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24/05/2026 ore 08.52
Cronaca

Amazon, la ’ndrangheta e l’hub mai nato a Gioia Tauro: l’interesse del clan Piromalli nelle intercettazioni

Dalle certe dell’inchiesta “Res Tauro” emerge il tentativo della cosca di infiltrarsi nel progetto del polo dell’e-commerce. Tra presunte richieste estorsive, pressioni sulle assunzioni e contatti con intermediari sono partiti gli accertamenti antimafia della Dda di Reggio Calabria

di Redazione Cronaca
Amazon

Un’intercettazione che rivela un interesse diretto e pare quasi foriera di buone intenzioni: «Là sotto vogliono fare Amazon… ed è lavoro per tutti questi poveri cristiani». Così, nell’agosto del 2022, il boss Pino Piromalli, conosciuto come “Facciazza”, parlava con la figlia del progetto legato alla realizzazione di un hub Amazon nell’area industriale di Gioia Tauro, uno dei territori calabresi più colpiti dalla disoccupazione e da anni condizionato dalla presenza della ’ndrangheta.

Per il sito era già stato sottoscritto un contratto di locazione da oltre un milione di euro. Tuttavia, a distanza di tempo, del centro logistico non vi è alcuna traccia. Di certo c’è – racconta oggi il Fatto Quotidiano – che i carabinieri hanno effettuato un accesso antimafia nei cantieri dove erano partiti, tramite subappalto, i lavori per il capannone destinato all’insediamento.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta “Res Tauro”, coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Stefano Musolino, la cosca avrebbe tentato di inserirsi nell’operazione collegata al colosso dell’e-commerce.

«Quando vai... – dice Facciazza – a uno dei suoi 50mila euro... tu diglielo a nome mio». Un passaggio che, secondo gli investigatori, si inserirebbe in un quadro non limitato alle sole richieste estorsive. I magistrati parlano infatti di una vera e propria «progettualità della cosca», accompagnata da una «pianificazione delle assunzioni».

In questo contesto viene citato un avvocato che, stando agli atti, avrebbe avuto rapporti di collaborazione con «taluni rappresentanti di Amazon». Ed è proprio a lui che Piromalli avrebbe imposto le proprie condizioni: «Uno che viene e si impianta... io non posso fare la veduta del pupo... che sono a Gioia».

Il boss puntava inoltre a un confronto diretto con i vertici dell’azienda: «Facciamo venire questi colonnelli. Noi lo facciamo per utilità... nostra e anche vostra… la cosa buona... avere una cooperativa di ’sti giovanotti. Il giovanotto deve lavorare... che l’imprenditore deve essere tutelato».

Nelle conversazioni intercettate emerge anche un riferimento al passato giudiziario dei membri della cosca: «Molte persone si sono arricchite sulle spalle di quello che ha fatto 20 anni di collegio (galera, ndr) no? Però un ricordo, una cosa per dire... “qua c’è una famiglia che soffre, aspetta”».

Secondo l’impianto accusatorio, quella “famiglia” che “aspetta” sarebbe proprio il clan Piromalli. Degli investimenti di Amazon in Calabria, invece, non si sono più avute notizie.