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24/02/2026 ore 16.59
Cronaca

Anche il (presunto) boss Commisso vuole scappare dalla Calabria: «Vado in Canada, qui non c’è niente di buono»

Il progetto del nuovo capo del clan di Siderno emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Dda di Reggio. L’idea di raggiungere il padre latitante: «Se Dio vuole verso giugno ci vediamo là»

di Pablo Petrasso

Anche per i boss, per quanto presunti, sono tempi duri. Tempi in cui la fuga dalla Calabria non è esclusa: non perché ci sia una faida in corso ma perché «qui non c’è niente di buono». Copyright di Antonio Commisso, 45 anni, principale indagato dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha portato in carcere nei giorni scorsi 7 persone.

Commisso è stato arrestato nei giorni scorsi ed è considerato al vertice dell’omonimo clan di Siderno. Commisso appare come un punto di riferimento obbligato, il cui ruolo apicale emerge anche dalle conversazioni intercettate.

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Troppo esposto, costantemente sotto i riflettori della giustizia. In una conversazione del 2 marzo 2021, il cugino commentava con stupore la mancata cattura di Antonio: «Io non so ancora come non è incappato qua… Antonino, qua! […] Antonino… questo stupido, il figlio di Franco, del “Baffo” là!». La spiegazione, secondo i familiari, era strategica: lasciarlo libero per comprendere i contorni della cosca, mentre i veri obiettivi investigativi erano altri membri della famiglia.

Ma oltre alla consapevolezza del rischio, emerge una volontà chiara: lasciare la Calabria e trasferirsi in Canada, dove gran parte della famiglia risiede, tra cui il padre latitante (Francesco “lo Scelto”), la madre e il fratello. Tra marzo e aprile 2025, le intercettazioni registrano ripetutamente Commisso parlare del progetto canadese.

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Il 24 marzo, in una conversazione con un conoscente, Commisso afferma: «Se vuole Dio ci vediamo là verso giugno». Il giorno successivo, parlando con altri affiliati, qualcuno osserva: «Gli piace là, vuole sistemarsi là Ntoni!» E il cognato aggiunge: «Adesso ha cinquanta anni, quando si trasferisce là… parla sempre di là lui».

Non era solo un desiderio personale. Antonio spiega a Vincenzo Reale, residente in Canada: «Qui non c’è niente di buono, Vi. Niente! …Sì! Eh, allora non me ne vengo? Che sto a fare qui?» e a Frank Fragomeni, poco dopo: «A giugno vengo!».

Nel messaggio inviato il 31 marzo a un interlocutore chiamato “Pietricè”, ribadiva: «Ma presto me ne vado e faccio solo andata, credimi quanto è vera la Madonna e il Signore». Persino nella gestione familiare, il progetto canadese era centrale: «Io a mia figlia penso che questa estate, credo di mandarla in Canada. Deve andare a finirsi di imparare l’inglese… devo vedere se la mando con mia sorella».

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Secondo i familiari, il trasferimento non era soltanto una scelta di vita: era una necessità per ridurre la sua sovraesposizione sul territorio calabrese. Durante una conversazione intercettata in Canada il 2 ottobre 2023, il fratello commentava: «Il problema è che a Siderno è sovraesposto, viene contattato da tutti per risolvere questioni… anche se non vuole, lo cercano sempre». La prudenza non sempre bastava: durante un funerale, Antonio, insieme ad altri affiliati, si era appartato per discutere di affari della cosca senza alcuna precauzione, un comportamento giudicato rischioso da chi lo conosceva bene.

Il Canada, oltre a rappresentare sicurezza e distanza dagli occhi della giustizia, significava anche famiglia. La presenza di parenti stretti e affiliati storici della cosca garantiva un supporto logistico e sociale, creando un rifugio lontano da Siderno ma comunque legato ai fili della ‘Ndrangheta.

Il sogno canadese di Antonio Commisso emerge come una strategia di sopravvivenza e un modo per continuare a gestire il proprio potere, anche lontano dalla Calabria.

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