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19/03/2026 ore 14.53
Cronaca

Alleanza tra ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra, i pentiti scuotono il sistema: ombre sui rapporti tra mafie e politica

Gioacchino Amico ricorda i propri rapporti con il movimento di Flavio Tosi. Bernardo Pace, prima di morire, aveva iniziato a rivelare i contatti tra criminalità organizzata ed esponenti dei partiti. Molte pagine dei verbali restano coperte da omissis, alimentando misteri sui nomi secretati

di P. P. P.

Non è solo un’indagine sulle mafie in Lombardia. Il processo “Hydra” sta diventando qualcosa di più: uno squarcio su un sistema che, secondo i pentiti, si muove ben oltre la criminalità organizzata, fino a lambire la politica.

Al centro, ora, ci sono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Gioacchino Amico, ritenuto uno dei vertici del cosiddetto “sistema mafioso lombardo”, e Bernardo Pace, morto suicida tre giorni fa dopo aver iniziato a parlare con i magistrati. Due voci diverse, ma un filo comune: l’esistenza di una rete capace di infiltrarsi ovunque.

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«Infiltrarsi in politica»: l’allarme del pentito Amico

Amico decide di collaborare mentre il processo entra nel vivo. La sua è una scelta che lui stesso lega alla paura e alla necessità di protezione: «Come "emerso" dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (...) sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità, lo posso fare soltanto cambiando vita».

Ma è quando parla del potere del sistema che le sue parole diventano un avvertimento: «C'è gente libera, che è molto feroce (...) perché questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica».

Amico ricorda anche il suo passato politico, prima di essere immerso negli affari mafiosi. Un passato in cui è stato «coordinatore cittadino di Canicattì" del Movimento Fare creato dall'ex sindaco di Verona Flavio Tosi».
Un dettaglio che mostra come alcuni protagonisti del sistema mafioso abbiano radici anche in contesti politici locali, un intreccio che rende più complessa la comprensione dei rapporti tra criminalità organizzata e istituzioni.

E ancora, il timore che quel sistema sia ancora attivo: «È una cosa molto grave sia nei confronti della mia incolumità che nei confronti dei magistrati che hanno questo caso. Quindi il mio dovere morale è anche questo, di fermare queste persone per non creare un danno anche ai qui presenti, perché non possiamo evitarlo, perché se c'è, ci sono state, io le ho lette tramite i giornali, qualcuno muoverà i fili».

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Il nodo nascosto: le pagine oscurate sui rapporti politici

Se le parole di Amico sono esplicite, quelle di Bernardo Pace lo sono ancora di più. Ma solo fino a un certo punto. Quando i pm gli chiedono conto dei rapporti tra l’organizzazione mafiosa ed esponenti politici, il verbale si interrompe: «Allora ci sono ...».

Poi il buio. Sette, otto pagine completamente coperte da omissis. Resta solo una domanda, che pesa per ora più delle risposte: «Ci dica di chi parliamo».

È qui che il processo Hydra mostra il suo lato più delicato. Non ciò che è scritto, ma nella parte per ora omissata.

«Posso riferire»: la pista dei legami tra mafia e istituzioni

Prima che il silenzio cali sui verbali, Pace mette nero su bianco un passaggio chiave: «Nell'ambito del mio ruolo all'interno di quella associazione mafiosa, nonché in Cosa nostra siciliana, sono a conoscenza di una serie di argomenti (alcuni anche non ancora toccati dalle vostre indagini) di cui posso riferire. Tra questi i rapporti tra le organizzazioni mafiose ed esponenti politici locali e nazionali».

È una dichiarazione netta, che apre uno scenario preciso: le mafie, secondo il collaboratore, non si limitano agli affari criminali, ma coltivano relazioni con il potere.

E quando i magistrati incalzano — «Le chiedo se Lei ci potrebbe riferire dei rapporti tra l'organizzazione mafiosa, poi Lei ci dirà quale, ed esponenti politici locali e nazionali» — la risposta c’è, ma resta nascosta. Otto pagine cancellate.

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Il sistema Hydra: affari, summit e collegamenti con i vertici mafiosi

Le dichiarazioni dei pentiti si inseriscono in un quadro già delineato dagli inquirenti: un’alleanza tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra attiva in Lombardia, capace di coordinarsi e fare sistema.

Amico racconta di summit tra esponenti delle tre mafie, mentre Pace conferma i collegamenti con figure apicali, tra cui Paolo Errante Parrino e i rapporti con Matteo Messina Denaro: «Veniva a Milano e si vedevano allo studio dell'avvocato, il cognato». «Loro facevano delle riunioni (...) ma non alla presenza dell'avvocato o anche alle volte c'era».

Una rete che non si limita al territorio, ma si estende ai vertici delle organizzazioni mafiose, mantenendo collegamenti diretti con i livelli più alti, intrecciando criminalità e politica.

Un’inchiesta che va oltre la criminalità organizzata

Hydra fotografa di un sistema complesso, capace di muoversi tra economia, relazioni e - potenzialmente - istituzioni. Amico lo definisce senza esitazioni: «Hydra” è una bella indagine che fotografa esattamente quello che è accaduto». Se lo dice lui.