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17/02/2026 ore 12.24
Cronaca

Alluvione di Sibari, l’affondo di Stasi: «Un’onda anomala, chiarire cosa è successo»

Il primo cittadino di Corigliano Rossano va all’attacco contro il presidente Occhiuto: «L’ufficio del commissario su 500 milioni ne ha spesi il 5%, è inaccettabile. Qui c’è gente che ha perso tutto, questo popolo merita spiegazioni. Dobbiamo sapere se qualcosa non ha funzionato»

di Francesco Rende

L’acqua ancora è tanta, il fango continua ad essere spalato e in alcune zone si sente solo il rumore delle pompe idrovore che scaricano l’acqua senza sosta: nella piana di Sibari, tra Cassano e Corigliano Rossano, la rabbia si mischia al sudore di chi ha perso tutto ma non smette di lavorare nel tentativo di poter salvare qualcosa, di avere ancora un briciolo di speranza nel futuro. Il futuro, però, è impastato con un presente di fango e detriti, di distruzione portato da quel fiume e da quelle acque che hanno reso quella terra così ricca e fertile ma allo stesso tempo così fragile.
Quando sentiamo Flavio Stasi, sindaco di una Corigliano Rossano piegata ancora una volta dall’esondazione del Crati, è insieme agli operai e ai suoi dirigenti per cercare di tappare in urgenza gli argini che hanno ceduto.

Le indicazioni dell’Arpacal e dei meteorologi parlano dell’ennesima ondata di maltempo che sta per abbattersi sulla Calabria: il territorio tirrenico è quello più colpito ma si sa che poi il Crati, il fiume più importante dell’intera regione, verrà qui a chiedere conto prima di tuffarsi in mare.
«Al momento – spiega il sindaco di Corigliano Rossano – stiamo continuando a riparare i punti di argine più critici, quelli che hanno ceduto totalmente. Le falle sull’argine destro sono almeno cinque, di cui tre le abbiamo già chiuse e due sono in chiusura. Il nostro lavoro deve essere quello di prevenire per quanto possibile le situazioni più complesse, perché qui ci sono dei tratti in cui l’argine è completamente sparito e bisogna sbrigarsi per rimettere tutto in sicurezza. In più dobbiamo togliere fango e melma dalle abitazioni, dalle aziende, c’è chi ha perso tutto e non possiamo girarci dall’altra parte».

Sibari sommersa dall’acqua, il ruolo della diga di Tarsia: dubbi sulla gestione e sul corretto utilizzo degli invasi

Immediatamente dopo la piena l’ha definita “un’onda anomala”. Vi aspettavate una piena così potente e distruttiva?
«L’onda di piena ce l’aspettavamo perché avevamo visto le perturbazioni, l’ingrossamento costante del fiume e quindi aspettavamo una piena. Quella che però si è registrata è un’onda anomala, sia per quantità di acqua che per comportamento: mai negli ultimi decenni l’argine è crollato in 5 punti sullo stesso lato, più altri due a Cassano allo Jonio. O la piena è stata straordinaria, ma una piena straordinaria ha una durata lunga che questa non ha avuto, o qualcosa non ha funzionato e bisogna capire cosa. Inoltre, la fragilità di questi argini è nota a tutti: dal 2018 ci sono 8 milioni per lavori che dovevano chiudersi nel 2021, siamo al 2026 e quei lavori non sono mai partiti. L’ufficio del Commissario al dissesto idrogeologico rappresenta uno dei tanti lavori che Occhiuto avrebbe dovuto fare e che non ha fatto. Ci sono soldi mai spesi e mai messi a terra e non è accettabile. Do sempre questo dato: il commissario gestisce 500 milioni di euro, ne ha investiti solo il 4%, quindi il 96% non è stato speso. Non vuol dire che semplicemente non sono state fatte opere, ma la questione grave è che non sono state protette quelle case, quelle abitazioni, quelle aziende che portano ricchezze sui territori e che ora sono sotto il fango».

Diga di Tarsia e strada provinciale 197, Madeo (PD): «Investire su sicurezza e manutenzione»

Lei si è soffermato sull’onda anomala e sulla gestione dei flussi. In molti nelle ore successive hanno puntato il dito contro la gestione della Diga di Tarsia e su eventuali rilasci non controllati che avrebbero ingrossato la piena.
«Sì, è una questione che richiede approfondimenti importanti. Abbiamo visto una diga che è stata chiusa e che poi ha scaricato in maniera molto anomala, all’improvviso, l’acqua che doveva essere chiusa nell’invaso proprio mentre arrivava la vera piena. L’impressione è che, se doveva essere chiusa anche leggermente in un determinato momento, quel momento è stato totalmente sbagliato. Io credo che su Cassano allo Jonio e su Corigliano Rossano sia arrivata non solo la piena ma anche l’acqua che la diga aveva invasato. Qualcuno dovrà spiegare cosa è successo, perché qui c’è gente che ha perso tutto».

Quali sono le situazioni più critiche?
«Man mano che la valle si svuota gli imprenditori stanno registrando i danni: ci sono imprese zootecniche in ginocchio, strutture ricettive sommerse, lidi balneari travolti dall’acqua, intere abitazioni con un metro di fango nel salotto e lo saranno ancora per molti giorni. Significa che c’è gente che ha perso mobili, case, beni: si salverà qualcosa ma non si tratta dell’acqua alta della laguna di Venezia, si tratta di un fiume in piena, che porta con sé melma e detriti. Servono operazioni immediate».

Cosa serve quindi?
«Servono ristori, subito. Servono i lavori di messa in sicurezza dell’argine: gli 8 milioni stanziati sarebbero bastati forse nel 2018, adesso ne serviranno il doppio. La questione è se quest’ufficio del Commissario riuscirà a spendere i soldi: io continuo a ripeterlo alla noia, date queste risorse ai comuni. Metteteli alla prova, date le responsabilità ai sindaci, ma non tenete fermi i soldi perché vuol dire condannare i territori alle tragedie che arriveranno. Io non ho problemi a utilizzare questi risorse, io non voglio più dover intervenire in somma urgenza a mettere pezze. I ristori devono arrivare subito, immediati, senza lungaggini burocratiche: questa piena ha distrutto raccolti sui quali decine di imprese non solo hanno investito ma spesso si sono anche indebitare. Oggi si trovano solo debiti senza gli introiti, ai quali si aggiungono migliaia e migliaia di euro di danni. Se non ci sbrighiamo subito, ci troveremo con decine di partite iva dell’agricoltura e della zootecnia che dovranno dichiararsi fallite. In più, mi permetta di dire un’altra cosa: è necessario accertare cosa è successo. I dati sono ineluttabili, però questa gente deve sapere cosa è successo e non c’è bisogno di grandi indagini per scoprirlo: ma queste persone meritano di sapere perché e per colpa di chi hanno perso tutto».

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