei nodi decisivi della stagione dell’intelligenza artificiale: chi deve stabilire le regole? L’ex commissario europeo ha espresso le proprie perplessità rispetto all’idea che siano le stesse grandi aziende tecnologiche a definire autonomamente i limiti della propria attività.
«Non posso accettare l’idea che gli interessi delle singole aziende o addirittura gli interessi competitivi dei grandi Paesi che sono impegnati nell’intelligenza artificiale, Stati Uniti e Cina, siano loro a dominare un bene pubblico come questa enorme potenzialità di avanzamento», ha affermato.
Una riflessione che assume un peso particolare quando si parla di lavoro. Gentiloni ha evitato di schierarsi tra chi considera l’intelligenza artificiale una minaccia inevitabile per l’occupazione e chi, al contrario, ne sottolinea soltanto le opportunità. «Non mi arruolo tra i pessimisti o gli ottimisti», ha detto.
Il vero rischio, nella sua prospettiva, è però quello di una trasformazione capace di mettere in secondo piano il valore umano del lavoro. Gentiloni ha respinto l’idea di una società nella quale il successo economico dei giganti dell’intelligenza artificiale possa essere considerato sufficiente a compensare la perdita del ruolo sociale e personale del lavoro, magari attraverso la sola introduzione di un reddito minimo universale.
La sfida è costruire una prospettiva di speranza, nella quale l’innovazione non venga frenata, ma accompagnata da un governo pubblico e da una chiara centralità della persona.
È proprio in questo equilibrio tra progresso tecnologico e responsabilità collettiva che, secondo Gentiloni, si gioca una parte decisiva del futuro: l’intelligenza artificiale può trasformare profondamente la società, ma a guidare quella trasformazione devono restare la dignità dell’uomo e il valore del lavoro.