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10/07/2025 ore 17.26
Cronaca

A Reggio 34 anni fa l’omicidio del barone Cordopatri: punito per avere difeso le sue terre dalle mire delle ‘ndrine

Fu ucciso la mattina del 10 luglio del 1991, appena uscito di casa. Con lui c’era la sorella Teresa, che dopo il delitto pretese giustizia e rivendicò i diritti sulle proprietà usurpate dai Mammoliti

di Anna Foti

Era la mattina del 10 luglio del 1991, quando il barone Antonio Carlo Cordopatri appena uscito di casa, a Reggio Calabria, fu ucciso. Freddato da un killer, subito arrestato e identificato nella persona di Salvatore La Rosa. Mandante, Francesco Mammoliti.

Un delitto che fu l’epilogo tragico di una storia di resistenza alle angherie e alla prepotenza mafiosa perpetrate, per affermare il dominio nella Piana di Gioia Tauro, "espropriando" con la forza dell'intimidazione e con una fitta rete di prestanome, infinite distese di agrumeti e uliveti.

Resistenza a un impossessamento forzato, a una usurpazione mafiosa attraverso i quali le 'ndrine, come quella dei Mammoliti, estendevano smisuratamente il controllo sul territorio. A questa usurpazione, sulle orme del padre, si era fermamente opposto il barone Antonio Carlo Cordopatri

Vessato, non cedette ai soprusi dei Mammoliti che già erano riusciti a impossessarsi di altri beni della famiglia. Con assegni che non avrebbero dovuto mai essere riscossi pena la vita, i Mammoliti avrebbe voluto "acquistare" i suoi terreni.

Non cedette ma questo non impedì ai Mammoliti di arrivare a prendere possesso di alcuni ettari tramite un prestanome, Francesco Ventrice.

L'arresto del killer, quel 10 luglio 1991, avvenne grazie alla pronta reazione della sorella, la baronessa Teresa, sopravvissuta all'agguato. Suo fratello le morì tra le braccia e per lei quel giorno, dopo avere perso la battaglia contro la mafia, ne era iniziata un'altra quella per la giustizia, per la difesa delle sue terre, quella contro l'indifferenza dello Stato.

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